Il silenzio rigetto non comporta il venir meno dell’obbligo della PA di provvedere, con relative conseguenze in caso di emanazione successiva del provvedimento.

Consiglio di Stato, sez. III, 29 dicembre 2012, n. 6712

707
0.00 / 5 - 0 voti

«Il cosiddetto silenzio-rigetto non equivale ad un provvedimento esplicito, ma è un semplice presupposto di fatto che consente all’interessato di rivolgersi al giudice amministrativo senza attendere oltre; esso non comporta dunque una consumazione del potere della p.a. né un venir meno dell’obbligo di provvedere; il provvedimento esplicito sopravvenuto alla formazione del silenzio determina la cessazione della materia del contendere, se favorevole, ovvero riapre il termine per ricorrere, se sfavorevole».

Articoli correlati