Revisione degli ordinamenti pensionistici e norme in materia di sicurezza sociale.

Legge 30 aprile 1969, n. 153

(Gazz. Uff., 30 aprile 1969, n. 111)

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 Revisione degli ordinamenti pensionistici e norme in materia di sicurezza sociale.

Assunzione dell’onere delle pensioni sociali

Art. 1
A decorrere dal 1° gennaio 1976 lo Stato assume a suo completo carico l’onere della pensione sociale di cui all’art. 1 della legge 21 luglio 1965, n. 903, e di quella istituita con l’art. 26 della presente legge.

Finanziamento del fondo sociale

Art. 2
L’apporto dello Stato previsto per l’anno 1969 in complessive lire 454,6 miliardi dall’art. 3 lett. a) della L. 21 luglio 1965, n. 903, dall’art. 15 della L. 22 luglio 1966, n. 613, dall’art. 22 lett. b) della L. 27 luglio 1967, n. 658, e dall’art. 3 della L. 18 marzo 1968, n. 238, viene elevato per l’anno medesimo a complessive lire 904 miliardi.
Per gli anni dal 1970 al 1975 – in aggiunta all’apporto di complessive lire 474,6 miliardi previsto per l’anno 1970 dalle disposizioni indicate al primo comma, che resta confermato nello stesso importo per ciascuno degli anni successivi fino al 1975 – è autorizzato l’ulteriore apporto di complessive lire 2.859,4 miliardi.
Gli apporti di cui ai commi precedenti sono attribuiti al fondo sociale, alle gestioni speciali per l’assicurazione invalidità e vecchiaia dei coltivatori diretti, mezzadri e coloni, degli artigiani e degli esercenti attività commerciali come dall’allegata tabella A.

Art. 3
All’onere di lire 449,4 miliardi relativo all’anno finanziario 1969 si provvede:
– quanto a lire 95 miliardi con le maggiori entrate derivanti dal decreto-legge 15 febbraio 1969, n. 10, recante modificazioni al regime fiscale delle benzine speciali diverse dall’acqua ragia minerale, della benzina e del petrolio diverso da quello lampante, nonché dei gas di petrolio liquefatti per l’autotrazione;
– quanto a lire 354,4 miliardi con un netto ricavo derivante da operazioni finanziarie che il Ministro per il tesoro è autorizzato ad effettuare mediante la contrazione di mutui con il Consorzio di credito per le opere pubbliche o con emissioni di buoni poliennali del tesoro o di speciali certificati di credito.
Il Ministro per il tesoro è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
All’onere complessivo di lire 3.078,4 miliardi relativo al periodo 1970-1975 si provvede:
– per un importo non inferiore a lire 1.819,4 miliardi con le previste risorse di bilancio, alle quali concorrono anche le maggiori entrate di cui al D.L. 15 febbraio 1969, n. 10, nonché le disponibilità conseguenti alla cessazione dell’onere di cui all’art. 6 della L. 21 luglio 1965, n. 903;
– per un importo non superiore a lire 1.259 miliardi con ricorso straordinario ad operazioni finanziarie che il Ministro per il tesoro è autorizzato ad effettuare in una o più soluzioni, mediante mutui da contrarre con il Consorzio di credito per le opere pubbliche o attraverso emissione di buoni poliennali del tesoro o di speciali certificati di credito .

Art. 4
I mutui con il Consorzio di credito per le opere pubbliche, da ammortizzare in un periodo non superiore a venti anni, saranno contratti nelle forme, alle condizioni e con le modalità che verranno stabilite con apposite convenzioni da stipularsi tra il Ministro per il tesoro ed il Consorzio di credito per le opere pubbliche e da approvarsi con decreto del Ministro per il tesoro.
Il servizio dei mutui sarà assunto dal Ministero del tesoro.
Le rate di ammortamento saranno iscritte negli stati di previsione della spesa del Ministero medesimo e specificatamente vincolate a favore del Consorzio di credito per le opere pubbliche.
Per la emissione di buoni poliennali del tesoro a scadenza non superiore a nove anni si osservano le disposizioni di cui alla L. 27 dicembre 1953, n. 941.
Per la emissione dei certificati di credito si osservano le condizioni e le modalità di cui agli articoli 9 e10 del D.L. 17 marzo 1967, n. 80, convertito, con modificazioni, nella L. 13 maggio 1967, n. 267.
Per le operazioni finanziarie relative all’anno 1969, per un ricavo netto di lire 354,4 miliardi alle spese ed agli interessi, si provvede con una corrispondente maggiorazione del ricavo medesimo.
Il Ministro per il tesoro è autorizzato ad apportare con propri decreti, nei singoli esercizi le occorrenti variazioni di bilancio.

Art. 5
Ai fini della progressiva assunzione a completo carico dello Stato dell’onere relativo alla pensione sociale, in aggiunta alle somme di cui al precedente art. 2, è autorizzata l’erogazione in favore del Fondo sociale dei seguenti contributi integrativi:
lire 23 miliardi nell’anno 1970;
lire 137 miliardi nell’anno 1971;
lire 169 miliardi nell’anno 1972;
lire 263 miliardi nell’anno 1973;
lire 393 miliardi nell’anno 1974;
lire 535 miliardi nell’anno 1975.
All’onere complessivo di lire 1.520 miliardi di cui al precedente comma si provvede con le previste risorse di bilancio, comprensive della disponibilità di lire 138 miliardi derivante dalla riduzione di 23 miliardi a partire dall’anno 1970 e fine al 1975 dell’annualità dovuta al Fondo di cui all’art. 7 del D.L. 23 gennaio 1958, n. 8, convertito nella L. 23 febbraio 1958, n. 84.

Art. 6
La contribuzione a favore del Fondo sociale posta a carico del Fondo per l’adeguamento delle pensioni è ridotta, per gli anni dal 1969 al 1975, alle seguenti aliquote percentuali delle retribuzioni in base alle quali sono calcolati i contributi per il finanziamento del Fondo predetto:
anno 1969 ……………………… 4,39%;
anno 1970 ……………………… 4,39%;
anno 1971 ……………………… 4,39%;
anno 1972 ……………………… 4,30%;
anno 1973 ……………………… 3,70%;
anno 1974 ……………………… 2,90%;
anno 1975 ……………………… 2,09%.
La contribuzione a favore del Fondo sociale, posta a carico delle Gestioni speciali per i coltivatori diretti, mezzadri e coloni e per gli artigiani, è ridotta, per gli anni dal 1971 al 1975, alle seguenti aliquote percentuali del gettito annuo dei contributi per l’adeguamento delle pensioni, dovuti dalle categorie interessate alle predette gestioni:
anno 1971 ……………………… 55,6%;
anno 1972 ……………………… 44,4%;
anno 1973 ……………………… 33,3%;
anno 1974 ……………………… 22,2%;
anno 1975 ……………………… 11,1%.
La contribuzione a favore del Fondo sociale posta a carico della Gestione speciale per gli esercenti attività commerciali, è ridotta, per gli anni dal 1971 al 1975, alle seguenti aliquote percentuali del gettito annuo dei contributi per l’adeguamento delle pensioni, dovuti alla categoria interessata dalla predetta Gestione:
anno 1971 ……………………… 62,5%;
anno 1972 ……………………… 50%;
anno 1973 ……………………… 37,5%;
anno 1974 ……………………… 25%;
anno 1975 ……………………… 12,5%.

Miglioramento dei trattamenti di pensione

Art. 7
A decorrere dal 1° gennaio 1969, gli importi mensili dei trattamenti minimi di pensione a carico dell’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti, previsti dall’art. 2 del D.P.R. 27 aprile 1968, n. 488, sono elevati a:
– lire 23.000 mensili, per i titolari di età inferiori a 65 anni;
– lire 25.000 mensili, per i titolari che abbiano compiuto i 65 anni di età.
A decorrere dalla stessa data, gli importi mensili dei trattamenti minimi di pensione a carico delle gestioni speciali per i coltivatori diretti, mezzadri e coloni, per gli artigiani e per gli esercenti attività commerciali, previsti dall’art. 3, secondo comma, del D.P.R. 27 aprile 1968, n. 488, sono elevati, per tutte le categorie di pensione, a lire 18.000 mensili.

Art. 8
Ai cittadini italiani, le cui posizioni assicurative sono state trasferite dall’Istituto nazionale della previdenza sociale all’Istituto nazionale di assicurazione sociale libico, in forza dell’art. 12 dell’accordo italo-libico del 2 ottobre 1956 ratificato con legge 17 agosto 1957, n. 843, e che hanno acquisito il diritto a pensione a carico dell’assicurazione libica entro il 31 dicembre 1965, è corrisposto a decorrere al 1° gennaio 1969, dall’Istituto nazionale della previdenza sociale ed a totale carico del Fondo per l’adeguamento delle pensioni, un aumento dell’integrazione di cui all’art. 15 della legge 12 agosto 1962, n. 1338, fino al raggiungimento dell’importo mensile dei trattamenti minimi previsti dall’assicurazione obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti.
I trattamenti minimi di cui al primo comma sono dovuti anche ai titolari di pensione il cui diritto sia acquisito in virtù del cumulo dei periodi assicurativi e contributivi previsto da accordi o convenzioni internazionali in materia di assicurazione sociale, a condizione che l’assicurato possa far valere nella competente gestione pensionistica un’anzianità contributiva in costanza di rapporto di lavoro svolto in Italia non inferiore a dieci anni .
Ai fini dell’integrazione ai suddetti trattamenti minimi si tiene conto dell’eventuale trattamento pensionistico corrisposto a carico di organismi assicuratori di Paesi legati all’Italia da accordi o convenzioni internazionali di sicurezza sociale; a decorrere dal 1° gennaio 1996 detta integrazione viene annualmente ricalcolata in funzione delle variazioni di importo dei predetti trattamenti pensionistici esteri intervenute al 1° gennaio di ciascun anno; qualora le operazioni di adeguamento periodico delle pensioni abbiano comportato il pagamento di somme eccedenti il dovuto, il relativo recupero sarà effettuato in conformità all’articolo 11 della legge 23 aprile 1981, n. 155. Le integrazioni al trattamento minimo che, al 1° gennaio 1996, risultino eccedenti l’importo effettivamente dovuto per effetto delle disposizioni di cui al comma precedente, restano confermate nella misura erogata al 31 dicembre 1995 fino a quando il relativo importo non venga assorbito dalle perequazioni della pensione base. Le modalità di accertamento delle variazioni degli importi pensionistici esteri ed il tasso di cambio da utilizzare per la conversione in lire italiane di tali importi saranno stabiliti con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale di concerto con i Ministri degli affari esteri e del tesoro .
I lavoratori emigranti che siano in possesso dei prescritti requisiti per il diritto a pensione in virtù del cumulo dei periodi assicurativi e contributivi di cui al secondo comma hanno diritto anche sulla base di certificazione provvisoria rilasciata da competenti organismi esteri, alla liquidazione di un’anticipazione sulla pensione che è integrata ai trattamenti minimi. Tale integrazione non spetta ai titolari di altro trattamento di pensione ed è riassorbita in relazione agli importi di pro-rata eventualmente corrisposti da organismi assicuratori esteri .

Art. 9
Con effetto dal 1° gennaio 1969 le pensioni a carico dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti aventi decorrenza anteriore a tale data, nonché le pensioni a carico delle gestioni speciali per i coltivatori diretti, mezzadri e coloni, per gli artigiani e per gli esercenti attività commerciali, sono aumentate in misura pari al dieci per cento del loro ammontare.

Art. 10
Con effetto dalla data di entrata in vigore della presente legge, le pensioni di anzianità, di vecchiaia e di invalidità, dell’assicurazione obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti dei lavoratori dipendenti, dei coltivatori diretti, mezzadri e coloni, degli artigiani e degli esercenti attività commerciali, da liquidare alle lavoratrici assicurate in base alle disposizioni vigenti anteriormente al 1° maggio 1968 sono determinate con gli stessi criteri di calcolo stabiliti per i lavoratori assicurati.
Con effetto dal 1° gennaio 1969 le pensioni delle assicurazioni obbligatorie previste al comma precedente, liquidate alle lavoratrici assicurate in base alle disposizioni vigenti anteriormente al 1° maggio 1968, sono riliquidate determinandone l’importo con gli stessi criteri di calcolo stabiliti per i lavoratori assicurati, ferme restando le disposizioni di cui al precedente art. 9.

Art. 11
Per le pensioni aventi decorrenza successiva al 31 dicembre 1968, la misura massima della percentuale di commisurazione della pensione alla retribuzione indicata nella tabella D), annessa al D.P.R. 27 aprile 1968, n. 488, è stabilita nel 74%.
Per le pensioni aventi decorrenza successiva al 31 dicembre 1975 la predetta misura è stabilita nell’80 per cento.
Le misure intermedie della percentuale prevista, nei casi sopra indicati, sono determinate nelle tabelle B e C annesse alla presente legge.
Le percentuali previste ai precedenti commi si applicano anche alle pensioni riliquidate ai sensi dell’articolo 14, ultimo comma del D.P.R. 27 aprile 1968, n. 488, a favore dei titolari che compiano l’età prevista per il pensionamento di vecchiaia rispettivamente in data successiva al 31 dicembre 1968 e al 31 dicembre 1975.
Il titolare di pensione di anzianità liquidata a norma dell’articolo 13 della legge 21 luglio 1965, n. 903, il quale abbia compiuto l’età prevista per il pensionamento di vecchiaia anteriormente al 1° maggio 1968, e faccia valere contribuzione effettiva in costanza di lavoro o figurativa successivamente alla data di decorrenza della pensione, può ottenere la riliquidazione della pensione stessa con decorrenza dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della relativa domanda in base alle disposizioni del D.P.R. 27 aprile 1968, n. 488.
Alla pensione riliquidata a norma del precedente comma si applica l’aumento previsto dall’articolo 9 della presente legge.
Le disposizioni di cui ai commi quarto, quinto e sesto del presente articolo, e all’art. 14, ultimo comma, del D.P.R. 27 aprile 1968, n. 488, si applicano ai superstiti anche nel caso in cui il titolare di pensione di anzianità, liquidata a norma dell’art. 13 della L. 21 luglio 1965, n. 903, sia deceduto prima di aver compiuto l’età prevista per il pensionamento di vecchiaia .

Art. 12 – (Determinazione del reddito da lavoro dipendente ai fini contributivi)
Gli articoli 1 e 2 del decreto-legge 1° agosto 1945, n. 692, recepiti negli articoli 27 e 28 del testo unico delle norme sugli assegni familiari, approvato con decreto 30 maggio 1955, n. 797 e l’art. 29 del testo unico delle disposizioni contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, approvato con decreto 30 giugno 1965, n. 1124, sono sostituiti dal seguente: “1. Costituiscono redditi di lavoro dipendente ai fini contributivi quelli di cui all’articolo 46, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, maturati nel periodo di riferimento . 2. Per il calcolo dei contributi di previdenza e assistenza sociale si applicano le disposizioni contenute nell’articolo 48 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, salvo quanto specificato nei seguenti commi. 3. Le somme e i valori di cui al comma 1 dell’articolo 48 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, si intendono al lordo di qualsiasi contributo e trattenuta, ivi comprese quelle di cui al comma 2, lettera h), dello stessoarticolo 48. 4. Sono esclusi dalla base imponibile: a) le somme corrisposte a titolo di trattamento di fine rapporto; b) le somme corrisposte in occasione della cessazione del rapporto di lavoro al fine di incentivare l’esodo dei lavoratori, nonché quelle la cui erogazione trae origine dalla predetta cessazione, fatta salva l’imponibilità dell’indennità sostitutiva del preavviso; c) i proventi e le indennità conseguite, anche in forma assicurativa, a titolo di risarcimento danni; d) le somme poste a carico di gestioni assistenziali e previdenziali obbligatorie per legge; le somme e le provvidenze erogate da casse, fondi e gestioni di cui al successivo punto f) e quelle erogate dalle Casse edili di cui al comma 4; i proventi derivanti da polizze assicurative; i compensi erogati per conto di terzi non aventi attinenza con la prestazione lavorativa; e) nei limiti ed alle condizioni stabilite dall’articolo 2 del decreto-legge 25 marzo 1997, n. 67, convertito, con modificazioni, dallalegge 23 maggio 1997, n. 135, le erogazioni previste dai contratti collettivi aziendali, ovvero di secondo livello, delle quali sono incerti la corresponsione o l’ammontare e la cui struttura sia correlata dal contratto collettivo medesimo alla misurazione di incrementi di produttività, qualità ed altri elementi di competitività assunti come indicatori dell’andamento economico dell’impresa e dei suoi risultati; f) i contributi e le somme a carico del datore di lavoro, versate o accantonate, sotto qualsiasi forma, a finanziamento delle forme pensionistiche complementari di cui al decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124, e successive modificazioni e integrazioni, e a casse, fondi, gestioni previste da contratti collettivi o da accordi o da regolamenti aziendali, al fine di erogare prestazioni integrative previdenziali o assistenziali a favore del lavoratore e suoi familiari nel corso del rapporto o dopo la sua cessazione. I contributi e le somme predetti, diverse dalle quote di accantonamento al TFR, sono assoggettati al contributo di solidarietà del 10 per cento di cui all’articolo 9-bis del decreto-legge 29 marzo 1991, n. 103, convertito, con modificazioni, dallalegge 1° giugno 1991, n. 166, e al citato decreto legislativo n. 124 del 1993, e successive modificazioni e integrazioni, a carico del datore di lavoro e devoluto alle gestioni pensionistiche di legge cui sono iscritti i lavoratori. Resta fermo l’assoggettamento a contribuzione ordinaria nel regime obbligatorio di appartenenza delle quote ed elementi retributivi a carico del lavoratore destinati al finanziamento delle forme pensionistiche complementari e alle casse, fondi e gestioni predetti. Resta fermo, altresì, il contributo di solidarietà a carico del lavoratore nella misura del 2 per cento di cui all’articolo 1, comma 5, lettera b), del decreto legislativo 14 dicembre 1995, n. 579; g) i trattamenti di famiglia di cui all’articolo 3, comma 3, lettera d), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917. 5. L’elencazione degli elementi esclusi dalla base imponibile è tassativa. 6. Le somme versate alle casse edili per ferie, gratifica natalizia e riposi annui sono soggette a contribuzione di previdenza e assistenza per il loro intero ammontare. Le somme a carico del datore di lavoro e del lavoratore versate alle predette casse ad altro titolo sono soggette a contribuzione di previdenza e assistenza nella misura pari al 15 per cento del loro ammontare. 7. Per la determinazione della base imponibile ai fini del calcolo delle contribuzioni dovute per i soci di cooperative di lavoro si applicano le norme del presente articolo. 8. Sono confermate le disposizioni in materia di retribuzione imponibile di cui all’articolo 1 del decreto-legge 9 ottobre 1989, n. 338, convertito, con modificazioni, dallalegge 7 dicembre 1989, n. 389, e successive modificazioni e integrazioni, nonché ogni altra disposizione in materia di retribuzione minima o massima imponibile, quelle in materia di retribuzioni convenzionali previste per determinate categorie di lavoratori e quelle in materia di retribuzioni imponibili non rientranti tra i redditi di cui all’articolo 46 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917. 9. Le gratificazioni annuali e periodiche, i conguagli di retribuzione spettanti a seguito di norma di legge o di contratto aventi effetto retroattivo e i premi di produzione sono in ogni caso assoggettati a contribuzione nel mese di corresponsione. 10. La retribuzione imponibile, è presa a riferimento per il calcolo delle prestazioni a carico delle gestioni di previdenza e di assistenza sociale interessate.”.

Art. 13
I titolari di pensione di vecchiaia a carico dell’assicurazione generale obbligatoria liquidata o da liquidare in base alle norme vigenti anteriormente al 1° maggio 1968, i quali dalla data di decorrenza della pensione stessa abbiano continuato ininterrottamente a prestare opera retribuita alle dipendenze di terzi ed ancora la prestino alla data di entrata in vigore della presente legge, hanno la facoltà di optare, nel termine di 180 giorni dalla data di pubblicazione della presente legge , per la riliquidazione, che avverrà al momento della cessazione del rapporto di lavoro, della pensione in godimento secondo le norme di cui al precedente articolo 11, primo e terzo comma.
Dalla data di presentazione della domanda per l’opzione viene sospesa l’erogazione della pensione in godimento.
I ratei di pensione percepiti a decorrere dal 1° maggio 1968 saranno recuperati in sede di riliquidazione conseguente all’esercizio della facoltà di opzione in deroga ai limiti indicati nel primo comma del successivo art. 69.

Art. 14
Per le pensioni decorrenti da data successiva al 31 dicembre 1968, il periodo di contribuzione da assumere a base per la determinazione della retribuzione annua pensionabile di cui al secondo comma dell’articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1968, n. 488, è costituito dalle ultime 260 settimane di contribuzione precedenti la data di decorrenza della pensione.
Per la determinazione della retribuzione annua pensionabile si suddividono le 260 settimane di contribuzione di cui al comma precedente in cinque gruppi successivi di 52 settimane ciascuna e si calcola la retribuzione corrispondente a ciascuno dei gruppi anzidetti. La retribuzione annua pensionabile è data dalla media aritmetica delle retribuzioni corrispondenti ai tre gruppi che hanno fornito le retribuzioni più elevate.
Per le pensioni decorrenti da data posteriore al 31 dicembre 1975, ai fini della media di cui al comma precedente, i tre gruppi più favorevoli sono scelti tra i dieci gruppi che si ottengono considerando le ultime 520 settimane di contribuzione precedenti la data di decorrenza della pensione .
Nei casi in cui il numero complessivo dei contributi settimanali utili per la determinazione della retribuzione annua pensionabile sia inferiore a 260, ovvero a 520 per le pensioni decorrenti da data posteriore al 31 dicembre 1975, per la determinazione della retribuzione medesima si suddividono, andando a ritroso dalla decorrenza della pensione, le settimane di contribuzione esistenti in gruppi consecutivi di 52 settimane ciascuno e si calcola la retribuzione corrispondente a ciascuno dei gruppi anzidetti. La retribuzione annua pensionabile è data dalla media aritmetica delle retribuzioni corrispondenti ai tre gruppi che hanno fornito le retribuzioni più elevate.
Il totale delle retribuzioni di ciascuno dei tre gruppi di cui ai commi precedenti non è preso in considerazione per la parte eccedente il prodotto di 52 per la retribuzione settimanale, pari al limite massimo – aumentato del 5 per cento – della penultima classe della tabella in vigore alla data di decorrenza della pensione.
Qualora il numero delle settimane di contribuzione utili per la determinazione della retribuzione annua pensionabile sia inferiore a 156, la retribuzione medesima è data dalla media aritmetica delle retribuzioni corrispondenti alle settimane di contribuzione esistenti.
In tale ipotesi il totale delle retribuzioni di ciascun gruppo di 52 settimane di contribuzione, che sia possibile formare in base alla contribuzione esistente andando a ritroso dalla data di decorrenza della pensione, non è preso in considerazione per la parte eccedente il prodotto indicato al precedente quinto comma. Per il gruppo formato dalle residue settimane – inferiori a 52 – il totale delle retribuzioni non è preso in considerazione per la parte eccedente il prodotto della retribuzione settimanale corrispondente al limite massimo, aumentato del 5 per cento, della penultima classe della tabella in vigore alla data di decorrenza della pensione, per il numero delle settimane comprese nel gruppo stesso.
Per le pensioni indicate al primo comma, cessano di avere efficacia le norme di cui ai commi terzo, quarto e quinto dell’articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1968, n. 488.
Le gratificazioni annuali e periodiche, nonché i conguagli di retribuzione spettanti a seguito di norme di legge o di contratto aventi effetto retroattivo, indipendentemente dal periodo cui tali emolumenti si riferiscono, devono essere cumulati, ai fini del calcolo dei contributi, alla retribuzione del mese di corresponsione.
Il secondo e il terzo comma dell’articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1957, n. 818, sono abrogati.

Art. 15
Agli effetti previsti dall’art. 14, i contributi agricoli giornalieri obbligatori e quelli figurativi derivanti da disoccupazione agricola, accreditati per ciascun anno agrario, si ripartiscono in modo uniforme nelle settimane che costituiscono l’anno stesso e si considera quale settimana di contribuzione il numero di contributi giornalieri risultante dalla ripartizione.
Nel caso in cui nel corso dell’anno agrario il lavoratore possa far valere anche settimane di contribuzione effettiva in costanza di lavoro e figurativa diverse da quelle indicate al comma precedente, la retribuzione da prendere in considerazione per il calcolo della pensione è costituita, per tali settimane, dalla somma delle retribuzioni afferenti alla contribuzione agricola e non agricola.
Qualora il numero dei contributi giornalieri obbligatori e di quelli figurativi per disoccupazione agricola accreditati nell’anno agrario risulti inferiore ad un anno di contribuzione, in base ai rapporti desumibili dall’art. 9, sub art. 2 della legge 4 aprile 1952, n. 218, secondo le qualifiche attribuite ai fini del diritto alla pensione, deve essere computato, per ciascuna settimana di contribuzione, un numero di contributi giornalieri pari a quello equivalente a un contributo settimanale sulla base degli anzidetti rapporti .
La disposizione di cui al precedente comma non si applica in relazione alle settimane per le quali risulti versata o accreditata contribuzione diversa da quella agricola giornaliera e figurativa per disoccupazione agricola.
Con effetto dal 1° gennaio 1969 è abrogato l’art. 6 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1968, n. 488.

Art. 16
Per i lavoratori agricoli con qualifica di salariati fissi e di giornalieri di campagna ed assimilati, la misura delle retribuzioni da prendere in considerazione, ai fini del calcolo della pensione, per i periodi di contribuzione figurativa antecedenti il 1° agosto 1968 è quella stabilita dall’art. 28, terzo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1968, n. 488.

Art. 17
Con effetto dal 1° gennaio 1969 le pensioni a carico della Gestione speciale per i lavoratori delle miniere, cave e torbiere sono aumentate in misura pari al dieci per cento del loro ammontare.
Con la stessa decorrenza di cui al comma precedente gli importi dei trattamenti minimi di pensione liquidati a carico della Gestione speciale anzidetta sono elevati a lire 23.000 mensili.
Ai fini del calcolo delle pensioni della Gestione speciale trova applicazione il disposto degli articoli 11, 14 e19 della presente legge. L’onere conseguente all’applicazione dell’art. 19 viene assunto, successivamente alla riliquidazione della pensione per compimento del 60° anno di età del lavoratore, a carico dell’assicurazione generale obbligatoria per la quota relativa alla pensione anticipata.
Nei confronti del pensionato della Gestione speciale il quale si rioccupi prima del compimento del 60° anno di età, alle dipendenze di imprese esercenti miniere, cave e torbiere, si fa luogo alla sospensione dell’erogazione delle quote di pensione anticipata e integrativa.
Qualora la rioccupazione avvenga, prima del compimento del 60° anno di età da parte del pensionato, con guadagno continuativo e normale in settori diversi da quelli indicati al precedente comma, viene sospesa l’erogazione della quota di pensione integrativa e viene ridotta la quota di pensione anticipata secondo i criteri contenuti nell’art. 20 della presente legge.
Nel caso in cui il pensionato si rioccupi dopo il compimento del 60° anno di età, si applicano le disposizioni contenute nell’art. 20 sull’intero importo del trattamento pensionistico in atto.
In relazione a quanto disposto nei tre commi precedenti, a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge i commi settimo, ottavo e nono dell’art. 33 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1968, n. 488, sono abrogati.

Art. 18
Per gli iscritti alla Gestione speciale per i lavoratori delle miniere, cave e torbiere che siano stati addetti complessivamente, anche se con discontinuità, per almeno 15 anni a lavori di sotterraneo, i requisiti di assicurazione e di contribuzione di cui ai punti a) e b) del primo comma dell’art. 22 della presente legge possono essere perfezionati con la maggiorazione di anzianità di cui al terzo comma dell’art. 33 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1968, n. 488, per un massimo di 5 anni.
Al fine di comprovare l’effettivo espletamento dei 15 anni di lavoro in sotterraneo, l’interessato deve esibire idonea documentazione dalla quale risultino i periodi di lavoro in sotterraneo, coperti da contribuzione nella assicurazione generale obbligatoria, effettuati anteriormente al 1° luglio 1958; i periodi successivi a tale data debbono essere comprovati mediante le speciali marche di cui all’art. 7 della legge 3 gennaio 1960, n. 5.
La pensione di cui al primo comma del presente articolo è posta a carico della Gestione speciale dei lavoratori delle miniere, cave e torbiere, fermo restando il disposto dell’art. 8 della legge 3 gennaio 1960, n. 5.
Al compimento del 55° anno di età, l’interessato può ottenere, a domanda, la pensione anticipata di cui allalegge 3 gennaio 1960, n. 5, e successive modificazioni calcolata sulla base dell’anzianità contributiva fatta valere nell’assicurazione generale obbligatoria maggiorata di un periodo pari a quello compreso tra la data di decorrenza di detta pensione ed il compimento del 60° anno di età. Nel caso che la pensione così calcolata risulti di importo inferiore a quello già in pagamento, viene mantenuto in favore del pensionato il trattamento pensionistico in atto.
A decorrere dal primo giorno del mese successivo a quello del quale il lavoratore compie il 60° anno di età, la pensione di cui al primo comma del presente articolo viene riliquidata con l’applicazione delle norme di cui al quarto, quinto e sesto comma dell’art. 33 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1968, n. 488, con le modifiche ed integrazioni apportate dalla presente legge. Qualora l’anzianità contributiva, effettiva e convenzionale, sulla cui base è stata liquidata la pensione di cui al precedente primo comma risulti inferiore all’anzianità contributiva fatta valere dal lavoratore al compimento del 60° anno di età, la pensione è liquidata sulla base di quest’ultima anzianità; resta fermo il disposto di cui al sesto comma dell’art. 33 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1968, n. 488.

Perequazione automatica delle pensioni

Art. 19
Gli importi delle pensioni a carico dell’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti e delle gestioni speciali dell’assicurazione medesima per i lavoratori autonomi, ivi compresi i trattamenti minimi, al netto delle quote di maggiorazione per familiari a carico, con effetto dal 1° gennaio di ciascun anno, sono aumentati in misura percentuale pari all’aumento percentuale dell’indice del costo della vita calcolato dall’Istituto centrale di statistica ai fini della scala mobile delle retribuzioni dei lavoratori dell’industria. Sono escluse dall’aumento le pensioni aventi decorrenza compresa nell’anno anteriore a quello da cui ha effetto l’aumento, salvo quanto disposto nel penultimo comma del presente articolo.
Ai fini previsti nel precedente comma la variazione percentuale dell’indice del costo della vita è determinata confrontando il valore medio dell’indice relativo al periodo compreso dal diciassettesimo al sesto mese anteriore a quello da cui ha effetto l’aumento delle pensioni con il valore medio dell’indice in base al quale è stato effettuato il precedente aumento .
L’aumento delle pensioni non ha luogo quando l’aumento dell’indice di cui al primo comma risulta inferiore al due per cento; in tal caso, nell’anno successivo l’aumento delle pensioni ha luogo indipendentemente dall’entità dell’aumento dell’indice del costo della vita.
Le misure dei trattamenti minimi, raggiunte dal 1° gennaio di ciascun anno in base agli aumenti derivanti dalle norme contenute nei precedenti commi, si applicano anche alle pensioni liquidate con decorrenza pari o successiva a tale data nonché a quelle aventi decorrenza compresa nell’anno anteriore a quello da cui ha effetto l’aumento.
La variazione percentuale d’aumento dell’indice di cui al primo comma è accertata con decreto del Ministro per il lavoro e la previdenza sociale, di concerto con il Ministro per il tesoro.

Disciplina del cumulo della pensione con la retribuzione

Art. 20
A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, l’art. 20 del D.P.R. 27 aprile 1968, n. 488, è sostituito dal seguente: «Non sono cumulabili, nella misura del 50 per cento del loro importo, con la retribuzione lorda percepita in costanza di rapporto di lavoro alle dipendenze di terzi e fino a concorrenza della retribuzione stessa, le quote eccedenti i trattamenti minimi delle pensioni di vecchiaia e di invalidità liquidate a carico dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti, di quelle liquidate a carico delle gestioni speciali dei coltivatori diretti, mezzadri e coloni, degli artigiani e degli esercenti attività commerciali nonché di quelle liquidate a norma dell’art. 13 della L. 21 luglio 1965, n. 903, non è altresì cumulabile la quota di pensione eventualmente eccedente lire 100.000 mensili risultante dall’applicazione del disposto del presente comma.Ai fini dell’applicazione del divieto di cumulo di cui al presente articolo, le pensioni e le retribuzioni si intendono al netto delle maggiorazioni e delle integrazioni per carichi di famiglia. Agli stessi fini, dalle retribuzioni devono essere detratte anche le quote dovute per tributi erariali e per contributi previdenziali ed assistenziali. Le disposizioni contenute nei commi precedenti si applicano anche alle pensioni delle assicurazioni generali obbligatorie per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti sulle quali è esercitato il diritto di sostituzione in qualsiasi forma da parte di fondi obbligatori di previdenza gestiti dall’Istituto nazionale della previdenza sociale, salvo quanto disposto al successivo comma. Nei casi in cui sulle pensioni liquidate a carico dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti è esercitato il diritto di sostituzione da parte di amministrazioni dello Stato e di enti locali, le disposizioni contenute nei precedenti commi trovano applicazione limitatamente alle quote di pertinenza dei pensionati. I titolari di pensione che svolgono attività in qualità di lavoratori agricoli con qualifica di salariati fissi, di giornalieri di campagna ed assimilati e in qualità di lavoratori addetti ai servizi domestici e familiari non sono soggetti alle norme di cui al presente articolo. Il divieto di cumulo della pensione con la retribuzione non si applica alla tredicesima rata di pensione, Né alle pensioni corrisposte a coloro che svolgono attività lavorativa alle dipendenze di terzi fuori del territorio nazionale ».
Per le pensioni di invalidità liquidate con decorrenza anteriore alla data di entrata in vigore della presente legge sono fatte salve le condizioni di miglior favore di cui all’art. 20 del D.P.R. 27 aprile 1968, n. 488, nel testo precedente all’entrata in vigore delle modificazioni di cui al presente articolo .
Nel periodo compreso fra il 1° gennaio 1969 e la data di entrata in vigore della presente legge, gli aumenti delle pensioni previste dagliartt. 7 e9 della presente legge sono cumulabili con la retribuzione percepita in costanza di rapporto alle dipendenze di terzi .

Art. 21
All’art. 21 del D.P.R. 27 aprile 1968, n. 488 è aggiunto il seguente comma: «Qualora l’orario settimanale di lavoro previsto dalle norme contrattuali sia ripartito in un numero di giorni inferiore a sei, l’ammontare della detrazione da effettuare per ciascuna settimana di lavoro è determinato moltiplicando l’importo della trattenuta giornaliera di cui al comma precedente per sei».

Art. 22
A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, gli iscritti alle assicurazioni obbligatorie per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti, dei lavoratori delle miniere, cave e torbiere, dei coltivatori diretti, mezzadri e coloni, degli artigiani e degli esercenti attività commerciali hanno diritto alla pensione a condizione che:
a) siano trascorsi 35 anni dalla data di inizio dell’assicurazione, ivi compresi i periodi riconosciuti utili in favore degli ex combattenti, militari e categorie assimilate, nonché quelli di cui al quarto comma del successivoart. 49;
b) possano far valere almeno 35 anni di contribuzione effettiva in costanza di lavoro, volontaria e figurativa accreditata a favore degli ex combattenti, militari e categorie assimilate, nonché quella di cui al quarto comma del successivo art. 49 ;
c) non prestino attività lavorativa subordinata alla data della presentazione della domanda di pensione.
Il requisito di cui alla lettera b) si intende perfezionato quando a favore dell’assicurato risultino versati almeno 1820 contributi settimanali.
Per gli operai agricoli i contributi sono calcolati ragguagliando la contribuzione giornaliera a contribuzione settimanale, secondo la qualifica risultante, ai fini del diritto alla pensione per vecchiaia, dall’applicazione dell’art. 9, sub art. 2 della legge 4 aprile 1952, n. 218, sulla base dei rapporti desumibili dallo stesso articolo. A tal fine, si considera utile tutta la contribuzione agricola, indipendentemente dalla sua collocazione temporale e cioè anche quella che ecceda, eventualmente, in ciascun anno, il numero delle giornate considerato equivalente ad un anno di contribuzione, in relazione al sesso e alla qualifica di appartenenza dell’assicurato, dal citato art. 9, sub art. 2, sino alla concorrenza degli anni di iscrizione negli elenchi nominativi.
Allorchè i lavoratori agricoli possano far valere anche contributi relativi ad attività soggetta all’assicurazione obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti in settori diversi dall’agricoltura, le settimane di contribuzione relative all’attività stessa si aggiungono agli anni di contribuzione agricola determinati con i criteri di cui al comma precedente.
La pensione spettante ai sensi del presente articolo è calcolata in base alle norme vigenti nelle rispettive gestioni e decorre dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda.
La pensione di anzianità è equiparata a tutti gli effetti alla pensione di vecchiaia quando il titolare di essa compie l’età stabilita per il pensionamento di vecchiaia.
La pensione liquidata in base al presente articolo non è cumulabile con la retribuzione lorda percepita in costanza di rapporto di lavoro alle dipendenze di terzi. La tredicesima rata di pensione non è cumulabile con la tredicesima mensilità di retribuzione o con gli equivalenti emolumenti, corrisposti in occasione delle festività natalizie .
I divieti di cumulo di cui al precedente comma, non si applicano nei confronti dei titolari di pensioni che svolgono attività lavorativa alle dipendenze di terzi con qualifica di salariati fissi, di giornalieri di campagna ed assimilati, di addetti ai servizi domestici e familiari .
Ai fini dell’applicazione del divieto di cumulo di cui al presente articolo, la pensione e la retribuzione si intendono al netto delle maggiorazioni e delle integrazioni per carichi di famiglia. Agli stessi fini, dalla retribuzione devono essere detratte anche le quote dovute per tributi erariali e per contributi previdenziali ed assistenziali.
Si applicano le disposizioni contenute negli articoli 21, 22, terzo comma, e23 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1968, n. 488.
Le disposizioni di cui ai commi precedenti si applicano anche alle pensioni liquidate con decorrenza anteriore alla data di entrata in vigore della presente legge a norma dell’art. 16 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1968, n. 488.
Gli articoli 5, ultimo comma, della legge 18 marzo 1968, n. 238 e16 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1968, n. 488, sono abrogati.

Modificazioni alle norme sui trattamenti di riversibilità

Art. 23
Al titolare di pensione di riversibilità che sia anche beneficiario di altra pensione a titolo proprio a carico dell’assicurazione obbligatoria è garantito il trattamento minimo sulla pensione diretta.
La pensione di riversibilità in tale caso è calcolata in conformità di quanto previsto dall’articolo 22, L. 21 luglio 1965, n. 903, e non viene integrata al trattamento minimo.

Art. 24
L’art. 7 della legge 12 agosto 1962, n. 1338, modificato dall’art. 24 della legge 21 luglio 1965, n. 903, è sostituito dal seguente: “Non ha diritto alla pensione prevista dall’art. 13 del regio decreto-legge 14 aprile 1939, n. 636, modificato dall’art. 2 della legge 4 aprile 1952, n. 218, il coniuge: 1) quando sia passata in giudicato la sentenza di separazione personale per sua colpa; 2) quando, dopo la decorrenza della pensione, il pensionato abbia contratto matrimonio in età superiore a 72 anni ed il matrimonio sia durato meno di 2 anni. Si prescinde dai requisiti di cui al punto 2 del precedente comma quando sia nata prole anche postuma o il decesso sia avvenuto per causa di infortunio sul lavoro, di malattia professionale o per causa di guerra o di servizio».
Ai superstiti dell’assicurato, deceduto anteriormente al 1° gennaio 1940 e che al momento della morte era in possesso dei requisiti di assicurazione e di contribuzione stabiliti per il diritto alla pensione di invalidità o di vecchiaia, spetta la pensione di riversibilità con decorrenza dal 1° gennaio 1969, a condizione che nei loro confronti non sussistano le cause di esclusione previste dalle vigenti disposizioni di legge.
La domanda per ottenere la pensione di cui al comma precedente deve essere presentata dagli aventi diritto, a pena di decadenza, entro il termine di tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge.
Ai fratelli celibi e alle sorelle, nubili superstiti del pensionato o dell’assicurato, deceduto anteriormente alla data di entrata in vigore dellalegge 21 luglio 1965, n. 903, che non siano titolari di pensioni e che alla data della morte del dante causa risultavano permanentemente inabili al lavoro ed a suo carico, spetta la pensione di riversibilità in mancanza del coniuge, dei figli e dei genitori superstiti del pensionato o dell’assicurato medesimo.

Art. 25
I superstiti indicati all’articolo 22 della L. 21 luglio 1965, n. 903, hanno diritto alla pensione indiretta o di riversibilità a carico della Gestione speciale per i coltivatori diretti, mezzadri e coloni, con le stesse norme stabilite per la assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti, a condizione che l’iscritto alla gestione predetta sia deceduto successivamente alla data di entrata in vigore della presente legge e, se titolare di pensione a carico della gestione, che questa abbia decorrenza dal 1° gennaio 1970 o successiva.
Qualora non ricorrano le condizioni menzionate al comma precedente continuano a trovare applicazione le disposizioni di cui al secondo comma dell’art. 18 della legge 26 ottobre 1957, n. 1047.
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Ove non ricorrano le condizioni previste al precedente comma, i contributi indicati nel comma stesso possono essere computati ai fini dell’acquisizione del diritto alla pensione indiretta o di riversibilità e della misura di essa solo se sussistono le condizioni di cui all’articolo 18 della legge 26 ottobre 1957, n. 1047.
Sono abrogati dal 1° gennaio 1970 il terzo comma dell’art. 21 della L. 22 luglio 1966, numero 613; e l’ultimo comma dell’art. 7 della L. 9 gennaio 1963, n. 9.

Pensioni ai cittadini ultrasessantacinquenni sprovvisti di reddito

Art. 26
Ai cittadini italiani, residenti nel territorio nazionale, che abbiano compiuto l’età di 65 anni, che posseggano redditi propri assoggettabili all’imposta sul reddito delle persone fisiche per un ammontare non superiore a lire 336.050 annue e, se coniugati, un reddito, cumulato con quello del coniuge, non superiore a lire 1.320.000 annue è corrisposta, a domanda una pensione sociale non riversibile di lire 336.050 annue da ripartirsi in 13 rate mensili di lire 25.850 annue ciascuna. La tredicesima rata è corrisposta con quella di dicembre ed è frazionabile. Non si procede al cumulo del reddito con quello del coniuge nel caso di separazione legale .
Dal computo del reddito suindicato sono esclusi gli assegni familiari ed il reddito della casa di abitazione .
Non hanno diritto alla pensione sociale:
1) coloro che hanno titolo a rendite o prestazioni economiche previdenziali ed assistenziali, fatta eccezione per gli assegni familiari, erogate con carattere di continuità dallo Stato o da altri enti pubblici o da Stati esteri;
2) coloro che percepiscono pensioni di guerra, fatta eccezione dell’assegno vitalizio annuo agli ex combattenti della guerra 1915-18 e precedenti .
La esclusione di cui al precedente comma non opera qualora l’importo dei redditi ivi considerati non superi lire 336.050 annue .
Coloro che percepiscono le rendite o le prestazioni o i redditi previsti nei precedenti commi, ma di importo inferiore a lire 336.050 annue, hanno diritto alla pensione sociale ridotta in misura corrispondente all’importo delle rendite, prestazioni e redditi percepiti .
L’importo della pensione sociale di cui al primo comma è comprensivo, per il 1974, degli aumenti derivanti dalla perequazione automatica della pensione di cui al precedente art. 19 .
I limiti di lire 336.050 previsti nel primo, quarto e quinto comma del presente articolo sono elevati dalla perequazione automatica di cui al precedente art. 19 .
Qualora, a seguito della riduzione prevista dal comma precedente, la pensione sociale risulti di importo inferiore a lire 3.500 mensili, l’Istituto nazionale della previdenza sociale ha facoltà di porla in pagamento in rate semestrali anticipate.
La pensione è posta a carico del Fondo sociale, nel cui seno è costituita apposita gestione autonoma, ed è corrisposta, con le stesse modalità previste per l’erogazione delle pensioni, dall’Istituto nazionale della previdenza sociale, al quale compete l’accertamento delle condizioni per la concessione sulla base della documentazione indicata nel comma successivo.
La domanda per ottenere la pensione è presentata alla sede dell’INPS nella cui circoscrizione territoriale è compreso il comune di residenza dell’interessato .
La domanda stessa deve essere corredata dal certificato di nascita e dalla certificazione da rilasciarsi, senza spese, dagli uffici finanziari sulla dichiarazione resa dal richiedente su modulo conforme a quello approvato con decreto del Ministro delle finanze, da emanarsi entro il mese di ottobre 1974, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, da cui risulti l’esistenza dei prescritti requisiti .
La pensione decorre dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda e non è cedibile, Né sequestrabile, Né pignorabile. Per coloro che, potendo far valere i requisiti di cui al primo comma, presentino la domanda entro il primo anno di applicazione della presente legge, la pensione decorre dal 1° maggio 1969 o dal mese successivo a quello di compimento dell’età, qualora quest’ultima ipotesi si verifichi in data successiva a quella di entrata in vigore della legge.
Chiunque compia dolosamente atti diretti a procurare a sé o ad altri la liquidazione della pensione non spettante è tenuto a versare una somma pari al doppio di quella indebitamente percepita, il cui provente è devoluto al Fondo sociale. La suddetta sanzione è comminata dall’Istituto nazionale della previdenza sociale attraverso le proprie sedi provinciali.
Per i ricorsi amministrativi contro i provvedimenti dell’INPS concernenti la concessione della pensione, nonché per la comminazione delle sanzioni pecuniarie di cui al comma precedente e per le conseguenti controversie in sede giurisdizionale, si applicano le norme che disciplinano il contenzioso in materia di pensioni a carico dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti di cui al R.D.L. 4 ottobre 1935, n. 1827, e successive modificazioni e integrazioni.

! b!Deleghe al Governo

(omissis)

Disposizioni d’attuazione transitorie e finali

Art. 38
La misura dei contributi dovuti dalle categorie interessate ai regimi di pensione indicati nell’art. 9 della presente legge può essere modificata, per il quinquennio 1971-75, con decreto del Presidente della Repubblica ad iniziativa del Ministro per il lavoro e la previdenza sociale, di concerto con i Ministri per il tesoro e per il bilancio e la programmazione economica, sentite le confederazioni sindacali a carattere nazionale rappresentate nel Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, al fine di conseguire, secondo i principi di cui all’art. 9 della legge 18 marzo 1968, n. 238, l’equilibrio delle relative gestioni.

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Art. 39
Nei casi di fallimento o di crisi dell’azienda, determinata da eccezionali calamità naturali, da dichiararsi di volta in volta con decreto del Ministro per il lavoro e la previdenza sociale, allorché si verifichino omissioni contributive nell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti, è consentito l’accredito dei relativi contributi non prescritti, in favore dei lavoratori interessati, mediante prelievo delle somme corrispondenti ai contributi base e di adeguamento delle riserve delle rispettive gestioni.
I prelievi non possono, comunque, superare l’importo che sarà determinato dal consiglio di amministrazione dell’Istituto nazionale della previdenza sociale, all’inizio di ciascun anno finanziario. Le eventuali eccedenze di ciascun anno potranno essere utilizzate ad integrazione delle somme determinate per gli anni successivi.
Restano ferme le disposizioni sul recupero delle somme dovute all’Istituto, nonché quelle relative alle penalità previste per le suddette omissioni.

Art. 40
All’art. 27 del regio decreto-legge 14 aprile 1939, 636, sono aggiunti i seguenti commi: “Il requisito di contribuzione stabilito per il diritto alle prestazioni di vecchiaia, invalidità e superstiti, si intende verificato anche quando i contributi non siano effettivamente versati, ma risultino dovuti nei limiti della prescrizione decennale. Il rapporto di lavoro deve risultare da documenti o prove certe. I periodi non coperti da contribuzione di cui al comma precedente sono considerati utili anche ai fini della determinazione della misura delle pensioni”.

Art. 41
Il termine di prescrizione di cui all’art. 55 del regio decreto-legge 4 ottobre 1935, n. 1827, convertito nellalegge 6 aprile 1936, n. 1155, è elevato a dieci anni .
La disposizione, di cui al precedente comma si applica anche alle prescrizioni in corso alla data di entrata in vigore della presente legge.

Art. 42

Art. 43
Con effetto dal 1° gennaio 1969, sono apportate le seguenti modifiche agliarticoli 6,7 e 9 del testo unico delle norme sugli assegni familiari, approvato con decreto del presidente della Repubblica 30 maggio 1955, n. 797, e successive modificazioni:
1) La lettera a) dell’art. 6 è sostituita dalla seguente: a) il marito nei confronti della moglie purché essa non abbia, per redditi di qualsiasi natura, proventi superiori nel complesso a lire 21.000 mensili. Non sono considerate ai fini predetti le pensioni di guerra sia dirette che indirette».
2) la lettera b) dell’art. 7 è sostituita dalla seguente: b) i genitori abbiano, per i redditi di qualsiasi natura, proventi superiori nel complesso a lire 21.000 mensili nel caso di un solo genitore e a lire 32.000 mensili nel caso di due genitori. Non sono considerate ai fini predetti le pensioni di guerra sia dirette che indirette».
3) L’art. 9 è sostituito dal seguente: “I limiti di reddito previsti negli articoli 6 e 7 per la corresponsione degli assegni familiari nei confronti del coniuge e dei genitori sono elevati, nel caso di redditi derivanti esclusivamente da trattamento di pensione, a lire 30.000 mensili per il coniuge e per un solo genitore e a lire 54.000 mensili per i due genitori».
Con effetto dal 1° gennaio 1969, il terzo comma dell’art. 21 della legge 21 luglio 1965, n. 903, è sostituito dal seguente: “L’aumento previsto alle lettera a) e b) del primo comma spetta anche alla moglie a carico del pensionato o al marito, a carico della pensionata, invalido al lavoro ai sensi del primo comma dell’art. 10 del regio decreto-legge 14 aprile 1939, n. 636, convertito, con modificazioni, nellalegge 6 luglio 1939, n. 1272, purché essi non abbiano proventi di qualsiasi natura superiori nel complesso a lire 21.000 mensili o a lire 30.000 mensili ove si tratti di redditi derivanti esclusivamente da trattamento di pensione» .
Ai fini di quanto previsto dall’art. 3, ultimo comma, del D.Lgs.Lgt. 21 novembre 1945, n. 722, e successive modificazioni ed estensioni, non si considerano i redditi costituiti da pensioni dell’assicurazione obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti nei casi in cui le pensioni stesse non superino i limiti stabiliti dall’art. 7 della presente legge.
I miglioramenti stabiliti dalla presente legge non sono computabili ai fini dei limiti di reddito di cui all’art. 12, terzo comma, della legge 15 febbraio 1958, n. 46.

Art. 44
All’art. 21 della legge 21 luglio 1965, n. 903, sono aggiunti i seguenti commi: “In caso di coniugi entrambi pensionati è concessa una sola quota di maggiorazione della pensione, da liquidare al coniuge che riveste la qualifica di capo famiglia, per ciascuna delle persone indicate nei precedenti commi. Le quote di maggiorazione delle pensioni escludono il diritto agli assegni familiari ovvero alle integrazioni, comunque denominate, della retribuzione previsti per il titolare della pensione o per altro familiare, relativamente agli stessi beneficiari».
Il presente articolo si applica anche ai lavoratori anziani titolari dell’assegno di cui all’articolo 11 della legge 5 novembre 1968, n. 1115.
Il primo ed il secondo comma dell’art. 22 del D.P.R. 27 aprile 1968, n. 488, sono abrogati.

Art. 45
Per la liquidazione delle quote di maggiorazione, aventi decorrenza dalla data di entrata in vigore della presente legge, ai fini della determinazione della vivenza a carico si applicano le norme ed i criteri vigenti in materia di assegni familiari.
Con deliberazione del consiglio di amministrazione dell’Istituto nazionale della previdenza sociale, sentiti il comitato speciale per gli assegni familiari ed il comitato speciale di cui all’art. 29 della presente legge, verrà stabilito l’importo forfettario degli assegni familiari non erogati per effetto delle disposizioni dell’art. 44 da corrispondersi al «Fondo pensioni dei lavoratori dipendenti» da parte della Cassa unica per gli assegni familiari.

Art. 46
A decorrere dal 1° gennaio 1970 le quote di maggiorazione delle pensioni a carico dell’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti, di cui all’art. 21 della legge 21 luglio 1965, n. 903, spettano per dodici mesi all’anno nella misura degli assegni familiari corrisposti ai lavoratori dell’industria e possono essere erogate al pensionato anche con separati pagamenti.
Per le pensioni liquidate con decorrenza dal 1° gennaio 1969 le quote di maggiorazione predette non possono superare la misura degli assegni familiari corrisposti ai lavoratori dell’industria.
I titolari di pensione con decorrenza anteriore al 1° gennaio 1969, i quali fruiscano di quote di maggiorazione per carichi di famiglia di importo più elevato, mantengono il maggiore trattamento fino a totale assorbimento della parte eccedente la misura stabilita al comma precedente in occasione di miglioramenti della misura delle pensioni o delle quote di maggiorazione a cominciare dai miglioramenti derivanti dalla presente legge.

Art. 47

Art. 47. L’art. 11 della legge 5 novembre 1968, n. 1115, è sostituito dal seguente: «Nel periodo compreso fra il 1° gennaio 1969 ed il 31 dicembre 1973 agli operai e agli impiegati dipendenti da aziende industriali, diverse da quelle edili, che all’atto del licenziamento, determinato dalle situazioni che formano oggetto del decreto di cui all’art. 3 della presente legge, abbiano compiuto 57 anni di età se uomini o 52 anni se donne e possano far valere nell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti 180 contributi mensili ovvero 780 contributi settimanali di cui, rispettivamente, alle tabelle A) e B) allegate al decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1968, n. 488, è dovuto, a domanda, a decorrere dal primo giorno del mese successivo a quello stabilito dal decreto anzidetto o a quello del licenziamento, se posteriore, un assegno in misura pari alla pensione calcolata secondo le norme in vigore anteriormente al 1° maggio 1968, aumentato dell’importo previsto dall’art. 1 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1968, n. 488. L’assegno non può essere inferiore al trattamento minimo in vigore nell’assicurazione generale obbligatoria per i lavoratori di età inferiore a 65 anni. L’assegno, salvo il diritto di opzione, è sostitutivo del trattamento previsto dal precedente art. 8 e non è cumulabile Né con la retribuzione percepita in costanza di rapporto di lavoro, Né con altri trattamenti di pensione, Né con l’indennità di disoccupazione ed è corrisposto fino a tutto il mese nel quale i lavoratori compiono l’età del pensionamento. Dal divieto di cumulo sono escluse le pensioni di guerra e gli altri trattamenti a queste assimilabili per disposizioni di legge. L’opzione di cui al precedente terzo comma è irrevocabile e deve essere esercitata dal lavoratore in occasione della domanda intesa ad ottenere la concessione dell’assegno previsto dal presente articolo ovvero del trattamento stabilito dall’art. 8. I titolari dell’assegno hanno diritto all’assistenza di malattia in base allalegge 4 agosto 1955, n. 692, e successive modificazioni. Ai predetti titolari si applicano le disposizioni contenute negliarticoli 21, 22, terzo comma, e 23 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1968, n. 488, nonché quelle dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti che disciplinano i ricorsi, le controversie e le modalità di erogazione delle prestazioni».

Art. 48
Il limite di età previsto dall’art. 1, terzo comma, lettera b) della legge 4 agosto 1955, n. 692, ai fini della erogazione della assistenza sanitaria per i figli, o altri familiari ad essi equiparati, dei titolari di pensione o di rendita considerati dallo stesso art. 1, primo comma, è elevato al 21° anno qualora gli stessi frequentino una scuola media o professionale e fino al compimento degli studi superiori o universitari entro la durata del corso legale, ma non oltre il 26° anno di età.
L’onere derivante dalla erogazione dell’assistenza sanitaria prevista dal presente articolo è rimborsato annualmente alle gestioni ed enti mutualistici che erogano l’assistenza anzidetta da parte delle gestioni pensionistiche interessate.

Art. 49
I periodi di servizio militare e quelli equiparati di cui agli articoli 56, n. 1, del regio decreto-legge 4 ottobre 1935, n. 1827;7, 8 e 9 della legge 20 febbraio 1958, n. 55, nonché i periodi di servizio militare ed equiparati di cui allalegge 2 aprile 1958, n. 364, sono considerati utili a richiesta dell’interessato ai fini del diritto e della determinazione della misura della pensione dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti, anche se tali periodi eccedano la durata del servizio di leva e gli assicurati anteriormente all’inizio dei servizi predetti, non possano far valere periodi di iscrizione nell’assicurazione anzidetta .
La disposizione di cui al precedente comma non si applica nei confronti di coloro che abbiano prestato o prestino servizio militare come militare di carriera e nei confronti di coloro in cui favore il periodo di servizio militare o assimilato sia stato o possa venir riconosciuto ai fini di altro trattamento pensionistico sostitutivo dell’assicurazione generale obbligatoria.
Dall’entrata in vigore della presente legge le norme dell’art. 6 della legge 28 marzo 1968, n. 341, cessano di applicarsi all’assicurazione predetta.
Sono altresì considerati utili ai fini del diritto alla pensione e della determinazione della misura di essa i contributi accreditati ai sensi dellalegge 10 marzo 1955, n. 96, e successive modificazioni e integrazioni.
Il secondo comma dell’art. 11 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1968, n. 488, è così modificato: «Agli effetti previsti dal presente articolo i contributi accreditati ai sensi dellalegge 10 marzo 1955, n. 96, e successive modificazioni, sono equiparati ai contributi volontari, su espressa domanda dell’interessato».

Art. 50

Art. 51
Agli impiegati già esclusi dall’obbligo delle assicurazioni sociali per effetto degli articoli 2 del decreto legislativo 27 ottobre 1922, n. 1479, 38, n. 1, del regio decreto-legge 4 ottobre 1935, n. 1827, e5 del regio decreto legge 14 aprile 1939, n. 636, è data facoltà di provvedere al riscatto dei periodi per i quali ha operato tale esclusione, compresi tra la data di istituzione dell’assicurazione obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti e il 1° settembre 1950, con le norme e le modalità di cui all’art. 13 della legge 12 agosto 1962, n. 1338, con la riduzione del 50 per cento dell’onere dalla legge stessa previsto a carico del richiedente.
La facoltà di riscatto, da esercitarsi nei modi previsti dal citato art. 13 della legge 12 agosto 1962, n. 1338, è estesa a tutti i cittadini italiani che abbiano prestato lavoro subordinato all’estero, nel territorio libico o delle ex colonie italiane, non coperto da assicurazione sociale riconosciuta dalla legislazione italiana.
Le disposizioni di cui allalegge 1° febbraio 1962, n. 35, già prorogate con lalegge 17 marzo 1965, n. 179, riguardanti il riconoscimento, a favore dei lavoratori della Venezia Giulia e della Venezia Tridentina, dell’opera prestata prima dell’entrata in vigore del regio decreto-legge 29 novembre 1925, n. 2146, ai fini dell’assicurazione obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti e dei fondi speciali di previdenza sostitutivi della medesima, sono richiamate in vigore per un anno dalla data da cui avrà effetto la presente legge. Ai soli fini del requisito di almeno un anno di contribuzione nell’ultimo quinquennio previsto dall’art. 5 della legge 4 aprile 1952, n. 218, per l’autorizzazione alla prosecuzione volontaria dei versamenti contributivi e dall’art. 9, n. 2, lettera b) sub 2 della legge medesima, per il conseguimento della pensione da parte dell’assicurato invalido e dei superstiti di assicurato, i contributi di riscatto di cui al comma precedente si considerano versati per il periodo immediatamente anteriore all’entrata in vigore della presente legge.
Per l’esercizio della facoltà prevista dal terzo comma del presente articolo, l’interessato è tenuto ad esibire all’Istituto nazionale della previdenza sociale, a corredo della domanda, apposita dichiarazione sostitutiva di atto notorio nonché la certificazione del luogo di residenza all’epoca di svolgimento dell’attività lavorativa.

Art. 52
All’articolo unico dellalegge 2 aprile 1958, n. 322, è aggiunto il seguente comma: “Tali norme sono valide anche per il personale cessato dal servizio prima del 30 aprile 1958. Qualora gli iscritti a dette forme obbligatorie di previdenza abbiano ottenuto una liquidazione in luogo di pensione per il corrispondente periodo di iscrizione, possono chiedere all’Istituto nazionale della previdenza sociale la costituzione della posizione assicurativa, mediante il versamento dei contributi alle stesse condizioni a cui li avrebbero versati le gestioni previdenziali in applicazione della presente legge».

Art. 53
Per le pensioni a carico dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti, liquidate con decorrenza successiva al 31 dicembre 1968 e fino all’entrata in vigore della presente legge, è data facoltà, al titolare, di esercitare nuovamente la facoltà di opzione prevista dall’articolo 14 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1968, n. 488.
Il secondo comma dell’articolo 14 del citato decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1968, n. 488 è abrogato con effetto dal 1° maggio 1968. Le pensioni dovranno essere liquidate d’ufficio.

Art. 54
La facoltà di opzione di cui al primo comma dell’articolo 14 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1968, n. 488, può essere esercitata fino al 31 dicembre 1971.
Entro tale data, qualora permangano le condizioni previste dal citato art. 14, con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro per il lavoro e la previdenza sociale di concerto con il Ministro per il tesoro, sentito il consiglio di amministrazione dell’Istituto nazionale della previdenza sociale, il termine per l’esercizio della facoltà predetta può essere ulteriormente prorogato.

Art. 55
Dal divieto di cumulo della pensione con la retribuzione previsto dall’art. 20 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1968, n. 488 nel testo precedente all’entrata in vigore delle modificazioni di cui all’art. 20 della presente legge, deve intendersi esclusa la tredicesima rata di pensione.

Art. 56
Coloro che possono far valere le condizioni di contribuzione di cui al primo comma dell’art. 11 della legge 12 agosto 1962, n. 1338, hanno facoltà, qualunque sia la loro età, di presentare domanda di prosecuzione volontaria nei primi due anni decorrenti dalla data di entrata in vigore della presente legge.

Art. 57

Art. 58
Le decisioni adottate dall’Istituto nazionale della previdenza sociale in materia di pensioni, possono essere impugnate in sede giudiziaria entro il termine di dieci anni.
La disposizione di cui al precedente comma si applica anche alle decisioni adottate anteriormente all’entrata in vigore della presente legge, purché posteriori al 30 giugno 1959.

Art. 59
All’Istituto nazionale della previdenza sociale è concessa la facoltà di stipulare convenzioni con l’Amministrazione delle poste e delle telecomunicazioni per il pagamento della pensione, in contanti, al domicilio del pensionato, oppure mediante assegni di conto corrente postale di serie speciale presso l’ufficio indicato dal pensionato.

Art. 60
All’art. 9 sub 2, punto 1) della legge 4 aprile 1952, 218, Ìultimo capoverso è sostituito dal seguente: “1.560 contributi giornalieri di cui alla Tabella B, n. 3, per i braccianti eccezionali se uomini, ovvero 1.040 contributi giornalieri di cui alla Tabella B, n. 3, per le donne e i giovani, purché risultino iscritti prevalentemente con tale qualifica negli elenchi anagrafici negli ultimi dieci anni precedenti la domanda di pensionamento».

Art. 61
Con effetto dal 1° gennaio 1969 le tabelle C) e D) allegate allalegge 21 luglio 1965, n. 903, sono sostituite dalle tabelle D) ed E) allegate alla presente legge.

Art. 62
I requisiti di contribuzione previsti per il conseguimento delle prestazioni previdenziali di cui allalegge 26 ottobre 1957, n. 1047, e successive modificazioni, si intendono raggiunti quando la contribuzione stessa risulti versata.
La prova dell’avvenuto versamento può essere raggiunta mediante esibizione della ricevuta esattoriale di pagamento e dichiarazione del servizio contributi agricoli unificati dalla quale risulti che il richiedente la prestazione è soggetto all’obbligo assicurativo per la invalidità e la vecchiaia.

Art. 63
Gli elenchi nominativi dei coltivatori diretti e dei coloni e mezzadri previsti dall’art. 11, primo comma, della legge 9 gennaio 1963, n. 9, sono compilati ogni cinque anni e costituiscono gli elenchi principali aventi validità quinquennale. Essi sono compilati entro il 30 giugno dell’anno successivo a quello di inizio del quinquennio.
Per ciascun anno del quinquennio sono compilati, entro il 30 giugno dell’anno successivo a quello di competenza, elenchi di variazione di quelli principali, nonché gli elenchi suppletivi relativi ad anni decorsi.
Gli elenchi principali relativi all’anno 1968 costituiscono gli elenchi valevoli per il primo quinquennio a decorrere dall’anno di riferimento degli elenchi stessi. Il servizio contributi agricoli unificati provvede alla compilazione degli elenchi principali entro e non oltre il 30 giugno successivo a ciascun quinquennio. Gli elenchi relativi all’anno 1968 sono compilati entro il 30 giugno 1969.
Restano ferme le disposizioni di cui ai commi terzo, quinto, sesto e settimo dell’art. 11 della legge 9 gennaio 1963, n. 9.
Gli elenchi di cui ai precedenti commi sono pubblicati di regola dal 16 al 31 luglio.

Art. 64
Il termine stabilito dall’art. 7 della L. 18 marzo 1968, n. 238, per la presentazione della domanda di pensione da parte dei superstiti di assicurati e pensionati di cui all’art. 2, L. 20 febbraio 1958, n. 55, è prorogato al 31 dicembre 1975.
I superstiti di assicurato deceduto dopo il 31 dicembre 1944 e anteriormente al 1° gennaio 1958 e che al momento della morte erano in possesso dei requisiti di assicurazione e di contribuzione per il diritto alla pensione di vecchiaia, hanno diritto alla pensione indiretta semprechè nei loro confronti:
a) al momento della morte dell’assicurato sussistessero le condizioni stabilite dall’articolo 13 del R.D.L. 14 aprile 1939, n. 636, nel testo originario, o in quello modificato dall’art. 2, L. 4 aprile 1952, n. 218, a seconda che la morte sia avvenuta, rispettivamente, prima del 1° gennaio 1952 o dopo il 31 dicembre 1951 e dall’art. 2, commi primo e terzo, del D.Lgs.Lgt. 18 gennaio 1945, n. 39;
b) al momento della morte dell’assicurato non sussistessero le cause di esclusione dal diritto alla pensione ai superstiti previste dall’art. 1, nel testo modificato dall’art. 7 della L. 12 agosto 1962, n. 1338, e dall’art. 24 della L. 21 luglio 1965, n. 903, e dall’art. 2, comma secondo, del D.Lgs.Lgt. 18 gennaio 1945, n. 39;
c) alla data di decorrenza della pensione indiretta non si sia verificato alcuno degli eventi che, a norma dell’art. 3, lettere a), b) e c) del D.Lgs.Lgt. 18 gennaio 1945, n. 39, determinano la cessazione del diritto alla pensione ai superstiti.
La domanda di pensione da parte dei superstiti di cui al comma precedente deve essere presentata, a pena di decadenza, entro due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge.
I superstiti di assicurati e di pensionati di cui all’art. 25, primo comma, lettera b), della L. 21 luglio 1965, n. 903, possono presentare domanda di pensione entro il 31 dicembre 1975.
Le pensioni previste dal presente articolo sono calcolate secondo le norme in vigore anteriormente al 1° maggio 1968 e decorrono dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda.
È abrogato l’art. 7 della L. 18 marzo 1968, n. 238.

Art. 65
Gli enti pubblici e le persone giuridiche private, comunque denominate, i quali gestiscono forme di previdenza e di assistenza sociale sono tenuti a compilare annualmente il piano di impiego dei fondi disponibili. Per fondi disponibili si intendono le somme eccedenti la normale liquidità di gestione.
La percentuale da destinare agli investimenti immobiliari non può superare, comunque, il 40 per cento di tali somme e non può essere inferiore al 20 per cento di esse; le parti restanti possono essere impiegate negli altri modi previsti, per ciascun ente, dalle leggi istitutive, dai regolamenti e dagli statuti .
Le percentuali possono essere variate in relazione a particolari esigenze di bilancio o alla forma di gestione adottata da ciascun ente con decreto del Ministro per il lavoro e della previdenza sociale emanato di concerto con il Ministro per il tesoro ed il Ministro per il bilancio e la programmazione economica.
I piani di impiego debbono essere presentati – entro 30 giorni dalla data di inizio dell’esercizio cui si riferiscono – al Ministero del lavoro e della previdenza sociale ed alle altre amministrazioni vigilanti.
Il Ministero del lavoro e della previdenza sociale provvede all’approvazione di tali piani di concerto con il Ministero del tesoro e con il Ministero del bilancio e della programmazione economica entro i 60 giorni successivi a quello di presentazione.
L’approvazione dei piani di impiego esonera gli enti pubblici e le persone giuridiche private indicati nel primo comma dalle procedure previste per l’autorizzazione all’acquisto di beni e valori inclusi nei piani stessi, ivi comprese le procedure previste nella legge 5 giugno 1950, n. 1037, e nell’articolo 17 del codice civile e relativi regolamenti di esecuzione e di attuazione.
Su richiesta del Ministero del lavoro e della previdenza sociale o dell’Istituto nazionale della previdenza sociale, una quota non superiore al 10 per cento dei fondi disponibili è destinata, in aggiunta alle quote percentuali di cui al secondo comma, all’acquisto e alla costruzione di immobili per uso ufficio da assegnare in locazione alle amministrazioni medesime .
L’acquisto e la costruzione di immobili e strutture per uso degli uffici e per alloggi di servizio non rientrano tra gli impieghi dei fondi disponibili di cui al presente articolo. I piani relativi a tali investimenti sono sottoposti all’approvazione del Ministero del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministero del tesoro, con l’estensione dell’esonero di cui al sesto comma .
È abrogata ogni disposizione contraria alle presenti norme.

Art. 66

Art. 67
I miglioramenti delle pensioni stabiliti dalla presente legge, non si computano ai fini dell’accertamento dei proventi di cui all’art. 15 del decreto del Presidente della Repubblica 11 agosto 1963, n. 1329, relativo alle pensioni ed agli assegni in favore dei ciechi civili.

Art. 68
Le disposizioni di cui al secondo comma dell’art. 10 del R.D.L. 14 aprile 1939, n. 636, non si applicano nei confronti dei ciechi che esercitano un’attività lavorativa.
Le pensioni revocate ai sensi della norma precitata sono ripristinate con decorrenza dalla data di entrata in vigore della presente legge.

Art. 69
Le pensioni, gli assegni e le indennità spettanti in forza delregio decreto-legge 4 ottobre 1935 n. 1827, e successive modificazioni ed integrazioni, nonché gli assegni di cui all’art. 11 della legge 5 novembre 1968, n. 1115, possono essere ceduti, sequestrati e pignorati nei limiti di un quinto del loro ammontare, per debiti verso l’Istituto nazionale della previdenza sociale derivanti da indebite prestazioni percepite a carico di forme di previdenza gestite dall’Istituto stesso, ovvero da omissioni contributive, escluse in questo caso, le somme dovute per interessi e sanzioni amministrative.
Per pensioni ordinarie liquidate a carico dell’assicurazione generale obbligatoria, viene comunque fatto salvo l’importo corrispondente al trattamento minimo.
Le somme dovute all’Istituto nazionale della previdenza sociale, per prestazioni indebitamente percepite, non possono essere gravate da interessi salvo che l’indebita percezione sia dovuta a dolo dell’interessato.

Art. 70
Per i vecchi lavoratori residenti nella Regione siciliana che fruiscono dell’assegno mensile previsto dalla legge regionale siciliana 21 ottobre 1957, n. 58, ai fini della concessione dei benefici previsti dall’art. 26 della presente legge si considera valida, ad ogni effetto, l’istruttoria compiuta dall’Amministrazione regionale. Pertanto la corresponsione della pensione di cui sopra, per coloro che hanno superato i 65 anni di età, decorre automaticamente dalla data di entrata in vigore della presente legge.
La presente norma si applica a tutti i cittadini delle Regioni a statuto speciale che fruiscono già di analoghi trattamenti.

Art. 71
È abrogata ogni disposizione contraria o incompatibile con quelle della presente legge.

Art. 72
La presente legge entra in vigore il primo giorno del mese successivo alla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserta nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica italiana. É fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.