Tradimento del coniuge e revoca della donazione ricevuta.

Cassazione civile, sez. II, 28 maggio 2008, n. 14093

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 Tradimento del coniuge e revoca della donazione ricevuta.

Rischia la revocazione dei beni donati per causa d’ingratitudine il coniuge che consuma il tradimento nella casa coniugale.

Non tutti i tradimenti sono uguali: “perde tutti i beni che il marito le aveva intestato, la moglie che porta avanti delle relazioni clandestine con atteggiamenti particolarmente irriguardosi e menzogneri”.
La Corte di cassazione, con la sentenza 14093 del 28 maggio 2008, ha respinto il ricorso di una ex moglie alla quale il marito, quando ancora erano sposati, aveva cointestato alcuni beni, donazione successivamente revocata dalla Corte d’appello di Palermo a causa della relazione della stessa con un uomo molto più giovane, protrattasi per vari anni, e consumata perfino nella casa coniugale.
In primo grado, il Tribunale di Messina aveva dato ragione alla donna, successivamente la Corte d’appello siciliana, accogliendo l’appello proposto dal marito, aveva disposto la revocazione “per ingratitudine” delle donazioni che lui le aveva fatto, decisione contro la quale l’ormai ex moglie ha proposto ricorso in Cassazione.
La seconda sezione civile della Suprema corte ha ritenuto deplorevole la condotta della donna e tale da giustificare la revocazione così argomentando: «L’ingiuria grave richiesta dall’articolo 801 quale presupposto della revocazione consiste in un comportamento con il quale si rechi all’onore e al decoro del donante un’offesa suscettibile di ledere gravemente il patrimonio morale della persona, sì da rilevare un sentimento di avversione che manifesti tale ingratitudine verso colui che ha beneficiato l’agente, che ripugna alla coscienza comune».