L’apposizione sui pacchetti di sigarette della scritta “lights” costituisce pubblicità ingannevole.

821

L’apposizione sui pacchetti di sigarette della dicitura “lights” costituisce pubblicità ingannevole, in quanto induce il consumatore a ritenere erroneamente che con il consumo di questo tipo di sigarette il rischio di danni da fumo per la salute sia ridotto.
Non rileva a tal proposito che all’epoca dei fatti, ovvero antecedentemente al 30 settembre 2003, data di entrata in vigore della disposizione di cui all’art. 8 del d.lgs. 184/2003 (attuativo dell’art. 7 della direttiva 2001/37/CE), non sussistesse ancora il divieto all’utilizzo della dicitura “lights” ovvero di altre denominazioni, marchi, immagini ed altri elementi figurativi o simboli comunque suscettibili di suggerire che un particolare prodotto del tabacco è meno nocivo di altri.
Partendo da tali presupposti la S.C. ritiene che l’utilizzo di una siffatta dicitura possa integrare gli estremi della responsabilità aquiliana giacché l’art. 2043 c.c. richiede la sussitenza di un fatto ingiusto che non sia necessariamente anche di un fallo illecito.
Pur tuttavia « [….] in tema di risarcimento del danno da responsabilità aquiliana (sia esso patrimoniale che non patrimoniale) occorre che sia provata l’esistenza di questo danno di cui si chiede il risarcimento, non potendo ritenersi che il danno sia in re ipsa, cioè coincida con l’evento, poiché il danno risarcibile è pur sempre un danno conseguenza anche nella responsabilità aquiliana, giusti i principi di cui agli artt. 2056 e 1223 c.c., e non coincide con l’evento, che è invece un elemento del fatto, produttivo del danno.
Invero il danno risarcibile, nella struttura della responsabilità aquiliana, non si pone in termini di automatismo, con il fatto dannoso.
La linea logica che sostenesse il contrario ed a cui pare ispirarsi la sentenza impugnata, si fonderebbe essenzialmente sul presupposto che, una volta verificatosi il fatto dannoso, la dimostrazione del danno ingiusto risarcibile sarebbe in re ipsa, per cui non ricadrebbe sull’attore originario l’onere della dimostrazione delle singole situazioni di pregiudizio subite e risarcibili»
.