Danno biologico: la Cassazione conferma l’applicazione delle tabelle milanesi

Cassazione civile, sez. VI, 8 novembre 2012, n. 19376

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Nella pronuncia in commento la Corte di Cassazione ribadisce il principio già espresso con la sentenza n. 12408 del 2011 secondo cui il giudicante, chiamato a quantificare il danno biologico, deve far riferimento al criterio di liquidazione predisposto dal Tribunale di Milano, finché perdura l’assenza di criteri stabiliti dalla legge.
A fronte di casi analoghi l’applicazione delle tabelle milanesi garantisce un’uniformità di trattamento sul territorio nazionale, nel rispetto del principio di uniformità pecuniaria del risarcimento del danno alla persona, sancito dall’art. 3 della Costituzione, nonché della regola equitativa di cui all’art. 1226 c.c., “essendo intollerabile e non rispondente ad equità che danni identici possano essere liquidati in misura diversa sol perché esaminati da differenti Uffici giudiziari”.
La Corte conclude sul punto affermando che i criteri stabiliti dalle tabelle milanesi possono essere disattesi solo in presenza di concrete ed idonee circostanze che, tuttavia, non rilevano nel caso di specie, considerato anche “il metodo di quantificazione oscuro, non avendo il decidente chiarito i criteri utilizzati per la determinazione del valore punto”. Sulla base di tali motivazioni il Supremo Collegio cassa la sentenza della Corte territoriale che, a dispetto della somma di euro 15.000 liquidata dal giudice di primo grado, aveva apoditticamente quantificato il ristoro per il danno biologico derivante da un sinistro stradale in euro 35.000 circa e per il danno morale in un terzo di tale somma.