Strada vicinale pubblica o strada interpoderale

Consiglio di Stato, sez. IV, 19 marzo 2015, n. 1515

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 Strada vicinale pubblica o strada interpoderale

Per strada vicinale pubblica o interpoderale si intende una strada per accedere ad una serie di fondi utilizzata da una collettività di persone.

Per strada vicinale si intende una strada o comunque una via di comunicazione costruita per accedere ad una serie di fondi, generalmente si tratta di una via che collega due strade principali. Le strade vicinali sono anche dette interpoderali dal momento che erano destinate prevalentemente al servizio dell’agricoltura. Ed infatti tipicamente le strade vicinali sono costituite ex collatione privatorum agrorum ovvero mediante il conferimento da parte dei proprietari dei fondi latistanti e dei fondi in consecuzione di una porzione del fondo di cui sono comproprietari, in modo da formare una via che colleghi i fondi stessi ad altra strada principale. Le strade vicinali assumono carattere pubblico quando conducono a luoghi pubblici di interesse generale e vengono utilizzate abitualmente dalla generalità dei cittadini.
In tal caso, e solo in tale accezione, vengono assimilate alle strade comunali ex art. 2, 7° comma, d.lgs. n. 285/1992, e per esse il comune è tenuto a concorrere alla spese di manutenzione, potendo promuovere d’ufficio la costituzione di un consorzio ex art. 14 L. 12 febbraio 1958, n.° 126, (unico articolo che non risulta abrogato dal Codice della strada), obbligatorio fra i proprietari ed esercitando su tali strade i poteri di tutela ex CdS (fonte: Diritto Amministrativo, I principi, Tomo 1°, Pietro Virga, Casa Ed. Giuffrè editore – Milano 6° ed.).

Nella sentenza in epigrafe il Consiglio di Stato rammenta infatti che secondo consolidato orientamento giurisprudenziale (ad es. T.A.R. Puglia Lecce Sez. III, 09-05-2014, n. 1217),
«ai fini della qualificazione di una strada come vicinale pubblica, occorre avere riguardo alle sue condizioni effettive, in quanto una strada può rientrare in tale categoria solo qualora rilevino il passaggio esercitato “iure servitutis pubblicae” da una collettività di persone appartenenti a un gruppo territoriale, la concreta idoneità del bene a soddisfare esigenze di carattere generale, anche per il collegamento con la pubblica via, e un titolo valido a sorreggere l’affermazione del diritto di uso pubblico, che può anche identificarsi nella protrazione dell’uso da tempo immemorabile.
L’iscrizione della strada nell’elenco delle strade vicinali di uso pubblico costituisce presunzione “iuris tantum”, superabile con la prova contraria, che escluda l’esistenza di un diritto di uso o di godimento della strada da parte della collettività».

Al fine di stabilire se una strada interpoderale sia pubblica oppure privata non rileva, pertanto, il fatto che la stessa risulti inserita negli elenchi delle strade vicinali pubbliche, poiché l’iscrizione non ha valore costitutivo, ma soltanto dichiarativo, consentendo di presumere che la strada sia pubblica, ma senza darne la certezza (TAR Sicilia, Catania, 29 novembre 1996, n.° 2124). Tale assunto è sostenuto vuoi dal dato normativo ex art. 20 della L. 20 marzo 1865, n.° 2248, secondo cui la classificazione ufficiale delle strade ha efficacia presuntiva e dichiarativa, ma non costitutiva della pubblicità o meno del passaggio, vuoi da giurisprudenza costante (Sezione II, Cassazione civile, n.° 4938/1992; Sezione III, n.° 6337/1994).
Piuttosto, come rammentato dal Consiglio di Stato, la natura pubblica della strada, dipende dalla coesistenza effettiva delle seguenti tre condizioni:

  1. il passaggio esercitato iure servitutis pubblicae, da una collettività di persone qualificate dall’appartenenza ad un gruppo territoriale;
  2. la concreta idoneità del bene a soddisfare esigenze di carattere generale, anche per il collegamento con la pubblica via;
  3. un titolo valido a sorreggere l’affermazione del diritto di uso pubblico, che può anche identificarsi nella protrazione dell’uso da tempo immemorabile, (TAR Toscana, Sez. III, 11 aprile 2003, n. 1385; conformi, tra le molte: TAR Umbria, Perugina, 13 gennaio 2006, n. 7; id., 21 settembre 2004, n. 545; ed in precedenza: Cons. di Stato, Sez. IV, n. 1155/2001; Cons. di Stato, Sez. V, n. 5692/2000; Cass. civ., Sez. II, n. 7718/1991).

In tema di oneri scaturenti dalla natura pubblica della strada, viene prevista, obbligatoriamente, la costituzione di un apposito Consorzio tra gli utenti della strada (art. 14 L. 12 febbraio 1958, n.° 126). Le prescrizioni urbanistiche a contenuto ablatorio legittimano il comune ad espropriare i suoli vincolati, ma non obbligano i proprietari a metterli a disposizione dell’ente e dei cives. Pertanto, il proprietario che, in assenza di un procedimento ablatorio, volontariamente attua la destinazione a strada prevista dal piano regolatore, consentendo il corrispondente uso pubblico dell’area, realizza un comportamento idoneo ad essere qualificato come presupposto della dicatio ad patriam ai fini della costituzione di una servitù pubblica di passaggio (cfr. Cass. Civ. Sent. n.° 5445/1985).
Al contrario, per le strade private non sorge alcun obbligo a carico del Comune (ovvero dell’ente territoriale), ma soltanto una facoltà, oltretutto limitata per legge: cosicché le spese per la loro sistemazione sono necessariamente ripartite tra i soli proprietari, i quali possono, ma soltanto laddove lo vogliano, costituirsi in Consorzio.
Le strade vicinali sono assimilate strade comunali ex art. 2, 7° comma, d.lgs. n.° 285/1992 e l’inclusione di tali arterie nella toponomastica del Comune pone in essere una presunzione iuris tantum, superabile, dinanzi al giudice, soltanto con la prova contraria dell’inesistenza del diritto di godimento da parte della collettività.
Quanto all’applicazione della disciplina della circolazione stradale ne è presupposto essenziale quello per cui sulle aree interessate si abbia circolazione di pedoni, di veicoli e di animali. In caso contrario, pur in presenza della pubblicità del bene, non si potranno applicare tali norme.
Ne deriva che, se un’area normalmente qualificata come strada, rimane sottratta, sia pure temporaneamente, a tale destinazione mediante chiusura alla circolazione (o destinazione ad uso privato), su di essa non è più applicabile la disciplina del Codice stradale né le sue sanzioni.

Testo integrale della sentenza:

Consiglio di Stato, sez. IV, 19 marzo 2015, n. 1515