Costituzione della Repubblica Italiana

Costituzione della Repubblica Italiana

Costituzione della Repubblica Italiana

(Gazz. Uff. 27 dicembre 1947, n. 298, Ed. Straordinaria)

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Art. 127 (1)1. Il Governo, quando ritenga che una legge regionale ecceda la competenza della Regione, può promuovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale entro sessanta giorni dalla sua pubblicazione (2).
2. La Regione, quando ritenga che una legge o un atto avente valore di legge dello Stato o di un’altra Regione leda la sua sfera di competenza, può promuovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale entro sessanta giorni dalla pubblicazione della legge o dell’atto avente valore di legge. (1)Articolo così sostituito dall’art. 8 l. cost. 18 ottobre 2001, 3, di cui alla nota al titolo V. Il testo precedente recitava: «1.. Ogni legge approvata dal Consiglio regionale è comunicata al Commissario che, salvo il caso di opposizione da parte del governo, deve vistarla nel termine di trenta giorni dalla comunicazione. 2.. La legge è promulgata nei dieci giorni dalla apposizione del visto ed entra in vigore non prima di quindici giorni dalla sua pubblicazione. Se una legge è dichiarata urgente dal Consiglio regionale, e il governo della Repubblica lo consente, la promulgazione e l’entrata in vigore non sono subordinate ai termini indicati. 3.. Il governo della Repubblica, quando ritenga che una legge approvata dal Consiglio regionale ecceda la competenza della Regione o contrasti con gli interessi nazionali o con quelli di altre Regioni, la rinvia al Consiglio regionale nel termine fissato per l’apposizione del visto.
4. Ove il Consiglio regionale la approvi di nuovo a maggioranza assoluta dei suoi componenti, il governo della Repubblica può nei quindici giorni dalla comunicazione, promuovere la questione di legittimità davanti alla Corte costituzionale, o quella di merito per contrasto di interessi davanti alle Camere. In caso di dubbio, la Corte decide di chi sia la competenza». (2) V. art. 9 l. 5 giugno 2003, 131, sub art. 114.

Art. 128 (1) Articolo abrogato dall’art. 92l. cost. 18 ottobre 2001, 3, di cui alla nota al titolo V. Il testo recitava: «1.. Le Provincie e i Comuni sono enti autonomi nell’ambito dei principi fissati da leggi generali della Repubblica, che ne determinano le funzioni».

Art. 129 (1) Articolo abrogato dall’art. 92l. cost. 18 ottobre 2001, 3, di cui alla nota al titolo V. Il testo precedente recitava: «1.. Le Provincie e i Comuni sono anche circoscrizioni di decentramento statale e regionale. 2.. Le circoscrizioni provinciali possono essere suddivise in circondari con funzioni esclusivamente amministrative per un ulteriore decentramento».

Art. 130 (1) Articolo abrogato dall’art. 92l. cost. 18 ottobre 2001, 3, di cui alla nota al titolo V. Il testo precedente recitava: «1.. Un organo della Regione, costituito nei modi stabiliti da legge della Repubblica, esercita anche in forma decentrata, il controllo di legittimità sugli atti delle Provincie, dei Comuni e degli altri enti locali. 2.. In casi determinati dalla legge può essere esercitato il controllo di merito, nella forma di richiesta motivata agli enti deliberanti di riesaminare la loro deliberazione».

Art. 131 (1)
1. Sono costituite le seguenti Regioni: Piemonte; Valle d’Aosta; Lombardia; Trentino-Alto Adige; Veneto; Friuli-Venezia Giulia; Liguria; Emilia-Romagna; Toscana; Umbria; Marche; Lazio; Abruzzi; Molise; Campania; Puglia; Basilicata; Calabria; Sicilia; Sardegna. (1) Articolo così modificato dall’art. 1 l. cost. 27 dicembre 1963, 3.

Art. 132
1. Si può con legge costituzionale, sentiti i Consigli regionali, disporre la fusione di Regioni esistenti o la creazione di nuove Regioni con un minimo di un milione d’abitanti, quando ne facciano richiesta tanti Consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate, e la proposta sia approvata con referendum dalla maggioranza delle popolazioni stesse.
2. Si può, con l’approvazione della maggioranza delle popolazioni della Provincia o delle Province interessate e del Comune o dei Comuni interessati espressa mediante referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Provincie e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione ed aggregati ad un’altra (1) (2).
(1) Comma così modificato dall’art. 91l. cost. 18 ottobre 2001, 3, di cui alla nota al titolo V. Il testo recitava: «Si può, con referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Provincie e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione ed aggregati ad un’altra». (2) V. gli artt. 41-47 l. 25 maggio 1970, 352.

Art. 133
1. Il mutamento delle circoscrizioni provinciali e la istituzione di nuove Provincie nell’ambito d’una Regione sono stabiliti con leggi della Repubblica, su iniziativa dei Comuni, sentita la stessa Regione.
2. La Regione, sentite le popolazioni interessate, può con sue leggi istituire nel proprio territorio nuovi Comuni e modificare le loro circoscrizioni e denominazioni.

Parte SECONDA Ordinamento della Repubblica

Titolo VI Garanzie costituzionali

Sezione I La Corte costituzionale Art. 134
1. La Corte costituzionale giudica: sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti, aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni; sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato e su quelli tra lo Stato e le Regioni, e tra le Regioni; sulle accuse promosse contro il Presidente della Repubblica (1) a norma della Costituzione. (1) Capoverso così modificato dall’art. 2 l. cost. 16 gennaio 1989, 1, che ha soppresso le parole «ed i Ministri»

Art. 135 (1)
1. La Corte costituzionale è composta di quindici giudici nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento in seduta comune e per un terzo dalle supreme magistrature ordinaria ed amministrative.
2. I giudici della Corte costituzionale sono scelti tra i magistrati anche a riposo delle giurisdizioni superiori ordinaria ed amministrative, i professori ordinari di università in materie giuridiche e gli avvocati dopo venti anni d’esercizio.
3. I giudici della Corte costituzionale sono nominati per nove anni, decorrenti per ciascuno di essi dal giorno del giuramento, e non possono essere nuovamente nominati.
4. Alla scadenza del termine il giudice costituzionale cessa dalla carica e dall’esercizio delle funzioni.
5. La Corte elegge fra i suoi componenti, secondo le norme stabilite dalla legge, il Presidente che rimane in carica per un triennio, ed è rieleggibile, fermi in ogni caso i termini di scadenza dall’ufficio di giudice. 6. L’ufficio di giudice della Corte è incompatibile con quello di membro del Parlamento, di un Consiglio regionale, con l’esercizio della professione di avvocato e con ogni carica ed ufficio indicati dalla legge. 7. Nei giudizi di accusa contro il Presidente della Repubblica intervengono, oltre i giudici ordinari della Corte, sedici membri tratti a sorte da un elenco di cittadini aventi i requisiti per la eleggibilità a senatore, che il Parlamento compila ogni nove anni mediante elezione con le stesse modalità stabilite per la nomina dei giudici ordinari. (1) Articolo sostituito dall’art. 1 l. cost. 22 novembre 1967, 2 e successivamente così modificato dall’art. 2 l. cost. 16 gennaio 1989,
1. Il testo originario, identico nei primi due commi, era dal terzo comma in poi il seguente: «3. La Corte elegge il presidente fra i suoi componenti. 4.. I giudici sono nominati per dodici anni, si rinnovano parzialmente secondo le norme stabilite dalla legge e non sono immediatamente rieleggibili. 5.. L’ufficio di Giudice della Corte è incompatibile con quello di membro del Parlamento o di un Consiglio regionale, con l’esercizio della professione di avvocato e con ogni carica ed ufficio indicati dalla legge. 6.. Nei giudizi d’accusa contro il Presidente della Repubblica e contro i Ministri intervengono, oltre i giudici ordinari della Corte, sedici membri eletti, all’inizio di ogni legislatura, dal Parlamento in seduta comune tra i cittadini aventi i requisiti per l’eleggibilità a senatore».

Art. 136
1. Quando la Corte dichiara l’illegittimità costituzionale di una norma di legge o di atto avente forza di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione.
2. La decisione della Corte è pubblicata e comunicata alle Camere ed ai Consigli regionali interessati, affinché, ove lo ritengano necessario, provvedano nelle forme costituzionali.

Art. 137
1. Una legge costituzionale stabilisce le condizioni, le forme, i termini di proponibilità dei giudizi di legittimità costituzionale, e le garanzie d’indipendenza dei giudici della Corte (1).
2. Con legge ordinaria sono stabilite le altre norme necessarie per la costituzione e il funzionamento della Corte (2).
3. Contro le decisioni della Corte costituzionale non è ammessa alcuna impugnazione. (1) V. l. cost. 9 febbraio 1948, 1, e l. cost. 11 marzo 1953,
1. (2) V. l. 11 marzo 1953, 87.

Parte SECONDA Ordinamento della Repubblica

Titolo VI Garanzie costituzionali

Sezione II Revisione della Costituzione. Leggi costituzionali Art. 138
1. Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.
2. Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.
3. Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti (1).
(1) V. gli artt. 1- 26 l. 25 maggio 1970, 352.

Art. 139
1. La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale.