Si configura il reato di violenza sessuale anche quando la violenza non è fisica ma psicologica.

Cassazione penale, sez. III, 26 ottobre 2015, n. 42993

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 Si configura il reato di violenza sessuale anche quando la violenza non è fisica ma psicologica.

Si configura il reato di violenza sessuale anche quando la violenza non è fisica ma psicologica.
La violenza idonea ad integrare il delitto di violenza sessuale è anche quella che induce la vittima in uno stato di soggezione, disagio o vergogna sì che ella si determina ad “assecondare” le richiesta del proprio abusatore per evitare danni maggiori, a sé stessa o ai figli. Si tratta, in altri termini, di condotta necessitata che, anzi, più che mai evidenzia la chiara assenza di consenso da parte della donna quando, «ormai sfinita e stanca», si era decisa ad accettare le iniziative sessuali dei marito.
Sul punto, la risposta della Corte esiste ed è chiara oltre ad essere totalmente in linea con l’orientamento costante di questa S.C. che, anche di recente, ha avuto modo di precisare
(Sez. III, 24.1.13, R., n. 14085, Rv. 255022) come l’idoneità della violenza o della minaccia a coartare la
vittima di abusi sessuali non va esaminata secondo criteri astratti ma valorizzando le circostanze concrete “sicché essa può sussistere anche in relazione ad una intimidazione psicologica attuata in situazioni particolari tali da influire negativamente sul processo mentale di libera determinazione della vittima, senza necessità di protrazione nel corso della successiva fase esecutiva”.

Testo integrale della sentenza:

Cassazione penale, sez. III, 26 ottobre 2015, n. 42993