DM 362 2001 Armi aria compressa depotenziate

Decreto Ministero dell’Interno 9 agosto 2001, n. 362

(Gazz. Uff., 4 ottobre 2001, n. 231)

DM 362 2001 Armi aria compressa depotenziate

Riferimenti

Decreto Ministero dell’Interno 9 agosto 2001, n. 362
“Regolamento recante la disciplina specifica dell’utilizzo delle armi ad aria compressa o a gas compressi, sia lunghe che corte, i cui proiettili erogano un’energia cinetica non superiore a 7,5 joule e delle repliche di armi antiche ad avancarica di modello anteriore al 1890 a colpo singolo”.

 

TITOLO I
Armi ad aria o a gas compressi con modesta capacità offensiva

 

Art. 1
Definizione
1. Le armi ad aria o a gas compressi, sia lunghe che corte, i cui proiettili sono dotati di un’energia cinetica, misurata all’origine, non superiore a 7,5 joule, sono armi con modesta capacità offensiva non assimilate alle armi comuni da sparo.
2. Le armi di cui al comma 1 possono utilizzare esclusivamente il funzionamento semiautomatico od a ripetizione semplice ordinaria e sono destinate al lancio di pallini inerti non idonei a contenere o trasportare altre sostanze o materiali.

Art. 2
Verifica di conformità
1. La produzione e l’importazione delle armi di cui all’articolo 1 é subordinata alla preventiva verifica di conformità da parte della Commissione consultiva centrale per il controllo delle armi.
2. La verifica di conformità è effettuata sulla base dei disegni e delle caratteristiche indicate nella domanda ovvero sulla base dei prototipi ove ritenuto necessario.
3. La domanda succitata, conforme all’imposta di bollo, deve essere indirizzata al Ministero dell’interno, ufficio per l’amministrazione generale del Dipartimento della pubblica sicurezza – Ufficio per gli affari della polizia amministrativa e sociale, e deve contenere le indicazioni relative alle generalità, se persona fisica e la ditta, la ragione o la denominazione sociale se impresa, del produttore e dell’importatore, il relativo domicilio o sede nonché le caratteristiche dell’arma, quali: tipo, denominazione, Stato o Stati in cui essa è prodotta o da cui è importata, calibro, numero delle canne e relativa lunghezza, lunghezza minima, sistema di funzionamento e ogni altra particolarità strutturale dell’arma. Il richiedente dovrà precisare se intende produrre o importare l’arma, indicandone in quest’ultimo caso la fabbrica e lo Stato di provenienza.
4. Alla domanda devono essere allegate:
a) una relazione tecnica, corredata di disegni costruttivi e fotografie relativi all’arma ed alle parti di essa, con sottoscrizione autenticata del richiedente a norma dell’ articolo 21 deldecreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445;
b) una certificazione dell’energia cinetica erogata, misurata all’origine, rilasciata dal Banco nazionale di prova di Gardone Val Trompia, direttamente o a mezzo delle sue sezioni.
5. L’esibizione del prototipo o esemplare, ove ritenuto necessario, é effettuata a richiesta della Commissione. Nella domanda devono essere indicate le generalità della persona incaricata dell’esibizione e del ritiro del prototipo o esemplare eventualmente richiesto.
6. Le risultanze della verifica di conformità sono comunicate al soggetto richiedente di cui al comma 3 entro il termine di 120 giorni a decorrere dalla data di ricezione della domanda.
7. Alla procedura di cui ai commi precedenti, fatta eccezione per quanto previsto al comma 4, lettera a), soggiace altresì chiunque detenga le armi di cui all’articolo 1 iscritte nel Catalogo nazionale delle armi comuni da sparo ed intende avvalersi della normativa contenuta nel presente regolamento .

Art. 3
Immatricolazione
1. Sulle armi di cui all’articolo 1 devono essere impressi i segni identificativi previsti dall’articolo 11, comma primo, della legge 18 aprile 1975, n. 110, fatta eccezione per il numero di iscrizione nel Catalogo nazionale delle armi comuni da sparo.

Art. 4
Punzone di identificazione
1. Sulle armi di cui all’articolo 1 è apposto dal produttore o dall’importatore, dopo la verifica di conformità, uno specifico punzone, preventivamente depositato presso il Banco nazionale di prova, che ne certifica l’energia cinetica entro il limite consentito; sulle armi con separato punzone è apposto il numero della verifica di conformità attribuito dal Dipartimento della pubblica sicurezza.
2. I soggetti indicati all’articolo 2, comma 7, ivi compresi coloro che importano le armi per ragioni diverse dal commercio, devono chiedere l’apposizione dello specifico punzone da parte del Banco nazionale di prova.

Art. 5
Fabbricazione ed importazione
1. La fabbricazione e l’importazione delle armi di cui all’articolo 1 sono soggette all’autorizzazione prevista dall’articolo 31 del regio decreto n. 773/1931. L’importazione è altresì soggetta al disposto di cui all’articolo 12, comma primo, della legge n. 110/1975.
2. Le domande dirette ad ottenere l’autorizzazione per fabbricare od importare devono contenere le indicazioni stabilite dall’articolo 46 del regio decreto n. 635/1940.

Art. 6
Esportazione
1. Chiunque intende esportare le armi di cui all’articolo 1 deve darne preventivo avviso scritto al questore della provincia da cui le armi sono spedite.
2. L’avviso deve contenere l’indicazione del marchio o sigla, modello, calibro, matricola e numero delle armi oggetto dell’esportazione.
3. Per la sola matricola è possibile effettuare l’avviso all’atto della spedizione.
4. Del ricevimento dell’avviso di cui ai commi 2 e 3 viene rilasciata ricevuta.
5. Se entro dieci giorni dal ricevimento dell’avviso di cui al comma 2 non intervengono provvedimenti dell’Autorità di pubblica sicurezza l’esportazione si intende autorizzata.

Art. 7
Cessione
1. La cessione per ragioni di commercio delle armi di cui all’articolo 1 è consentita a coloro che sono titolari dell’autorizzazione di polizia per il commercio di armi, prevista dall’articolo 31 del regio decreto n. 773/1931.
2. I commercianti di armi provvedono all’annotazione nel registro delle operazioni giornaliere di cui all’articolo 35 del regio decreto n. 773/1931, con le modalità previste dall’articolo 54 del regio decreto n. 635/1940, dei seguenti elementi: data dell’operazione, persona o ditta con la quale l’operazione è compiuta, specie, contrassegni e quantità delle armi acquistate o vendute e modalità con le quali l’acquirente ha dimostrato la propria identità personale.
3. Le armi di cui all’articolo 1 possono essere acquistate da soggetti maggiorenni muniti di valido documento di riconoscimento.
4. Sono consentiti la cessione ed il comodato delle armi di cui all’articolo 1, purché avvengano con scrittura privata tra soggetti maggiorenni. Non è necessaria la scrittura privata nel comodato a termine di durata non superiore a quarantotto ore.
5. La vendita per corrispondenza è regolata dal disposto dell’articolo 17 della legge n. 110/1975.
6. La vendita nelle aste pubbliche è consentita nel rispetto delle condizioni di cui ai commi 3 e 4.
7. È fatto divieto dell’affidamento a minori delle armi di cui all’articolo 1.

Art. 8
Detenzione
1. La detenzione delle armi di cui all’articolo 1 non è sottoposta all’obbligo di denuncia previsto dall’articolo 38 del regio decreto n. 773/1931. Per tali armi non si applicano i limiti alla detenzione previsti per le armi comuni da sparo dall’articolo 10, comma sesto, della legge n. 110/1975.

Art. 9
Porto
1. Il porto delle armi di cui all’articolo 1 non è sottoposto ad autorizzazione dell’Autorità di pubblica sicurezza.
2. Le armi di cui al comma 1 non possono essere portate fuori della propria abitazione o delle appartenenze di essa senza giustificato motivo. Non possono, inoltre, essere portate in riunioni pubbliche.
3. L’utilizzo delle armi di cui al comma 1 è consentito esclusivamente a maggiori di età o minori assistiti da soggetti maggiorenni, fatta salva la deroga per il tiro a segno nazionale, in poligoni o luoghi privati non aperti al pubblico.

Art. 10
Trasporto
1. Il trasporto delle armi di cui all’articolo 1 deve essere effettuato usando la massima diligenza.
2. Le armi devono essere trasportate scariche, inserite in custodia.

Art. 11
Parti d’arma
1. Le parti delle armi di cui all’articolo 1 non si considerano parti di arma comune da sparo.

 

TITOLO II
Repliche di armi antiche ad avancarica a colpo singolo

 

Art. 12
Definizione
1. Le repliche di armi antiche ad avancarica a colpo singolo di modello e/o tipologia anteriore al 1890 utilizzano per il funzionamento a fuoco munizionamento costituito da polvere nera, od equivalente, palla o pallini di piombo, che vengono introdotti singolarmente nella canna dalla volata o dalla parte anteriore della camera di scoppio; esse sono dotate di un sistema di accensione a miccia e/o a pietra e/o a capsula e sono portatili.

Art. 13
Immatricolazione e verifica di funzionamento
1. Alle armi di cui all’articolo 12 si applicano le disposizioni dell’articolo 11 della legge n. 110/1975, commi primo, secondo, terzo, quarto, quinto e sesto, fatta eccezione del riferimento all’iscrizione nel Catalogo nazionale delle armi comuni da sparo, salvo quanto previsto dal successivo comma 3.
2. Il Banco nazionale di prova oltre agli adempimenti di cui all’articolo 11 della legge n. 110/1975, verifica che il funzionamento delle armi di cui al comma 1 sia conforme alle prescrizioni contenute nell’articolo 12; a tal fine, ove ritenuto necessario, può avvalersi della consulenza dell’esperto di cui all’articolo 32, comma nono, della legge n. 110/1975.
3. I prototipi delle armi di cui al comma 1 prodotte all’estero, sono sottoposti a cura dell’importatore alla verifica di funzionamento da parte del Banco nazionale di prova, prevista dal comma 2. È vietata l’importazione di armi non conformi al prototipo sottoposto a verifica del Banco nazionale di prova.
4. Le armi di cui al comma 1 non sono sottoposte a verifica di conformità da parte della Commissione consultiva centrale per il controllo delle armi.

Art. 14
Porto
1. Il porto delle armi di cui all’articolo 12 è sottoposto alla normativa vigente per le armi comuni da sparo.

Art. 15
Disposizioni applicabili
1. Per quanto non previsto nel presente titolo, trovano applicazione le disposizioni contenute negli articoli 5, 6, 7, 8, 10 e 11.

 

TITOLO III
Infrazioni al regolamento

 

Art. 16
Sanzioni
1. La violazione delle disposizioni del presente regolamento è soggetta alla sanzione amministrativa del pagamento della somma da L. 1.000.000 a L. 6.000.000.
2. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui agli articoli dal 17-bisal 17-sexies del regio decreto n. 773/1931.
3. Ai fini dell’applicazione dell’articolo 17-ter del regio decreto n. 773/1931, quando è accertata una violazione delle disposizioni contenute nel presente regolamento, il pubblico ufficiale che vi ha proceduto, fermo restando l’obbligo del rapporto previsto dall’articolo 17 della legge 24 novembre 1981, n. 689, ne riferisce per iscritto, senza ritardo, all’autorità competente al rilascio dell’autorizzazione o, se il fatto non concerne attività soggette ad autorizzazione, al questore.

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