Risarcimento per detenzione inumana: prescrizione decennale

Cassazione civile, sez. VII, 22 ottobre 2019, n. 26974

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 Risarcimento per detenzione inumana: prescrizione decennale

Il risarcimento per “detenzione inumana” previsto dall’art. 35-ter O.P. ha natura indennitaria, non risarcitoria, ed è soggetto a prescrizione decennale

Il D.L. 92 del 2014, introducendo nell’ordinamento penitenziario l’art. 35-ter, che prevede un risarcimento per i casi di detenzione inumana (in violazione dell’art. 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo) ha creato un rimedio nuovo e distinto da quello desumibile dal contesto interordinamentale previgente, di natura prettamente indennitaria.
Trattasi di istituto applicabile retroattivamente, per espressa indicazione desumibile dalle norme, anche a situazioni pregresse.
Data la natura indennitaria, non risarcitoria, del rimedio compensativo introdotto nell’ordinamento, lo stesso è soggetto a prescrizione decennale; la prescrizione non è in via generale incompatibile con la decadenza.
Se nell’ambito della disciplina transitoria dettata dal D.L. n. 92 del 2014, art. 2 la prescrizione decorre dall’entrata in vigore della legge, questa forma di estinzione rimarrà assorbita in tutti i casi in cui il diritto viene meno perché l’azione non è stata proposta nel termine di decadenza di sei mesi dalla entrata in vigore della legge.

Art. 35 ter Ordinamento penitenziario Legge 354/1975
Rimedi risarcitori conseguenti alla violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali nei confronti di soggetti detenuti o internati (1)
1. Quando il pregiudizio di cui all’articolo 69, comma 6, lett. b), consiste, per un periodo di tempo non inferiore ai quindici giorni, in condizioni di detenzione tali da violare l’articolo 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, ratificata ai sensi della legge 4 agosto 1955, n. 848 , come interpretato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, su istanza presentata dal detenuto, personalmente ovvero tramite difensore munito di procura speciale, il magistrato di sorveglianza dispone, a titolo di risarcimento del danno, una riduzione della pena detentiva ancora da espiare pari, nella durata, a un giorno per ogni dieci durante il quale il richiedente ha subito il pregiudizio.
2. Quando il periodo di pena ancora da espiare è tale da non consentire la detrazione dell’intera misura percentuale di cui al comma 1, il magistrato di sorveglianza liquida altresì al richiedente, in relazione al residuo periodo e a titolo di risarcimento del danno, una somma di denaro pari a euro 8,00 per ciascuna giornata nella quale questi ha subito il pregiudizio. Il magistrato di sorveglianza provvede allo stesso modo nel caso in cui il periodo di detenzione espiato in condizioni non conformi ai criteri di cui all’ articolo 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali sia stato inferiore ai quindici giorni.
3. Coloro che hanno subito il pregiudizio di cui al comma 1, in stato di custodia cautelare in carcere non computabile nella determinazione della pena da espiare ovvero coloro che hanno terminato di espiare la pena detentiva in carcere possono proporre azione, personalmente ovvero tramite difensore munito di procura speciale, di fronte al tribunale del capoluogo del distretto nel cui territorio hanno la residenza. L’azione deve essere proposta, a pena di decadenza, entro sei mesi dalla cessazione dello stato di detenzione o della custodia cautelare in carcere. Il tribunale decide in composizione monocratica nelle forme di cui agli articoli 737 e seguenti del codice di procedura civile. Il decreto che definisce il procedimento non è soggetto a reclamo. Il risarcimento del danno è liquidato nella misura prevista dal comma 2.
(1) Articolo inserito dall’articolo 1, comma 1, del D.L. 26 giugno 2014, n. 92, convertito, con modificazioni, dalla Legge 11 agosto 2014, n. 117.