I Sindaci non possono limitare il diritto di riunione garantito ai cittadini dalla Costituzione.

TAR Lombardia Brescia, sez. II, 15 gennaio 2010, n. 19

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 I Sindaci non possono limitare il diritto di riunione garantito ai cittadini dalla Costituzione.

I Sindaci non possone limitare il diritto di riunione garantito ai cittadini dalla Costituzione, neppure in forza dei nuovi poteri attribuiti agli stessi dalle direttive ministeriali e dal cosiddetto “decreto sicurezza”.

Il Ministero dell’Interno con Direttiva generale per le pubbliche manifestazioni del 26 gennaio 2009 invitava i Prefetti a stabilire, d’intesa con i Sindaci e sentito il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, delle regole per sottrarre specifiche aree urbane alle manifestazioni pubbliche, prevedere, ove necessario, forme di garanzia per gli eventuali danni nonché prevedere altre indicazioni per lo svolgimento delle manifestazioni medesime.
La suddetta Direttiva pur tuttavia non attribuisce ai sindaci alcun potere di limitare il diritto – costituzionalmente garantito (art. 17 Costituzione) – di riunirsi pacificamente e manifestare liberamente in un luogo pubblico, che, anzi, si ripromette di tutelare.
Specifica il Tar lombardo che ogni limitazione del diritto di libera riunione (per ragioni di sicurezza e per la difesa di diritti pariordinati, quale quello di circolazione e di salvaguardia del patrimonio artistico) deve essere considerata eccezionale, sia con riferimento agli spazi da sottrarre all’esercizio di tale diritto (centri urbani e aree c.d. “sensibili”: rispettivi punti 2 e 3 della Direttiva), sia con riferimento ai soggetti pubblici che siffatte limitazioni possono imporre.
Ed effettivamente la Direttiva del Ministro dell’Interno invita espressamente i soli Prefetti a stabilire delle regole per sottrarre alcune aree urbane alle manifestazioni e prevedere forme di garanzia e regole per lo svolgimento delle stesse, ancorché d’intesa con i Sindaci. Ne deriva che, stante il carattere eccezionale della disposizione, la stessa va interpretata necessariamente in senso restrittivo, dovendosi ritenere l’esclusiva competenza dei Prefetti in tal senso.
Né tale potere può riconoscersi al sindaco in funzione delle accresciute competenze attribuite dal novellato art. 54 del TUEL, a seguito delle modifiche apportate dalla legge n. 125/2008 di conversione del D.L. 92/2008 (c.d. “decreto sicurezza”).
I commi 1 e 4 del ridetto art. 54 del Testo Unico degli Enti Locali indicano le funzioni (accresciute) del Sindaco quale Ufficiale del Governo ed il successivo comma 4 bis stabilisce che “con decreto del Ministro dell’interno è disciplinato l’ambito di applicazione delle disposizioni di cui ai commi 1 e 4 anche con riferimento alle definizioni relative alla incolumità pubblica e alla sicurezza urbana”.
Un ambito di applicazione che ha ad oggetto esclusivamente la tutela della sicurezza pubblica, intesa come attività di prevenzione e repressione dei reati, così come indicati alle lettere da a) ad e) dell’art. 2 nel relativo decreto del Ministero dell’Interno del 5 agosto 2008 ovvero spaccio di stupefacenti, esercizio e sfruttamento della prostituzione, violenza legata ad abuso di alcool, danneggiamenti del patrimonio pubblico, ecc. mentre, per le stesse ragioni sopra indicate, deve ritenersi inammissibile ogni interpretazione estensiva di detta elencazione, pena lo “sconfinamento” del Sindaco dai poteri così attribuitigli.

Art. 17 Costituzione della Repubblica Italiana
1. I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi.
2. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso.
3.Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.

Testo integrale della sentenza:

TAR Lombardia Brescia, sez. II, 15 gennaio 2010, n. 19