Vantare finte collaborazioni con illustri avvocati costituisce illecito deontologico

Consiglio Nazionale Forense, 24 novembre 2016, n. 349

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 Vantare finte collaborazioni con illustri avvocati costituisce illecito deontologico

Costituisce una violazione dell’art. 35 del Codice Deontologico forense il comportamento dell’avvocato che, nel pubblicizzare la propria attività professionale, dichiari di avvalersi dell’ausilio di prestigiosi avvocati, altamente specializzati nei vari rami del diritto, all’insaputa degli stessi.
Nella fattispecie peraltro, a fronte di tale forma di pubblicità, per cui venivano garantite ai clienti “adeguate risposte a specifiche problematiche giuridiche (sia di diritto italiano che comunitario), avvalendosi “senza costi aggiuntivi per il Cliente, dell’ausilio di Colleghi altamente specializzati nei vari rami del diritto e domiciliati nell’intero arco del territorio italiano”, l’avvocato incolpato offriva all’utenza la consulenza stragiudiziale dietro pagamento “di una cifra irrisoria”, mentre per godere del servizio l’utente avrebbe dovuto pagare in unica soluzione l’abbonamento per un intero triennio, per poter ricevere solo due pareri per ogni annualità.
È stato quindi ritenuto che siffatto messaggio pubblicitario fosse sicuramente finalizzato a condizionare la scelta dei potenziali clienti, senza offrire agli stessi adeguati requisiti informativi.
Il messaggio era stato infatti redatto con modalità attrattive mediante indicazioni suggestive ed incompatibili con la dignità e con il decoro.
È stata quindi ritenuta sussistente la violazione dell’art. 35 del Codice Deontologico in riferimento al comma 2 secondo cui “L’avvocato non deve dare informazioni comparative con altri professionisti né equivoche, ingannevoli, denigratorie, suggestive o che contengano riferimenti a titoli, funzioni o incarichi non inerenti l’attività professionale”, al comma 6 secondo cui “Non è consentita l’indicazione di nominativi di professionisti e di terzi non organicamente o direttamente collegati con lo studio dell’avvocato ed, infine, con riferimento al comma 9 “Le forme e le modalità dell’informazioni devono comunque rispettare i principi di dignità e decoro della professione”.