Legge 223 1991 Norme in materia di cassa integrazione, mobilità, trattamenti di disoccupazione, attuazione di direttive della Comunità europea, avviamento al lavoro ed altre disposizioni in materia di mercato del lavoro.

Legge 23 luglio 1991, n. 223

(Gazz. Uff., 27 luglio 1991, n. 175 - Suppl. Ord.)

Legge 223 1991 Norme in materia di cassa integrazione, mobilità, trattamenti di disoccupazione, attuazione di direttive della Comunità europea, avviamento al lavoro ed altre disposizioni in materia di mercato del lavoro.

Riferimenti

Legge 23 luglio 1991, n. 223

Norme in materia di cassa integrazione, mobilità, trattamenti di disoccupazione, attuazione di direttive della Comunità europea, avviamento al lavoro ed altre disposizioni in materia di mercato del lavoro

TITOLO I
NORME IN MATERIA DI INTEGRAZIONE SALARIALE E DI ECCEDENZE DI PERSONALE

CAPO I
NORME IN MATERIA DI INTEGRAZIONE SALARIALE

Art. 1
Norme in materia di intervento straordinario di integrazione salariale.
[ 1. La disciplina in materia di intervento straordinario di integrazione salariale trova applicazione limitatamente alle imprese che abbiano occupato mediamente più di quindici lavoratori nel semestre precedente la data di presentazione della richiesta di cui al comma 2. Nel caso di richieste presentate prima che siano trascorsi sei mesi dal trasferimento di azienda, tale requisito deve sussistere, per il datore di lavoro subentrante, nel periodo decorrente alla data del predetto trasferimento. Ai fini dell’applicazione del presente comma vengono computati anche gli apprendisti ed i lavoratori assunti con contratto di formazione e lavoro. (1)
2. La richiesta di intervento straordinario di integrazione salariale deve contenere il programma che l’impresa intende attuare con riferimento anche alle eventuali misure previste per fronteggiare le conseguenze sul piano sociale. Il programma deve essere formulato in conformità ad un modello stabilito, sentito il Comitato interministeriale per il coordinamento della politica industriale (CIPI), con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale. L’impresa, sentite le rappresentanze sindacali aziendali o, in mancanza di queste, le organizzazioni sindacali di categoria dei lavoratori più rappresentative operanti nella provincia, può chiedere una modifica del programma nel corso del suo svolgimento (2).
3. La durata dei programmi di ristrutturazione, riorganizzazione o conversione aziendale non può essere superiore a due anni. Il Ministro del lavoro e della previdenza sociale ha facoltà di concedere due proroghe, ciascuna di durata non superiore a dodici mesi, per quelli tra i predetti programmi che presentino una particolare complessità in ragione delle caratteristiche tecniche dei processi produttivi dell’azienda, ovvero in ragione della rilevanza delle conseguenze occupazionali che detti programmi comportano con riferimento alle dimensioni dell’impresa ed alla sua articolazione sul territorio (3) (4) .
4. Il contributo addizionale di cui all’art. 8, comma 1, del D.L. 21 marzo 1988, n. 86, convertito, con modificazioni, dalla L. 20 maggio 1988, n. 160, è dovuto in misura doppia a decorrere dal primo giorno del venticinquesimo mese successivo a quello in cui è fissata dal decreto ministeriale di concessione la data di decorrenza del trattamento di integrazione salariale.
5. La durata del programma per crisi aziendale non può essere superiore a dodici mesi. Una nuova erogazione per la medesima causale non può essere disposta prima che sia decorso un periodo pari a due terzi di quello relativo alla precedente concessione (5).
6. Il CIPI fissa, su proposta del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, sentito il comitato tecnico di cui all’art. 19, L. 28 febbraio 1986, n. 41, i criteri per l’individuazione dei casi di crisi aziendale, nonché di quelli previsti dall’articolo 11, comma 2, in relazione alle situazioni occupazionali nell’ambito territoriale e alla situazione produttiva dei settori, cui attenersi per la selezione dei casi di intervento, nonché i criteri per l’applicazione dei commi 9 e 10 (6).
7. I criteri di individuazione dei lavoratori da sospendere nonché le modalità della rotazione prevista nel comma 8 devono formare oggetto delle comunicazioni e dell’esame congiunto previsti dall’articolo 5 della legge 20 maggio 1975, n. 164.
8. Se l’impresa ritiene, per ragioni di ordine tecnico-organizzativo connesse al mantenimento dei normali livelli di efficienza, di non adottare meccanismi di rotazione tra i lavoratori che espletano le medesime mansioni e sono occupati nell’unità produttiva interessata dalle sospensioni, deve indicarne i motivi nel programma di cui al comma 2. Qualora il CIPI abbia approvato il programma, ma ritenga non giustificati i motivi addotti dall’azienda per la mancata adozione della rotazione, il Ministro del lavoro e della previdenza sociale promuove l’accordo fra le parti sulla materia e, qualora tale accordo non sia stato raggiunto entro tre mesi dalla data del decreto di concessione del trattamento straordinario di integrazione salariale, stabilisce con proprio decreto l’adozione di meccanismi di rotazione, sulla base delle specifiche proposte formulate dalle parti. L’azienda, ove non ottemperi a quanto previsto in tale decreto, è tenuta, per ogni lavoratore sospeso, a corrispondere con effetto immediato, nella misura doppia, il contributo addizionale di cui all’articolo 8, comma 1, del citato decreto-legge 21 marzo 1988, n. 86, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 maggio 1988, n. 160. Il medesimo contributo, con effetto dal primo giorno del venticinquesimo mese successivo all’atto di concessione del trattamento di cassa integrazione, è maggiorato di una somma pari al centocinquanta per cento del suo ammontare (7).
9. Per ciascuna unità produttiva i trattamenti straordinari di integrazione salariale non possono avere una durata complessiva superiore a trentasei mesi nell’arco di un quinquennio, indipendentemente dalle cause per le quali sono stati concessi, ivi compresa quella prevista dall’articolo 1 del decreto-legge 30 ottobre 1984, n. 726, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 1984, n. 863. Si computano, a tal fine, anche i periodi di trattamento ordinario concessi per contrazioni o sospensioni dell’attività produttiva determinate da situazioni temporanee di mercato. Il predetto limite può essere superato, secondo condizioni e modalità determinate dal CIPI ai sensi del comma 6, per i casi previsti dall’articolo 3 della presente legge, dall’articolo 1 del decreto-legge 30 ottobre 1984, n. 726, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 1984, n. 863, dall’articolo 7 del decreto-legge 30 dicembre 1987, n. 536, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 febbraio 1988, n. 48, ovvero per i casi di proroga di cui al comma 3 (8) (9) (10) (11) (12) (A).
10. Per le imprese che presentino un programma di ristrutturazione, riorganizzazione o conversione aziendale a seguito di una avvenuta significativa trasformazione del loro assetto proprietario, che abbia determinato rilevanti apporti di capitali ed investimenti produttivi, non sono considerati, ai fini dell’applicazione del comma 9, i periodi antecedenti la data della trasformazione medesima (13) (14).
11. L’impresa non può richiedere l’intervento straordinario di integrazione salariale per le unità produttive per le quali abbia richiesto, con riferimento agli stessi periodi, l’intervento ordinario. ] (15)
(1) Il requisito di cui al presente comma si intende riferito alla data di adozione del provvedimento di assoggettamento delle società ad una delle procedure concorsuali, previste dal successivo articolo 3, a norma dell’articolo 3-bis, comma 2, del D.L. 25 marzo 1997, n. 67.
(2) Il CIPI è stato soppresso dall’articolo 1 della Legge 24 dicembre 1993, n. 537. Tutte le sue competenze sono state distribuite tra il CIPE, il Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato e il Ministero del lavoro e della previdenza sociale in base a quanto stabilito dall’articolo 2 del D.P.R. 20 aprile 1994, n. 373. Vedi anche il D.M. 18 ottobre 1991 e il D.M. 6 giugno 1997.
(3) Comma così sostituito dall’articolo 1 del D.L. 16 maggio 1994, n. 299, convertito in Legge 19 luglio 1994, n. 451. Una precedente deroga era contenuta nell’articolo 1 del D.L. 26 novembre 1993, n. 478, convertito, con modificazioni, in Legge 26 gennaio 1994, n. 56.
(4) A norma dell’articolo 21-quater, comma 5, del D.L. 31 dicembre 2007, n. 248 le disposizioni di cui al presente comma sono estese ai trattamenti concessi ai sensi dell’articolo 1-bis, del D.L. 5 ottobre 2004, n. 249, convertito, con modificazioni, dalla Legge 3 dicembre 2004, n. 291, nei limiti delle risorse finanziarie di cui al comma 3, lettere a) e b), del medesimo articolo 1-bis.
(5) Per una deroga al presente comma, vedi articolo 1 del D.L. 26 novembre 1993, n. 478, convertito, con modificazioni, in Legge 26 gennaio 1994, n. 56.
(6) Il CIPI è stato soppresso dall’articolo 1 della Legge 24 dicembre 1993, n. 537. Tutte le sue competenze sono state distribuite tra il CIPE, il Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato e il Ministero del lavoro e della previdenza sociale in base a quanto stabilito dall’articolo 2 del D.P.R. 20 aprile 1994, n. 373.
(7) Il CIPI è stato soppresso dall’articolo 1 della Legge 24 dicembre 1993, n. 537. Tutte le sue competenze sono state distribuite tra il CIPE, il Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato e il Ministero del lavoro e della previdenza sociale in base a quanto stabilito dall’articolo 2 del D.P.R. 20 aprile 1994, n. 373.
(8) Il CIPI è stato soppresso dall’articolo 1 della Legge 24 dicembre 1993, n. 537. Tutte le sue competenze sono state distribuite tra il CIPE, il Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato e il Ministero del lavoro e della previdenza sociale in base a quanto stabilito dall’articolo 2 del D.P.R. 20 aprile 1994, n. 373.
(9) Per una deroga al presente comma, vedi articolo 1 del D.L. 26 novembre 1993, n. 478, convertito, con modificazioni, in Legge 26 gennaio 1994, n. 56.
(10) I limiti temporali di cui al presente comma vanno riferiti ad un arco temporale fisso ex articolo 4, comma 35, del D.L. 1° ottobre 1996, n. 510, convertito in Legge 28 novembre 1996, n. 608.
(11) A norma dell’articolo 21-quater, comma 5, del D.L. 31 dicembre 2007, n. 248 le disposizioni di cui al presente comma sono estese ai trattamenti concessi ai sensi dell’articolo 1-bis, del D.L. 5 ottobre 2004, n. 249, convertito, con modificazioni, dalla Legge 3 dicembre 2004, n. 291, nei limiti delle risorse finanziarie di cui al comma 3, lettere a) e b), del medesimo articolo 1-bis.
(12) Vedi anche il D.M. 20 agosto 2002, n. 31447.
(13) A norma dell’articolo 21-quater, comma 5, del D.L. 31 dicembre 2007, n. 248 le disposizioni di cui al presente comma sono estese ai trattamenti concessi ai sensi dell’articolo 1-bis, del D.L. 5 ottobre 2004, n. 249, convertito, con modificazioni, dalla Legge 3 dicembre 2004, n. 291, nei limiti delle risorse finanziarie di cui al comma 3, lettere a) e b), del medesimo articolo 1-bis.
(14) Vedi anche il D.M. 20 agosto 2002, n. 31447.
(15) Articolo abrogato dall’articolo 46, comma 1, lettera m) del D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 148.
(A) In riferimento al presente articolo vedi: Interpello del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali 20 luglio 2015, n. 19/2015.

Art. 2
Procedure.
[1. Il trattamento straordinario di integrazione salariale è concesso mediante decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, previa approvazione del programma, di cui all’art. 1, comma 2, da parte del CIPI, per la durata prevista nel programma medesimo (1).
2. Le modifiche e le proroghe dei programmi di cui all’art. 1, commi 2 e 3, sono approvate dal Ministro del lavoro e della previdenza sociale nel caso in cui i lavoratori interessati alle integrazioni salariali siano in numero pari o inferiore a cento unità; sono approvate dal CIPI negli altri casi.
3. Successivamente al primo semestre l’erogazione del trattamento è autorizzata, su domanda, dal Ministro del lavoro e della previdenza sociale per periodi semestrali subordinatamente all’esito positivo dell’accertamento sulla regolare attuazione del programma da parte dell’impresa.
4. La domanda del trattamento straordinario di integrazione salariale e l’eventuale domanda di proroga del trattamento medesimo devono essere presentate, nel termine previsto dal primo comma dell’articolo 7 della legge 20 maggio 1975, n. 164, [all’ufficio regionale del lavoro e della massima occupazione ed all’ispettorato regionale del lavoro territorialmente competenti]. Nel caso di presentazione tardiva della domanda si applicano il secondo ed il terzo comma del predetto articolo 7 (2) (3) (4).
5. [L’Ufficio regionale del lavoro e della massima occupazione, sulla base degli accertamenti disposti dall’Ispettorato regionale del lavoro], esprime il parere previsto dal primo comma dell’art. 8 della legge 8 agosto 1972, n. 464, entro trenta giorni dalla data di presentazione della domanda (5).
6. Il Ministro del lavoro e della previdenza sociale può disporre il pagamento diretto ai lavoratori, da parte dell’INPS, del trattamento straordinario di integrazione salariale, con il connesso assegno per il nucleo familiare, ove spettante, quando per l’impresa ricorrano comprovate difficoltà di ordine finanziario [accertate dall’Ispettorato provinciale del lavoro territorialmente competente]. Restano fermi gli obblighi del datore di lavoro in ordine alle comunicazioni prescritte nei confronti dell’INPS. Il pagamento diretto ai lavoratori è disposto contestualmente all’autorizzazione del trattamento di integrazione salariale straordinaria, fatta salva la successiva revoca nel caso in cui il servizio competente accerti l’assenza di difficoltà di ordine finanziario dell’impresa (6) (7).
7. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con la procedura prevista dall’art. 19, comma 5, della legge 28 febbraio 1986, n. 41, viene stabilita la nuova composizione del comitato tecnico di cui all’art. 1, comma 6, della presente legge, e vengono fissati i criteri e le modalità per l’assunzione delle determinazioni riguardanti l’istruttoria tecnica selettiva. Con lo stesso decreto viene stabilita la misura del compenso da corrispondere ai componenti del comitato tecnico. Al relativo onere, valutato in lire 80 milioni in ragione d’anno a partire dal 1991, si provvede a carico del capitolo 1025 dello stato di previsione del Ministero del bilancio e della programmazione economica per l’anno 1991 e corrispondenti capitoli per gli anni successivi.] (8)
(1) Il CIPI è stato soppresso dall’articolo 1 della Legge 24 dicembre 1993, n. 537. Tutte le sue competenze sono state distribuite tra il CIPE, il Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato e il Ministero del lavoro e della previdenza sociale in base a quanto stabilito dall’articolo 2 del D.P.R. 20 aprile 1994, n. 373.
(2) Ora, Direzione regionale del lavoro, ex D.M. 7 novembre 1996, n. 687.
(3) Comma sostituito dall’articolo 7, comma 1, del D.L. 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla Legge 19 luglio 1993, n. 236, a decorrere dall’11 maggio 1993, a norma di quanto disposto dall’articolo 11, comma 1, del medesimo D.L. n. 148 del 1993.
(4) A norma dell’articolo 81, comma 10, della Legge 23 dicembre 1998, n. 448, l’espressione “domanda di proroga” di cui al presente comma, si intende riferita non solo alle proroghe di cui all’articolo 1, comma 3, della presente legge, ma, altresì, alla domanda che l’impresa, nell’ambito di durata del programma di intervento straordinario di integrazione salariale, presenta, nel termine previsto dal primo comma dell’articolo 7 della legge 20 maggio 1975, n. 164, per ciascun periodo semestrale. Nel caso di presentazione tardiva della domanda, trovano applicazione il secondo e il terzo comma del predetto articolo 7.
(5) Ora, Direzione regionale del lavoro, ex D.M. 7 novembre 1996, n. 687.
(6) Ora, Direzione regionale del lavoro, ex D.M. 7 novembre 1996, n. 687.
(7) Comma modificato dall’articolo 7-ter, comma 1, del D.L. 10 febbraio 2009, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla Legge 9 aprile 2009, n. 33.
(8) Articolo abrogato dall’articolo 46, comma 1, lettera m) del D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 148.

Art. 3
Intervento straordinario di integrazione salariale e procedure concorsuali (1) (2) (3) (A).
[1. Il trattamento straordinario di integrazione salariale è concesso, con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, ai lavoratori delle imprese soggette alla disciplina dell’intervento straordinario di integrazione salariale, nei casi di dichiarazione di fallimento, [di omologazione del concordato preventivo consistente nella cessione dei beni,] di emanazione del provvedimento di liquidazione coatta amministrativa ovvero di sottoposizione all’amministrazione straordinaria, quando sussistano prospettive di continuazione o di ripresa dell’attività e di salvaguardia, anche parziale, dei livelli di occupazione, da valutare in base a parametri oggettivi definiti con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Il trattamento straordinario di integrazione salariale è altresì concesso nel caso di ammissione al concordato preventivo consistente nella cessione dei beni. In caso di mancata omologazione, il periodo di integrazione salariale fruito dai lavoratori sarà detratto da quello previsto nel caso di dichiarazione di fallimento. Il trattamento viene concesso, su domanda del curatore, del liquidatore o del commissario, per un periodo non superiore a dodici mesi (4).
2. Entro il termine di scadenza del periodo di cui al comma 1, quando sussistano fondate prospettive di continuazione o ripresa dell’attività e di salvaguardia, anche parziale, dei livelli di occupazione tramite la cessione, a qualunque titolo, dell’azienda o di sue parti, il trattamento straordinario di integrazione salariale può essere prorogato, su domanda del curatore, del liquidatore o del commissario, previo accertamento da parte del CIPI, per un ulteriore periodo non superiore a sei mesi. La domanda deve essere corredata da una relazione, approvata dal giudice delegato o dall’autorit che esercita il controllo, sulle prospettive di cessione dell’azienda o di sue parti e sui riflessi della cessione sull’occupazione aziendale (5) (6).
3. Quando non sia possibile la continuazione dell’attività, anche tramite cessione dell’azienda o di sue parti, o quando i livelli occupazionali possano essere salvaguardati solo parzialmente, il curatore, il liquidatore o il commissario hanno facoltà di collocare in mobilità, ai sensi dell’art. 4 ovvero dell’art. 24, i lavoratori eccedenti. In tali casi il termine di cui all’art. 4, comma 6, è ridotto a trenta giorni. Il contributo a carico dell’impresa previsto dall’art. 5, comma 4, non è dovuto (B).
4. L’imprenditore che, a titolo di affitto, abbia assunto la gestione, anche parziale, di aziende appartenenti ad imprese assoggettate alle procedure di cui al comma 1, può esercitare il diritto di prelazione nell’acquisto delle medesime. Una volta esaurite le procedure previste dalle norme vigenti per la definitiva determinazione del prezzo di vendita dell’azienda, l’autorità che ad essa proceda provvede a comunicare entro dieci giorni il prezzo così stabilito all’imprenditore cui sia riconosciuto il diritto di prelazione. Tale diritto deve essere esercitato entro cinque giorni dal ricevimento della comunicazione.
4-bis. Le disposizioni in materia di mobilità ed il trattamento relativo si applicano anche al personale il cui rapporto sia disciplinato dal regio decreto 8 gennaio 1931, n. 148, e successive estensioni, modificazioni e integrazioni, che sia stato licenziato da imprese dichiarate fallite, o poste in liquidazione, successivamente alla data del 1 gennaio 1993. Per i lavoratori che si trovino nelle indicate condizioni e che maturino, nel corso del trattamento di mobilità, il diritto alla pensione, la retribuzione da prendere a base per il calcolo della pensione deve intendersi quella dei dodici mesi di lavoro precedenti l’inizio del trattamento di mobilità (7).
4-ter. Ferma restando la previsione dell’articolo 4 della legge 12 luglio 1988, n. 270, e limitatamente ai lavoratori licenziati successivamente al 1 agosto 1993, nei casi di fallimento, di concordato preventivo, di amministrazione controllata e di procedure di liquidazione, le norme in materia di mobilità e del relativo trattamento trovano applicazione anche nei confronti delle aziende di trasporto pubblico che hanno alle proprie dipendenze personale iscritto al Fondo per la previdenza del personale addetto ai pubblici servizi di trasporto. Per i lavoratori che si trovino nelle indicate condizioni e che maturino, nel corso del trattamento di mobilità, il diritto alla pensione, la retribuzione da prendere a base per il calcolo della pensione deve intendersi quella del periodo di lavoro precedente l’inizio del trattamento di mobilità (8).
5. Sono abrogati l’art. 2 della legge 27 luglio 1979, n. 301 e successive modificazioni, e l’art. 2 del decreto-legge 21 febbraio 1985, n. 23, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 aprile 1985, n. 143 e successive modificazioni.
5-bis. La disciplina dell’intervento straordinario di integrazione salariale e di collocamento in mobilità prevista dal presente articolo per le ipotesi di sottoposizione di imprese a procedure concorsuali si applica, fino a concorrenza massima di lire dieci miliardi annui, previo parere motivato del prefetto fondato su ragioni di sicurezza e di ordine pubblico, ai lavoratori delle aziende che, ai sensi della legge 31 maggio 1965, n. 575, e successive modificazioni, siano sottoposte a sequestro o confisca, o nei cui confronti sia stata emessa dal Prefetto un’informazione antimafia interdittiva e siano state adottate le misure di cui all’articolo 32 del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114. A tale fine l’amministratore dei beni nominato ai sensi dell’articolo 2-sexies della citata legge n. 575 del 1965 o i soggetti nominati in sostituzione del soggetto coinvolto ai sensi dell’articolo 32 del decreto-legge n. 90 del 2014, esercitano le facoltà attribuite dal presente articolo al curatore, al liquidatore e al commissario nominati in relazione alle procedure concorsuali (9).] (10)
(1) A norma dell’articolo 108, comma 1, del D.Lgs. 8 luglio 1999, n. 270, ferma l’applicazione della disciplina vigente in materia di interventi straordinari di integrazione salariale, i trattamenti a favore dei lavoratori dipendenti delle imprese sottoposte ad amministrazione straordinaria alla data di entrata in vigore del suddetto decreto legislativo, previsti dal presente articolo, possono essere ulteriormente prorogati alla scadenza, su proposta del Ministero dell’industria, per un periodo massimo di dodici mesi, nei limiti di disponibilità stabiliti dall’articolo 5, comma 1, della legge 30 luglio 1998, n. 274.
(2) A norma dell’articolo 1, comma 8-bis, del D.L. 11 giugno 2002, n. 108, convertito, con modificazioni, dalla Legge 31 luglio 2002, n. 172, in deroga al presente articolo, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali è autorizzato, con proprio decreto, a concedere una proroga, non superiore a dodici mesi e per un massimo di ventidue unità, del trattamento straordinario di integrazione salariale ad aziende al cui capitale sociale partecipano finanziarie pubbliche, costituite in data anteriore al 31 marzo 1998 per svolgere attività di reimpiego dei lavoratori provenienti da unità produttive interamente dismesse appartenenti al settore siderurgico pubblico, che successivamente hanno cessato l’attività in quanto sottoposte a procedura fallimentare entro e non oltre la data del 31 ottobre 2001, a seguito della mancata omologazione del concordato preventivo.
(3) A norma dell’articolo 1-quinquies, comma 1, del D.L. 5 ottobre 2004, n. 249, convertito, con modificazioni, dalla Legge 3 dicembre 2004, n. 291, il lavoratore sospeso in cassa integrazione guadagni straordinaria ai sensi del presente articolo, nonché ai sensi del primo periodo del comma 1 dell’articolo 1-bis del presente suddetto D.L. n. 249 del 2004, decade dal trattamento qualora rifiuti di essere avviato ad un corso di formazione o di riqualificazione o non lo frequenti regolarmente.
(4) Comma modificato dall’articolo 7, comma 8, del D.L. 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla Legge 19 luglio 1993, n. 236, a decorrere dall’11 maggio 1993, a norma di quanto disposto dall’articolo 11, comma 1, del medesimo D.L. n. 148 del 1993, e dall’articolo 2, comma 70, della Legge 28 giugno 2012, n. 92, come modificato dall’articolo 46-bis, comma 1, lettera h), del D.L. 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla Legge 7 agosto 2012, n. 134. Per l’individuazione dei parametri oggettivi per l’autorizzazione della CIGS, ai sensi del presente comma, vedi il D.M. 4 dicembre 2012, n. 70750.
(5) Il CIPI è stato soppresso dall’articolo 1 della Legge 24 dicembre 1993, n. 537. Tutte le sue competenze sono state distribuite tra il CIPE, il Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato e il Ministero del lavoro e della previdenza sociale in base a quanto stabilito dall’articolo 2 del D.P.R. 20 aprile 1994, n. 373.
(6) A norma dell’articolo 62, comma 1, lettera c), della Legge 23 dicembre 1999, n. 488, il trattamento straordinario di integrazione salariale, con scadenza entro il 7 gennaio 2000, concesso ai sensi del presente comma, per fallimento o concordato preventivo con cessione dei beni, in favore di un numero massimo di 1700 lavoratori dipendenti da società appartenenti ad un unico gruppo industriale con un organico superiore a 2000 unità alla data di entrata in vigore della presente legge ed operanti nelle aree territoriali di cui all’obiettivo 1 del Regolamento (CEE) n. 2081/93 del Consiglio, del 20 luglio 1993, e successive modificazioni. Il relativo onere è valutato in lire 51 miliardi e 400 milioni.
78) Comma inizialmente aggiunto dall’articolo 6, comma 17-bis, del D.L. 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla Legge 19 luglio 1993, n. 236, a decorrere dall’11 maggio 1993, a norma di quanto disposto dall’articolo 11, comma 1, del medesimo D.L. n. 148 del 1993, e successivamente modificato dall’articolo 7, comma 1, del D.L. 23 ottobre 1996, n. 542, convertito, con modificazioni, dalla Legge 23 dicembre 1996, n. 649.
(8) Comma aggiunto dall’articolo 6, comma 17-bis, del D.L. 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla Legge 19 luglio 1993, n. 236, a decorrere dall’11 maggio 1993, a norma di quanto disposto dall’articolo 11, comma 1, del medesimo D.L. n. 148 del 1993.
(9) Comma aggiunto dall’articolo 2, comma 1, della Legge 7 marzo 1996, n. 109 e successivamente modificato, con effetto per l’anno 2015, dall’articolo 44, comma 11, lettere a) e b) del D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 148 .
(10) A norma dell’articolo 2, comma 70, della Legge 28 giugno 2012, n. 92, come modificato dall’articolo 46-bis, comma 1, lettera h), del D.L. 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla Legge 7 agosto 2012, n. 134, il presente articolo è abrogato a decorrere dal 1º gennaio 2016.
(A) In riferimento al presente articolo vedi: Circolare del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali 2 marzo 2015, n. 4; Circolare del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali 8 aprile 2015, n. 12.
(B) In riferimento al presente comma vedi: Messaggio INPS 27 giugno 2013, n. 10358.

CAPO II
NORME IN MATERIA DI MOBILITÀ

Art. 4
Procedura per la dichiarazione di mobilità (A) (1).
1. L’impresa che sia stata ammessa al trattamento straordinario di integrazione salariale, qualora nel corso di attuazione del programma di cui all’art. 1 ritenga di non essere in grado di garantire il reimpiego a tutti i lavoratori sospesi e di non poter ricorrere a misure alternative, ha facoltà di avviare la procedura di licenziamento collettivo ai sensi del presente articolo (2).
2. Le imprese che intendano esercitare la facoltà di cui al comma 1 sono tenute a darne comunicazione preventiva per iscritto alle rappresentanze sindacali aziendali costituite a norma dell’art. 19 della legge 20 maggio 1970, n. 300, nonché alle rispettive associazioni di categoria. In mancanza delle predette rappresentanze la comunicazione deve essere effettuata alle associazioni di categoria aderenti alle confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale. La comunicazione alle associazioni di categoria può essere effettuata per il tramite dell’associazione dei datori di lavoro alla quale l’impresa aderisce o conferisce mandato.
3. La comunicazione di cui al comma 2 deve contenere indicazione: dei motivi che determinano la situazione di eccedenza; dei motivi tecnici, organizzativi o produttivi, per i quali si ritiene di non poter adottare misure idonee a porre rimedio alla predetta situazione ed evitare, in tutto o in parte, il licenziamento collettivo; del numero, della collocazione aziendale e dei profili professionali del personale eccedente nonché del personale abitualmente impiegato; dei tempi di attuazione del programma di riduzione del personale; delle eventuali misure programmate per fronteggiare le conseguenze sul piano sociale della attuazione del programma medesimo del metodo di calcolo di tutte le attribuzioni patrimoniali diverse da quelle già previste dalla legislazione vigente e dalla contrattazione collettiva. Alla comunicazione va allegata copia della ricevuta del versamento all’INPS, a titolo di anticipazione sulla somma di cui all’art. 5, comma 4, di una somma pari al trattamento massimo mensile di integrazione salariale moltiplicato per il numero dei lavoratori ritenuti eccedenti (3) (4).
4. Copia della comunicazione di cui al comma 2 e della ricevuta del versamento di cui al comma 3 devono essere contestualmente inviate all’Ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione (5).
5. Entro sette giorni dalla data del ricevimento della comunicazione di cui al comma 2, a richiesta delle rappresentanze sindacali aziendali e delle rispettive associazioni si procede ad un esame congiunto tra le parti, allo scopo di esaminare le cause che hanno contribuito a determinare l’eccedenza del personale e le possibilità di utilizzazione diversa di tale personale, o di una sua parte, nell’ambito della stessa impresa, anche mediante contratti di solidarietà e forme flessibili di gestione del tempo di lavoro. Qualora non sia possibile evitare la riduzione di personale, è esaminata la possibilità di ricorrere a misure sociali di accompagnamento intese, in particolare, a facilitare la riqualificazione e la riconversione dei lavoratori licenziati. I rappresentanti sindacali dei lavoratori possono farsi assistere, ove lo ritengano opportuno, da esperti (6).
6. La procedura di cui al comma 5 deve essere esaurita entro quarantacinque giorni dalla data del ricevimento della comunicazione dell’impresa. Quest’ultima dà all’Ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione comunicazione scritta sul risultato della consultazione e sui motivi del suo eventuale esito negativo. Analoga comunicazione scritta può essere inviata dalle associazioni sindacali dei lavoratori (7) (8).
7. Qualora non sia stato raggiunto l’accordo, il direttore dell’Ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione convoca le parti al fine di un ulteriore esame delle materie di cui al comma 5, anche formulando proposte per la realizzazione di un accordo. Tale esame deve comunque esaurirsi entro trenta giorni dal ricevimento da parte dell’Ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione della comunicazione dell’impresa prevista al comma 6 (9) (10).
8. Qualora il numero dei lavoratori interessati dalle procedure di licenziamento collettivo sia inferiore a dieci, i termini di cui ai commi 6 e 7 sono ridotti alla metà (11).
9. Raggiunto l’accordo sindacale ovvero esaurita la procedura di cui ai commi 6, 7 e 8, l’impresa ha facoltà di licenziare gli impiegati, gli operai e i quadri eccedenti, comunicando per iscritto a ciascuno di essi il recesso, nel rispetto dei termini di preavviso. Entro sette giorni dalla comunicazione dei recessi, l’elenco dei lavoratori licenziati, con l’indicazione per ciascun soggetto del nominativo, del luogo di residenza, della qualifica, del livello di inquadramento, dell’età, del carico di famiglia, nonché con puntuale indicazione delle modalità con le quali sono stati applicati i criteri di scelta di cui all’art. 5, comma 1, deve essere comunicato per iscritto all’Ufficio regionale del lavoro e della massima occupazione competente, alla Commissione regionale per l’impiego e alle associazioni di categoria di cui al comma 2 (12).
10. Nel caso in cui l’impresa rinunci a licenziare i lavoratori o ne collochi un numero inferiore a quello risultante dalla comunicazione di cui al comma 2, la stessa procede al recupero delle somme pagate in eccedenza rispetto a quella dovuta ai sensi dell’art. 5, comma 4, mediante conguaglio con i contributi dovuti all’INPS, da effettuarsi con il primo versamento utile successivo alla data di determinazione del numero dei lavoratori licenziati (13).
11. Gli accordi sindacali stipulati nel corso delle procedure di cui al presente articolo, che prevedano il riassorbimento totale o parziale dei lavoratori ritenuti eccedenti, possono stabilire, anche in deroga al secondo comma dell’art. 2103 del codice civile, la loro assegnazione a mansioni diverse da quelle svolte.
12. Le comunicazioni di cui al comma 9 sono prive di efficacia ove siano state effettuate senza l’osservanza della forma scritta e delle procedure previste dal presente articolo. Gli eventuali vizi della comunicazione di cui al comma 2 del presente articolo possono essere sanati, ad ogni effetto di legge, nell’ambito di un accordo sindacale concluso nel corso della procedura di licenziamento collettivo (14).
13. I lavoratori ammessi al trattamento di cassa integrazione, al termine del periodo di godimento del trattamento di integrazione salariale, rientrano in azienda.
14. Il presente articolo non trova applicazione nel caso di eccedenze determinate da fine lavoro nelle imprese edili e nelle attività stagionali o saltuarie, nonché per i lavoratori assunti con contratto di lavoro a tempo determinato.
15. Nei casi in cui l’eccedenza riguardi unità produttive ubicate in diverse province della stessa regione ovvero in più regioni, la competenza a promuovere l’accordo di cui al comma 7 spetta rispettivamente al direttore dell’Ufficio regionale del lavoro e della massima occupazione ovvero al Ministro del lavoro e della previdenza sociale. Agli stessi vanno inviate le comunicazioni previste dal comma 4 (15).
15-bis. Gli obblighi di informazione, consultazione e comunicazione devono essere adempiuti indipendentemente dal fatto che le decisioni relative all’apertura delle procedure di cui al presente articolo siano assunte dal datore di lavoro o da un’impresa che lo controlli. Il datore di lavoro che viola tali obblighi non può eccepire a propria difesa la mancata trasmissione, da parte dell’impresa che lo controlla, delle informazioni relative alla decisione che ha determinato l’apertura delle predette procedure (16).
16. Sono abrogati gli articoli 24 e 25 della legge 12 agosto 1977, n. 675, le disposizioni del decreto-legge 30 marzo 1978, n. 80, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 maggio 1978, n. 215, ad eccezione dell’art. 4- bis , nonché il decreto-legge 13 dicembre 1978, n. 795, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 febbraio 1979, n. 36 (17).
(1) In riferimento al presente articolo, vedi anche l’articolo 1, comma 18, lettera a), della Legge 23 agosto 2004, n. 243.
(2) Comma modificato dall’articolo 2, comma 72, lettera a), della Legge 28 giugno 2012, n. 92.
(3) A norma dell’articolo 8, comma 8, del D.L. 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla Legge 19 luglio 1993, n. 236, a decorrere dall’11 maggio 1993, a norma di quanto disposto dall’articolo 11, comma 1, del medesimo D.L. n. 148 del 1993, le disposizioni di cui al presente comma ed al comma 4 dell’articolo 5 della legge 23 luglio 1991, n. 223, si interpretano nel senso che il mancato versamento delle mensilità alla gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali, di cui all’articolo 37 della legge 9 marzo 1989, n. 88, non comporta la sospensione della procedura di mobilità di cui al medesimo articolo 4 e la perdita, da parte dei lavoratori interessati, del diritto a percepire l’indennità di mobilità di cui all’articolo 7 della legge 23 luglio 1991, n. 223.
(4) Comma modificato dall’articolo 1, comma 1, lettere a) e b), del D.Lgs. 26 maggio 1997, n. 151 e dall’articolo 2, comma 72, lettera b), della Legge 28 giugno 2012, n. 92.
(5) Ora, Direzione provinciale del lavoro, ex D.M. 7 novembre 1996, n. 687.
(6) Comma modificato dall’articolo 1, comma 2, del D.Lgs. 26 maggio 1997, n. 151.
(7) Ora, Direzione provinciale del lavoro, ex D.M. 7 novembre 1996, n. 687.
(8) A norma dell’articolo 5, comma 2-ter, del D.L. 23 dicembre 2003, n. 347, convertito, con modificazioni, in Legge 18 febbraio 2004, n. 39, come modificato dall’articolo 1, comma 13, del D.L. 28 agosto 2008, n. 134, convertito, con modificazioni, dalla Legge 27 ottobre 2008, n. 166, nel caso di ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria di imprese di cui all’articolo 2, comma 2, secondo periodo, del suddetto D.L. n. 347 del 2003 e ai fini della concessione degli ammortizzatori sociali di cui all’articolo 1-bis, comma 1, del decreto-legge 5 ottobre 2004, n. 249, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 dicembre 2004, n. 291, e successive modificazioni, i termini di cui al presente comma sono ridotti della metà.
(9) Ora, Direzione provinciale del lavoro, ex D.M. 7 novembre 1996, n. 687.
(10) A norma dell’articolo 5, comma 2-ter, del D.L. 23 dicembre 2003, n. 347, convertito, con modificazioni, in Legge 18 febbraio 2004, n. 39, come modificato dall’articolo 1, comma 13, del D.L. 28 agosto 2008, n. 134, convertito, con modificazioni, dalla Legge 27 ottobre 2008, n. 166, nel caso di ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria di imprese di cui all’articolo 2, comma 2, secondo periodo, del suddetto D.L. n. 347 del 2003 e ai fini della concessione degli ammortizzatori sociali di cui all’articolo 1-bis, comma 1, del decreto-legge 5 ottobre 2004, n. 249, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 dicembre 2004, n. 291, e successive modificazioni, i termini di cui al presente comma sono ridotti della metà.
(11) Comma modificato dall’articolo 2, comma 72, lettera c), della Legge 28 giugno 2012, n. 92.
(12) Comma modificato dall’articolo 1, comma 44, della Legge 28 giugno 2012, n. 92 e dall’articolo 2, comma 72, lettera d), della Legge 28 giugno 2012, n. 92.
(13) Comma modificato dall’articolo 2, comma 72, lettera e), della Legge 28 giugno 2012, n. 92.
(14) Comma modificato dall’articolo 1, comma 45, della Legge 28 giugno 2012, n. 92.
(15) Ora, Direzione regionale del lavoro, ex D.M. 7 novembre 1996, n. 687.
(16) Comma inserito dall’articolo 1, comma 3, del D.Lgs. 26 maggio 1997, n. 151.
(17) Per l’applicazione del presente articolo vedi l’articolo 34, comma 4, del D.Lgs.15 giugno 2015, n. 81.
(A) In riferimento al presente articolo vedi: Circolare Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali 25 luglio 2013, n. 33/2013; Messaggio INPS 01 agosto 2013, n. 12577; Circolare INPS 01 agosto 2013, n. 119.

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