È illegittimo il cosiddetto sciopero delle mansioni: l’astensione dal lavoro deve essere integrale.

Cassazione civile, sez. lavoro, 16 ottobre 2013, n. 23528

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In tema di astensione collettiva dal lavoro, la Sezione Lavoro della Suprema Corte ha affermato che non costituisce legittimo esercizio del diritto di sciopero il rifiuto di rendere la prestazione lavorativa, per una data unità di tempo, che non sia integrale, ma riguardi solo uno o più tra i compiti che il lavoratore è tenuto a svolgere.
La Corte Corte ha in proposito affermato, con orientamento costante, che in tema di astensione collettiva dal lavoro e con riferimento al caso in cui un accordo collettivo contenga una disposizione che obblighi il dipendente a sostituire, oltre la sua prestazione contrattuale già determinata, in quota parte oraria, un collega assente, remunerandolo con una quota di retribuzione inferiore alla maggiorazione per lavoro straordinario, la relativa astensione collettiva da tale prestazione non attiene al legittimo esercizio del diritto di sciopero, ma costituisce inadempimento parziale degli obblighi contrattuali, sicché non sono di per sè illegittime le sanzioni disciplinari irrogate dal datore ai dipendenti che hanno rifiutato la prestazione aggiuntiva loro richiesta (Cass. 548/11; Cass. 12977/11; Cass. 12978/11; Cass. 12979/11 e Cass. 20273/11 cit.).

In sostanza, si è al di fuori del diritto di sciopero quando il rifiuto di rendere la prestazione per una data unità di tempo non sia integrale, ma riguardi solo uno o più tra i compiti che il lavoratore è tenuto a svolgere. È il caso del c.d. sciopero delle mansioni, comportamento costantemente ritenuto estraneo al concetto di sciopero e pertanto illegittimo dalla giurisprudenza
(v. Cass. 28 marzo 1986 n. 2214).

Testo integrale della sentenza:

Cassazione civile, sez. lavoro, 16 ottobre 2013, n. 23528