Procedura di mobilità: il licenziamento deve essere contestuale alla comunicazione dell’elenco dei lavoratori licenziati.

Cassazione civile, sez. lavoro, 5 febbraio 2016, n. 2322

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 Procedura di mobilità: il licenziamento deve essere contestuale alla comunicazione dell’elenco dei lavoratori licenziati.

In materia di procedure di mobilità, la comunicazione del recesso al lavoratore e la comunicazione dell’elenco dei lavoratori licenziati agli uffici competenti e alle associazioni di categoria da parte del datore di lavoro, secondo quanto previsto dall’art. 4, comma 9, della legge 23 luglio 1991, n. 223 devono essere contestuali, e cioè sostanzialmente contemporanee, a pena d’inefficacia del licenziamento (la norma prevede un termine di sette giorni tra la lettera di licenziamento e la comunicazione di che trattasi).
Ed infatti è solo attraverso le comunicazioni alle organizzazioni sindacali e agli altri soggetti istituzionali che è reso possibile ai lavoratori interessati di conoscere in via indiretta le ragioni della loro collocazione in mobilità. Ne deriva che il riferimento alla “contestualità” delle comunicazioni intercetta, quale sua ratio, l’esigenza di rendere visibile, e quindi controllabile, dalle associazioni di categoria oltre che dagli uffici pubblici competenti, la corretta applicazione della procedura con riferimento ai criteri di scelta seguiti ai fini della collocazione in mobilità e che tale possibilità di controllo si pone quale indispensabile presupposto per la tutela giurisdizionale riconosciuta al singolo dipendente.
Non trova quindi spazio alcuna nozione elastica del requisito della contestualità, poiché la stessa “contraddice la funzione di garanzia dei lavoratori licenziati attribuita alle comunicazioni da inviare alle organizzazioni sindacali e ai competenti uffici del lavoro e si rileva incoerente con il disegno normativo contenuto nella l. n. 223 del 1991”. Ne risultano esaltati i connotati di rigidità della procedura, con la conseguenza che “la riscontrata violazione determina di per sé, ai sensi della l. n. 223 del 1991, art. 5, comma 3, l’inefficacia del licenziamento” (Cass., Sez. I, n. 8680 del 29 aprile 2015, Rv. 635289).

Legge 223/1991 Art. 4 comma 9.
Raggiunto l’accordo sindacale ovvero esaurita la procedura di cui ai commi 6, 7 e 8, l’impresa ha facoltà di licenziare gli impiegati, gli operai e i quadri eccedenti, comunicando per iscritto a ciascuno di essi il recesso, nel rispetto dei termini di preavviso. Entro sette giorni dalla comunicazione dei recessi, l’elenco dei lavoratori licenziati, con l’indicazione per ciascun soggetto del nominativo, del luogo di residenza, della qualifica, del livello di inquadramento, dell’età, del carico di famiglia, nonché con puntuale indicazione delle modalità con le quali sono stati applicati i criteri di scelta di cui all’art. 5, comma 1, deve essere comunicato per iscritto all’Ufficio regionale del lavoro e della massima occupazione competente, alla Commissione regionale per l’impiego e alle associazioni di categoria di cui al comma 2.

Testo integrale della sentenza:

Cassazione civile, sez. lavoro, 5 febbraio 2016, n. 2322