Strage di Ustica: la Cassazione conferma la condanna dello Stato Italiano a risarcire le vittime del disastro aereo.

Cassazione civile, sez. III, 28 gennaio 2013, n. 1871

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La Suprema Corte avalla la decisione della Corte di Appello di Palermo nel primo verdetto sui risarcimenti ai familiari delle vittime della strage di Ustica depositato il 14 giugno 2010.

La strage avvenne a causa di un missile, tesi abbondantemente e congruamente motivata, e non di una esplosione interna al Dc9 Itavia con 81 persone a bordo. Lo Stato Italiano deve risarcire i familiari delle vittime per non aver garantito, con sufficienti controlli dei radar civili e militari la sicurezza degli spazi aerei.

Respinti i ricorsi con i quali il Ministero della Difesa e quello dei Trasporti intendevano mettere in discussione il diritto al risarcimento dei familiari di tre vittime della strage, primi a rivolgersi al giudice civile, poi seguiti da quasi tutti gli altri parenti dei passeggeri del tragico volo, partito da Bologna e diretto a Palermo la sera del 27 giugno del 1980, e abbattuto nei cieli su Ustica.
In primis è stata sostenuta la tesi dell’intervenuta prescrizione del diritto al risarcimento del danno ma la Corte ha ritenuto infondato il motivo di impugnazione in quanto, nella fattispecie, va applicato il termine prescrizionale di quindici anni e ciò non perché la Corte di Appello abbia ravvisato nella vicenda gli estremi del delitto di disastro aviatorio colposo (il che sarebbe questione di merito) ma perché gli attori hanno dedotto che tale fattispecie sarebbe “in tesi ravvisabile nel caso in esame”. Dunque se il giudice di merito non avesse ritenuto fondata la domanda l’avrebbe respinta, ma non avrebbe potuto dichiararla prescritta.
Quanto al fondamento della responsabilità dello Stato Italiano ha trovato conferma l’affermazione della Corte di Appello, secondo cui “é pacifico l’obbligo delle amministrazioni ricorrenti di assicurare la sicurezza dei voli” e che “l’attività volta a garantire la sicurezza della navigazione aerea civile è pericolosa, quando detta navigazione risulti esercitata in condizioni di anormalità o di pericolo” (cfr. Cass. 19 luglio 2002 n. 10551).

Testo integrale della sentenza:

Cassazione civile, sez. III, 28 gennaio 2013, n. 1871