Reato depenalizzato ex d.lgs. 7/2016: il giudice d’appello deve revocare anche le statuizioni civili.

Cassazione penale, sez. unite, 7 novembre 2016, n. 46688

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 Reato depenalizzato ex d.lgs. 7/2016: il giudice d’appello deve revocare anche le statuizioni civili.

«In caso di sentenza di condanna relativa a un reato successivamente abrogato e qualificato come illecito civile, sottoposto a sanzione pecuniaria civile, ai sensi del d.lgs. 15 gennaio 2016, n. 7, il giudice della impugnazione, nel dichiarare che il fatto non è più previsto dalla legge come reato, deve revocare anche i capi della sentenza che concernono gli interessi civili. Il giudice della esecuzione, viceversa, revoca, con la stessa formula, la sentenza di condanna o il decreto irrevocabili, lasciando ferme le disposizioni e i capi che concernono gli interessi civili».
Tale diverso regime si giustifica in ragione del fatto che il giudice penale, per esprimersi sulla domanda risarcitoria posta dalla dalla parte civile, deve emettere un giudizio che implica un percorso di accertamento e valutazione strettamente connesso alla conformazione del reato, nelle more abrogato. Detto accertamento è tuttavia impedito dalla espunzione della figura del reato dall’ordinamento penale in virtù del fenomeno abolitivo. La già costituita parte civile potrà, dunque, adire ex novo il giudice nella sede naturale per la tutela degli interessi risarcitori senza incontrare preclusioni.

Diversamente per il caso di condanna già emessa dal giudice penale, divenuta quindi definitiva e non più impugnabile, il legilslatore ha previsto all’art. 12, 2 comma del d.lgs. 7/2016 delle disposizioni transitorie per cui “Se i procedimenti penali per i reati abrogati dal presente decreto sono stati definiti, prima della sua entrata in vigore, con sentenza di condanna o decreto irrevocabili, il giudice dell’esecuzione revoca la sentenza o il decreto, dichiarando che il fatto non è previsto dalla legge come reato e adotta i provvedimenti conseguenti. Il giudice dell’esecuzione provvede con l’osservanza delle disposizioni dell’articolo 667, comma 4, del codice di procedura penale”.

Testo integrale della sentenza:

Cassazione penale, sez. unite, 7 novembre 2016, n. 46688