Reato di assunzione di sostanze dopanti e determinazione della competenza per territorio

Cassazione penale, sez. VI, 22 giugno 2017, n. 39482

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 Reato di assunzione di sostanze dopanti e determinazione della competenza per territorio

Reato di assunzione di sostanze dopanti: è competente il giudice del luogo in cui è stata assunta la sostanza.

Il reato di assunzione di sostanze dopanti, che ha natura istantanea con effetti permanenti, si perfeziona nel momento dell’assunzione della sostanza vietata, essendo irrilevante l’eventuale perdurante pericolo dell’alterazione delle prestazioni agonistiche.
L’insensibilità al fattore tempo della condotta di pericolo pienamente ed istantaneamente dispiegatasi esclude la configurabilità di un reato permanente e rende irrilevanti le vicende successive all’assunzione o somministrazione anche ai fini della consumazione del reato e del radicamento della competenza per territorio.
Sulla scorta di tale premessa la Corte, nella fattispecie, mutando un proprio precedente orientamento, ha ritenuto che la competenza territoriale in materia va individuata in relazione al luogo in cui la sostanza viene somministrata, assunta o favorita nell’assunzione.
In precedenza (Sez. 3, sentenza n. 27279 del 21/06/2007) si era diversamente sostenuto che il reato di assunzione di sostanze dopanti di cui alla Legge Antidoping (L. n. 376 del 2000), art. 9 (attualmente sostituito dall’art. 586 bis cod. pen.), non si consuma nel momento dell’assunzione della sostanza vietata poiché, attesa la sua natura di reato di pura condotta e di pericolo presunto, il pericolo dell’alterazione delle prestazioni agonistiche permane fino a quando la sostanza dopante è idonea a modificare le condizioni psicofisiche e biologiche dell’atleta che l’ha assunta.
Al permanere dello stato di pericolo fino alla competizione si legherebbe il rilievo del luogo di svolgimento della gara al fine del radicamento della competenza per territorio.

Testo integrale della sentenza:

Cassazione penale, sez. VI, 22 giugno 2017, n. 39482