Dal mero ritardo della PA non deriva il diritto al risarcimento danni

Consiglio di Stato sez. II, 24 luglio 2019, n. 5219

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 Dal mero ritardo della PA non deriva il diritto al risarcimento danni

La mera ingiustificata o illegittima inerzia della pubblica amministrazione o anche il ritardato esercizio della funzione amministrativa non integrano di per sé la colpa dell’Amministrazione medesima né da essi può automaticamente derivare il diritto al risarcimento del danno.
Il risarcimento del danno da ritardo dell’amministrazione nella conclusione del procedimento amministrativo non costituisce un effetto del ritardo in sé , dovendo anche accertarsi se l’adozione o la mancata o ritardata adozione del provvedimento amministrativo lesivo sia conseguenza della grave violazione delle regole di imparzialità, correttezza e buona fede, alle quali deve essere costantemente ispirato l’esercizio della funzione, e si sia verificata in un contesto di fatto ed in un quadro di riferimento normativo tale da palesare la negligenza e l’imperizia degli uffici o degli organi dell’amministrazione.
In altri termini l’ingiustizia e la sussistenza stessa del danno non possono in linea di principio presumersi iuris tantum, in meccanica ed esclusiva relazione al ritardo o al silenzio nell’adozione del provvedimento amministrativo, ma il danneggiato deve, ex art. 2697 c.c., provare tutti gli elementi costitutivi della relativa domanda e, in particolare, sia i presupposti di carattere oggettivo (prova del danno e del suo ammontare, ingiustizia dello stesso, nesso causale), sia quelli di carattere soggettivo (dolo o colpa del danneggiante).
In definitiva, benché l’art. 2-bis della Legge n. 241 del 1990 rafforzi la tutela risarcitoria del privato nei confronti della pubblica amministrazione, la domanda deve essere comunque ricondotta nell’alveo dell’art. 2043 c.c. per l’identificazione degli elementi costitutivi della responsabilità (Cons. Stato, Sez. V, 22 settembre 2016, n. 3920; VI, 5 maggio 2016 n. 1768; sez. V, 9 marzo 2015 n. 1182; sez. IV, 22 maggio 2014 n. 2638).
Elementi costitutivi della responsabilità della pubblica amministrazione, sul piano della fattispecie, sono: l’elemento oggettivo consistente nella violazione dei termini procedimentali; l’elemento soggettivo (colpa o dolo); il nesso di causalità materiale o strutturale; il danno ingiusto, inteso come lesione alla posizione di interesse legittimo al rispetto dei predetti termini.

Testo integrale della sentenza:

Consiglio di Stato sez. II, 24 luglio 2019, n. 5219