Vendita con prezzo simulato: inammissibile la prova prova per testi

Cassazione civile, sez. unite, 26 marzo 2007, n. 7246

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 Vendita con prezzo simulato: inammissibile la prova prova per testi

Vendita con prezzo simulato: le Sezioni Unite hanno risolto il contrasto giurisprudenziale nel senso dell’inammissibilità della prova prova testimoniale in ordine all’ammontare del prezzo.

In tema di simulazione, nei rapporti tra le parti i limiti all’ammissibilità della prova testimoniale operano anche in presenza di simulazione parziale, ogni qualvolta questa si traduca nell’allegazione di una diversa pattuizione anteriore o contemporanea al contratto medesimo, destinata a modificare l’assetto degli interessi negoziali risultanti dal documento (nella specie, si trattava della simulazione del presso in una compravendita preceduta da un preliminare nel quale le parti avevano indicato un prezzo maggiore)

Le Sezioni Unite con la sentenza in esame sono hanno risolto il contrasto giurisprudenziale formatosi in ordine all’ammissibilità della prova per testimoni, inter partes, la simulazione del prezzo della vendita. Un’ipotesi di simulazione relativa parziale in quanto non investe il contratto nella sua interezza bensì solo una parte di esso, nella fattispecie la clausola relativa al prezzo (cfr. nota a sentenza n. 19146/06 su miolegale.it).
Proprio in considerazione del fatto che la simulazione investe solo una parte del contratto, una certa parte della giurisprudenza non ha ritenuto applicabili, tra alienante e acquirente, i limiti alla prova tesimoniale sanciti dall’art. 1417 c.c. né ha ritenuto sussitente il contrasto con il disposto dell’art. 2722 c.c. in materia di prova testimonale. Si è detto che la pattuizione volta a celare una parte del prezzo non può essere equiparata , per mancanza di una propria autonomia strutturale o funzionale, all’ipotesi di dissimulazione del contratto, così la prova relativa ha natura integrativa e può pertanto risultare da deposizioni testimoniali (cfr. Cass. Civ. 3857/1996).
Motivazioni che le SS.UU. hanno ritenuto di non condividere, abbracciando l’altro dei due orinetamenti giurisprudenziali che invece nega l’ammissibilità della prova per testi relativamente alla simulazione del prezzo di vendita.
Partendo dalla norma dell’art. 2722 c.c. per cui “La prova per testimoni non è ammessa se ha per oggetto patti aggiunti o contrari al contenuto di un documento, per i quali si alleghi che la stipulazione è stata anteriore o contemporanea” si è sottolineata la diffidenza del legislatore verso un tal genere di prova, specie se destinata a sovvertire risultanze assai meno controvertibili come quelle documentali. Un limite alla prova testimoniale destinato ad operare ogni qual volta vi sia una divergenza tra il contenuto di un documento ed una diversa pattuizione negoziale, in esso non riportata, e che si assume essere anteriore o contemporanea al documento stesso.
Tale limite non viene meno neppure nelle ipotesi di simulazione giacchè l’art. 1417 c.c. consente il superamento degli stessi nella sola ipotesi in cui si renda necessario far valere l’illiceità del contratto simulato fra le parti.
Le SS.UU. osservano altresì come sia difficile negare l’operatività dei limiti di cui all’art. 2722 c.c. nell’ipotesi di simulazione soltanto parziale poiché in ogni caso l’accordo ulteriore e diverso da quello risultante dal contratto sarebbe destinato a modificare l’assetto degli interessi negoziali riportato nel documento sottoscritto dalle parti. In modo particolare, se la simulazione riguarda la clausola di determinazione del prezzo, ai fini dell’ammissibilità della prova testimoniale, non è certo cosa ragionevole sostenere che la stessa non abbia rilevanza centrale nell’economia degli interessi regolati mediante un contratto di compravendita.

Art. 2722 Cod. Civ.
Patti aggiunti o contrari al contenuto di un documento
La prova per testimoni non è ammessa se ha per oggetto patti aggiunti o contrari al contenuto di un documento, per i quali si alleghi che la stipulazione è stata anteriore o contemporanea.

Testo integrale della sentenza:

Cassazione civile, sez. unite, 26 marzo 2007, n. 7246