Revoca in autotutela della gara: occorre comparare il pubblico interesse alla revoca con l’affidamento ingenerato nei concorrenti.

TAR Abruzzo Pescara, sez. I, 4 giugno 2008, n. 548

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Il ritiro in autotutela di un atto amministrativo, generalmente, costituisce una facoltà ampiamente discrezionale nell’esercizio della quale l’Amministrazione procedente deve tenere conto non solo dell’interesse pubblico alla rimozione degli effetti prodotti dall’atto illegittimo o inopportuno, ma anche della situazione di affidamento ingeneratasi nei privati che abbiano beneficiato di tale illegittimità o inopportunità.
In particolare, relativamente alla possibilità da parte di una PA di non procedere all’aggiudicazione di una gara di appalto e di indire una nuova gara revocando la precedente, la giurisprudenza ha costantemente precisato che, in astratto, è consentito non addivenire più alla conclusione del contratto, allorché sopravvenute e preminenti esigenze di pubblico interesse giustifichino tale scelta. Purtuttavia, nel caso in cui il procedimento di gara sia giunto alla fase di individuazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa, anche in assenza della formale aggiudicazione della gara, acquista un particolare rilievo l’interesse di chi abbia formulato tale offerta, a fronte dell’immanente potere dell’Amministrazione di esercitare il proprio potere di autotutela; ne consegue che tale potere, ove in concreto esercitato, debba essere congruamente motivato in relazione tanto alle esigenze pubbliche perseguite quanto alla valutazione della posizione del privato da sacrificare (cfr. CS, Sez. IV, 19.6.2007, n. 3298).
In definitiva, l’Amministrazione, nelle ipotesi in cui intenda revocare una gara, deve necessariamente porsi anche il problema degli affidamenti creati nei concorrenti, pena la violazione del canone di correttezza e l’obbligo di risarcire i danni conseguenti all’affidamento determinato (cfr. CS, Sez. V, 11.12.2007, n. 6405).
Nel caso di specie il TAR di Pescara ha annullato, fra gli altri atti, la deliberazione con la quale una Stazione appaltante aveva revocato, ai sensi dell’art. 21 quinquies della Legge 7 agosto 1990 n. 241, la precedente gara e ne aveva indetta una nuova, prescindendo dall’interesse dell’impresa ricorrente la quale aveva formulato la migliore offerta e visto accolta, nell’azionato giudizio amministrativo, l’istanza cautelare di sospensione dell’atto di aggiudicazione impugnato.

Testo integrale della sentenza:

TAR Abruzzo Pescara, sez. I, 4 giugno 2008, n. 548