I soci di una Srl cancellata rispondono dei debiti societari non definiti all’esito della cancellazione

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 I soci di una Srl cancellata rispondono dei debiti societari non definiti all’esito della cancellazione

L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per Cassazione nei confronti dei soci e del liquidatore della Srl, al fine di ottenere un titolo diretto al soddisfacimento della somma di € 53.754.87 per omesso versamento Irap ed Iva, nonché per il recupero del credito d’imposta per incremento occupazione, per l’anno d’imposta 2002, nonostante in sede di liquidazione i soci non abbiano riscosso nulla.
Va premesso che secondo la Suprema Corte, il liquidatore e i soci assumono posizioni diverse in termini di difetto di legittimazione passiva.
Con riguardo al liquidatore, infatti, detta eccezione risulta essere fondata in quanto l’Agenzia delle Entrate non ha fatto valere la responsabilità del liquidatore ex art. 2495 c.c., che si basa sull’inosservanza dei propri obblighi in fase di liquidazione, bensì ha dedotto l’obbligazione tributaria accertata nei confronti della Srl in questione.
Stessa cosa non può dirsi con riguardo ai soci, nei cui confronti il ricorso è stato dichiarato ammissibile.
I soci della Srl cancellata a seguito dell’approvazione del bilancio finale di liquidazione sono debitori, anche se in sede di liquidazione nessuna somma è stata ripartita per mancanza di attivo.
La pronuncia in esame per la risoluzione del caso riprende il dictum delle Sezioni Unite n. 6070 e n. 6072 del 12 marzo 2013, divenuto ormai diritto vivente.
Le Sezioni Unite  “individuano sempre nei soci coloro che sono destinati a succedere nei rapporti debitori già facenti capo alla società cancellata (ma non definiti all’esito della cancellazione) a prescindere dall’aver questi goduto o meno di un qualche riparto in base al bilancio finale di liquidazione”.
Esse partono dalla ratio dell’art. 2495 c.c., diretta ad impedire che la società debitrice sfugga al controllo del creditore espropriandosi di tutti i suoi beni, per affermare che i soci della società cancellata dal registro delle imprese vengono chiamati a rispondere non di un debito nuovo, ma del medesimo debito facente capo alla società, a prescindere dall’aver goduto di una qualche ripartizione in fase di liquidazione.
Continuano i giudici di legittimità e affermano che quest’ultima circostanza non influisce necessariamente sul requisito dell’interesse ad agire, poiché il creditore potrebbe avere in ogni caso interesse a proseguire per l’accertamento del proprio diritto. Tanto è vero che, la possibile esistenza di beni e diritti non contemplati nel bilancio non consentono di escludere l’interesse dell’Agenzia delle Entrate a procurarsi un titolo nei confronti dei soci, in virtù “della natura dinamica dell’interesse ad agire, che rifugge da considerazioni statiche”.
Al riguardo gli Ermellini hanno concluso che i diritti e i beni non compresi nel bilancio di liquidazione della società estinta, pur sempre si trasferiscono ai soci, in regime di contitolarità o di comunione indivisa, poiché l’inclusione nel relativo bilancio potrebbe richiedere un’attività ulteriore a cui i soci possono rinunciare per velocizzare la conclusione del procedimento estintivo. Pertanto la mancata distribuzione dei beni o delle somme in base al bilancio finale di liquidazione non fa presumere un tentativo vano di riscossione da parte della creditrice. Sulla base di queste motivazioni, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso proposto dall’Agenzia delle Entrate nei confronti dei soci della società srl in liquidazione, chiamati a rispondere in ogni caso dei debiti societari.

Art. 2495 Cod. Civ. Cancellazione della società
Approvato il bilancio finale di liquidazione, i liquidatori devono chiedere la cancellazione della società dal registro delle imprese.
Ferma restando l’estinzione della società, dopo la cancellazione i creditori sociali non soddisfatti possono far valere i loro crediti nei confronti dei soci, fino alla concorrenza delle somme da questi riscosse in base al bilancio finale di liquidazione, e nei confronti dei liquidatori, se il mancato pagamento è dipeso da colpa di questi. La domanda, se proposta entro un anno dalla cancellazione, può essere notificata presso l’ultima sede della società.

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