I campioni biologici di senatori e deputati per rinvenire eventuali tracce di sostanze stupefacenti, limitano il diritto di cronaca se carpiti con comportamenti ingannevoli.

Cassazione penale, sez. III, 10 giugno 2008, n. 23086

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La Corte nella sentenza n. 23086 depositata il 10 giugno 2008, evidenzia, con riferimento al reato di trattamento illecito di dati personali sensibili, oggi contemplato dall’art. 167 del codice in materia di protezione dei dati personali quali sono i limiti che il giornalista deve pur sempre rispettare nell’esercizio del diritto di cronaca (la fattispecie esaminata riguardava l’avvenuta raccolta, da parte degli ideatori di un servizio televisivo, in assenza del consenso degli interessati e dell’autorizzazione del “Garante della privacy”, dei campioni organici di alcuni deputati e senatori, poi analizzati per rinvenire eventuali tracce di sostanze stupefacenti); in particolare viene ricordato che il trattamento dei dati personali, pur attinenti a fatti di interesse pubblico in relazione al necessario profilo di essenzialità per l’informazione, non può prescindere, come testualmente richiesto dalla legge, dalla circostanza che detti fatti siano stati “resi noti direttamente dagli interessati o attraverso loro comportamenti in pubblico” (mentre, nel caso di specie, i campioni biologici in oggetto erano stati carpiti agli interessati con un comportamento ingannevole).
Il Tribunale di Roma aveva condannato, con pena concordata, i due giornalisti per il reato previsto dall’art. 167, comma 2, D.lgsvo 196/2003, gli imputati per l’annullamento della sentenza proponevano ricorso in Cassazione deducendo la violazione di legge.
La Suprema Corte rileva che, l’attuale normativa ha dedicato al trattamento dei dati effettuati dai giornalisti e dai soggetti ad essi equiparati gli artt. 136, 137, 138 e 139 del D.Lgvo. 196/2003. Queste disposizioni, nell’alveo della precedente disciplina (art. 25 L. 675/1996 novellato dall’art. 12 D.Lgvo 171/1998), esonerano, anche in relazione ai dati sensibili, il giornalista che persegue il fine della sua professione dal consenso dell’interessato e dalla autorizzazione del Garante a precise, indefettibili condizioni per la liceità del trattamento.
Il giornalista, ai sensi dell’art. 137 citato, deve rispettare i limiti del diritto di cronaca, in particolare, quello della essenzialità della informazione riguardo a fatti di interesse pubblico; inoltre, può trattare i dati personali relativi a circostanze o fatti resi noti direttamente dagli interessati o attraverso un loro comportamento pubblico. Condizione questa, non rispettata nel caso in esame, poiché i campioni biologici sono stati carpiti con un comportamento ingannevole e fraudolento, disattendendo una previsione contenuta non nel codice deontologico, ma nella normativa in materia di protezione dei dati personali.
La Corte osserva altresì che, il trattamento dei dati senza il consenso dell’avente diritto è penalmente irrilevante se dal fatto tipico non deriva danno alla persona offesa, i loro accertamenti non permettevano di associare l’esito positivo del test a persone note. Tuttavia, in tale situazione, tutti i Parlamentari potevano essere indiscriminatamente sospettati di assumere stupefacenti con la conseguenza che ogni membro del Senato o della Camera dei Deputati, ha subito un nocumento alla sua immagine pubblica ed alla sua onorabilità. (Nota di Cesira Cruciani)

Massima tratta da: Laprevidenza.it

Testo integrale della sentenza:

Cassazione penale, sez. III, 10 giugno 2008, n. 23086