Il ricorso per cassazione dell’avvocato non abilitato deve ritenersi proposto personalmente dall’imputato se in calce all’atto è presente la nomina del difensore da lui sottoscritta.

Cassazione penale, sez. unite, 23 dicembre 2008, n. 47803

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 Il ricorso per cassazione dell’avvocato non abilitato deve ritenersi proposto personalmente dall’imputato se in calce all’atto è presente la nomina del difensore da lui sottoscritta.

Il ricorso per cassazione sottoscritto da un avvocato non iscritto nell’Albo Speciale dei patrocinatori dinanzi alle giurisdizioni superiori deve ritenersi proposto personalmente dall’imputato qualora, in calce al medesimo, sia presente l’atto di nomina del difensore, sottoscritto dallo stesso imputato.
La Corte puntualizza come la dichiarazione di nomina, che segue immediatamente sullo stesso foglio la firma dell’avvocato, con sottoscrizione autenticata, abbia un implicito ma evidente valore di condivisione della dichiarazione e dei motivi di ricorso, che quindi devono giuridicamente ritenersi essere stati fatti propri dall’imputato, il quale in tal modo ne ha assunto la paternità.
Le Sezioni Unite si pongono dunque in posizione contrapposta alle sezioni prima (sent. 21 novembre 1997, Berardi) e terza (sent. 8 aprile 1999, Legina) della Corte che, dando rilievo preminente alla forma espressiva, hanno affermato che una simile dichiarazione di nomina in calce all’atto ha valore autonomo e non può essere considerata come esercizio della facoltà di impugnazione personale ex art. 571 c.p.p.
Al contrario, secondo le SS.UU. «l’esigenza del rigido rispetto delle forme che ragionevolmente ispira la disciplina delle impugnazioni non può costituire un ostacolo alla interpretazione della reale intenzione della parte […] altrimenti venendosi a mortificare senza ragione il “favor impugnationis” che, nelle situazioni obbiettivamente incerte, rappresenta un criterio-guida altrettanto ineludibile per l’interprete».
Il principio enunciato trova ovviamente applicazione anche nei casi in cui, come accaduto nella fattispecie, l’impugnazione di un atto inappellabile vada qualificata, a norma dell’art. 568 comma 5 c.p.p., come ricorso per Cassazione proposto personalmente dall’imputato.