Ordinamento giudiziario R.D. 12 1941

Regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12

Ordinamento giudiziario

(Gazz. Uff., 4 febbraio 1941, n. 28)

Ordinamento giudiziario R.D. 12 1941

Riferimenti

DECRETO [ parte 1 di 2]

Art. 1.
È approvato l’unito testo dell’ ordinamento giudiziari, allegato al presente decreto e visto d’ordine nostro dal Ministro guardasigilli e dal Ministro delle finanze.
Il testo anzidetto avrà esecuzione a cominciare dal 21 aprile 1941.

Art. 2.
Con successivi provvedimenti saranno disciplinate le altre materie alle quali si riferisce la delegazione contenuta nella legge 24 dicembre 1925, n. 2260.

DISPOSIZIONI [ parte 2 di 2]

TITOLO I
DISPOSIZIONI GENERALI

CAPO I
DELLE AUTORITÀ ALLE QUALI È AFFIDATA L’AMMINISTRAZIONE DELLA GIUSTIZIA

Art. 1
Dei giudici.
La giustizia nelle materie civile e penale è amministrata:
a ) dal giudice di pace;
[b ) dal pretore;] (1)
c ) dal tribunale ordinario;
d ) dalla corte di appello;
e ) dalla Corte di cassazione;
f ) dal tribunale per i minorenni;
g ) dal magistrato di sorveglianza;
h ) dal tribunale di sorveglianza (2).
Sono regolati da leggi speciali l’ordinamento giudiziario dell’impero e degli altri territori soggetti alla sovranità dello Stato, le giurisdizioni amministrative ed ogni altra giurisdizione speciale nonché le giurisdizioni per i reati militari e marittimi.
(1) Lettera soppressa dall’articolo 1, comma 2, del D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51. Per l’efficacia della presente disposizione vedi l’articolo 247 del D.Lgs. 51/1998 medesimo, come modificato dall’articolo 1, comma 1, della Legge 16 giugno 1998, n. 188.
(2) Comma sostituito dall’articolo 1, comma 1, del D.P.R. 22 settembre 1988, n. 449 e successivamente, con effetto a decorrere dal 1° maggio 1995, dall’articolo 45, comma 1, della Legge 21 novembre 1991, n. 374, come modificato dall’articolo 1, comma 3, della Legge 4 dicembre 1992, n. 477 e dall’articolo 13, comma 1, del D.L. 7 ottobre 1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla Legge 6 dicembre 1994, n. 673.

Art. 2
Del pubblico Ministero (1).
Presso la corte di cassazione, le corti di appello, i tribunali ordinari e i tribunali per i minorenni è costituito l’ufficio del pubblico ministero.
(1) Articolo modificato dall’articolo 2, comma 1, del D.P.R. 22 settembre 1988, n. 449 e successivamente sostituito dall’articolo 2, comma 2, del D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51. Per l’efficacia della presente disposizione vedi l’ articolo 247 del D.Lgs. 51/1998 medesimo, come modificato dall’ articolo 1, comma 1, della Legge 16 giugno 1998, n. 188.

Art. 3
Cancellerie e segreterie giudiziarie. Ufficiali ed uscieri giudiziari.
Ogni corte, tribunale ordinario [, pretura] ed ufficio di conciliazione ha una cancelleria ed ogni ufficio del pubblico ministero ha una segreteria. L’ufficio di cancelleria o di segreteria può essere costituito anche presso le sezioni distaccate di cui alla tabella B annessa al presente ordinamento (1).
Alle corti e ai tribunali sono addetti ufficiali giudiziari, aiutanti ufficiali giudiziari e coadiutori degli uffici notificazioni, esecuzioni e protesti. Tale personale può essere addetto anche alle sezioni distaccate di cui alla tabella B annessa al presente ordinamento. Negli uffici di conciliazione le funzioni di ufficiale giudiziario sono esercitate nei modi indicati nell’art. 28 (2).
Il personale e gli uffici delle cancellerie e segreterie giudiziarie, gli ufficiali giudiziaria e gli uscieri giudiziari sono regolati da leggi particolari.
(1) Comma sostituito dall’articolo 5, comma 1, della Legge 1° febbraio 1989, n. 30 e successivamente modificato dall’articolo 10, comma 2, del D.P.R. 22 settembre 1988, n. 449 e dall’articolo 3, comma 1, lettera a), del D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, per l’efficacia vedi l’ articolo 247 del D.Lgs. 51/1998 medesimo, come modificato dall’articolo 1, comma 1, della Legge 16 giugno 1998, n. 188.
(2) Comma sostituito dall’articolo 5, comma 2, della Legge 1° febbraio 1989, n. 30 e successivamente modificato dall’articolo 3, comma 1, lettera b), del D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, per l’efficacia vedi l’ articolo 247 del D.Lgs. 51/1998 medesimo, come modificato dall’articolo 1, comma 1, della Legge 16 giugno 1998, n. 188.

Art. 4
Ordine giudiziario.
L’ordine giudiziario è costituito dagli uditori, dai giudici di ogni grado [delle preture,] dei tribunali e delle corti e dai magistrati del pubblico ministero (1).
Appartengono all’ordine giudiziario come magistrati onorari i giudici conciliatori, i vice conciliatori, i giudici onorari di tribunale i vice procuratori, gli esperti del tribunale ordinario e della sezione di corte di appello per i minorenni ed, inoltre, gli assessori della corte di cassazione e gli esperti della magistratura del lavoro nell’esercizio delle loro funzioni giudiziarie (2).
Il personale delle cancellerie e segreterie giudiziarie di ogni gruppo e grado fa parte dell’ordine giudiziario.
Gli ufficiali giudiziari sono ausiliari dell’ordine giudiziario.
(1) Comma modificato dall’articolo 4, comma 1, lettera a), del D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, per l’efficacia vedi l’ articolo 247 del D.Lgs. 51/1998 medesimo, come modificato dall’ articolo 1, comma 1, della Legge 16 giugno 1998, n. 188.
(2) Comma modificato dall’articolo 10, comma 2, del D.P.R. 22 settembre 1988, n. 449, dall’articolo 1, comma 1, del D.Lgs. 28 luglio 1989, n. 273 e successivamente dall’articolo 4, comma 1, lettera b), del D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, per l’efficacia vedi l’ articolo 247 del D.Lgs. 51/1998 medesimo, come modificato dall’ articolo 1, comma 1, della Legge 16 giugno 1998, n. 188.

Art. 5
Organici; sedi giudiziarie.
Il numero, le sedi, le circoscrizioni territoriali degli uffici giudiziari indicati nel primo comma dell’art. 1 ed il ruolo organico della magistratura sono determinati dalle tabelle allegate al presente ordinamento, fatta eccezione per i giudici conciliatori.

Art. 6
Provvedimenti riflettenti lo stato dei magistrati.
I magistrati sono nominati, promossi, tramutati e revocati dal Re Imperatore, su proposta del Ministro della giustizia, osservate le forme del presente ordinamento, salvo, per la nomina degli uditori, il disposto dell’ultimo comma dell’art. 127.
Qualsiasi altro provvedimento riflettente lo stato dei magistrati è emanato egualmente con decreto reale, su proposta del Ministro della giustizia, con l’osservanza delle norme stabilite nel presente ordinamento, salvo che non sia diversamente stabilito.

Art. 7
Provvedimenti riflettenti gli organi giudiziari e il pubblico ministero.
Qualsiasi provvedimento che attua le disposizioni del presente ordinamento, relative alla costituzione di sezioni ed alla ripartizione dei magistrati tra i diversi uffici della stessa sede, nonché i provvedimenti relativi alle applicazioni, alle sostituzioni ed alle supplenze di magistrati, sono emanati con decreto reale, salvo che non sia diversamente stabilito.

Art. 7 bis
Tabelle degli uffici giudicanti (1).
1. La ripartizione degli uffici giudiziari di cui all’art. 1 in sezioni, la destinazione dei singoli magistrati alle sezioni e alle corti di assise, l’assegnazione alle sezioni dei presidenti, la designazione dei magistrati che hanno la direzione di sezioni a norma dell’art. 47- bis, secondo comma, l’attribuzione degli incarichi di cui agli articoli 47- ter, terzo comma, 47- quater, secondo comma, e 50-bis, il conferimento delle specifiche attribuzioni processuali individuate dalla legge e la formazione dei collegi giudicanti sono stabiliti ogni triennio con decreto del Ministro di grazia e giustizia in conformità delle deliberazioni del Consiglio superiore della magistratura assunte sulle proposte dei presidenti delle corti di appello, sentiti i consigli giudiziari. Decorso il triennio, l’efficacia del decreto è prorogata fino a che non sopravvenga un altro decreto. La violazione dei criteri per l’assegnazione degli affari, salvo il possibile rilievo disciplinare, non determina in nessun caso la nullita` dei provvedimenti adottati (2).
2. Le deliberazioni di cui al comma 1 sono adottate dal Consiglio superiore della magistratura, valutate le eventuali osservazioni formulate dal Ministro di grazia e giustizia ai sensi dell’articolo 11 della legge 24 marzo 1958, n. 195, e possono essere variate nel corso del triennio per sopravvenute esigenze degli uffici giudiziari, sulle proposte dei presidenti delle corti di appello, sentiti i consigli giudiziari. I provvedimenti in via di urgenza, concernenti le tabelle, adottati dai dirigenti degli uffici sulla assegnazione dei magistrati, sono immediatamente esecutivi, salva la deliberazione del Consiglio superiore della magistratura per la relativa variazione tabellare (3).
2- bis. Possono svolgere le funzioni di giudice incaricato dei provvedimenti previsti per la fase delle indagini preliminari nonché di giudice dell’udienza preliminare solamente i magistrati che hanno svolto per almeno due anni funzioni di giudice del dibattimento. Le funzioni di giudice dell’udienza preliminare sono equiparate a quelle di giudice del dibattimento (4).
2- ter. Il giudice incaricato dei provvedimenti previsti per la fase delle indagini preliminari nonché il giudice dell’udienza preliminare non possono esercitare tali funzioni oltre il periodo stabilito dal Consiglio superiore della magistratura ai sensi dell’ articolo 19, comma 1, del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, e successive modificazioni. Qualora alla scadenza del termine essi abbiano in corso il compimento di un atto del quale sono stati richiesti, l’esercizio delle funzioni è prorogato, limitatamente al relativo procedimento, sino al compimento dell’attività medesima (5).
[2- quater. Il tribunale in composizione monocratica è costituito da un magistrato che abbia esercitato la funzione giurisdizionale per non meno di tre anni.] (6)
2- quinquies. Le disposizioni dei commi 2- bis, 2- ter e 2- quater possono essere derogate per imprescindibili e prevalenti esigenze di servizio. Si applicano, anche in questo caso, le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 (7).
3. Per quanto riguarda la corte suprema di cassazione il Consiglio superiore della magistratura delibera sulla proposta del primo presidente della stessa corte, sentito il Consiglio direttivo della Corte di cassazione (8).
3- bis. Al fine di assicurare un più adeguato funzionamento degli uffici giudiziari sono istituite le tabelle infradistrettuali degli uffici requirenti e giudicanti che ricomprendono tutti i magistrati, ad eccezione dei capi degli uffici (9).
3- ter. Il Consiglio superiore della magistratura individua gli uffici giudiziari che rientrano nella medesima tabella infradistrettuale e ne dà immediata comunicazione al Ministro di grazia e giustizia per la emanazione del relativo decreto (10).
3- quater. L’individuazione delle sedi da ricomprendere nella medesima tabella infradistrettuale è operata sulla base dei seguenti criteri:
a) l’organico complessivo degli uffici ricompresi non deve essere inferiore alle quindici unità per gli uffici giudicanti;
b) le tabelle infradistrettuali dovranno essere formate privilegiando l’accorpamento tra loro degli uffici con organico fino ad otto unità se giudicanti e fino a quattro unità se requirenti;
c) nelle esigenze di funzionalità degli uffici si deve tener conto delle cause di incompatibilità funzionali dei magistrati;
d) si deve tener conto delle caratteristiche geomorfologiche dei luoghi e dei collegamenti viari, in modo da determinare il minor onere per l’erario (11).
3- quinquies. Il magistrato può essere assegnato anche a più uffici aventi la medesima attribuzione o competenza, ma la sede di servizio principale, ad ogni effetto giuridico ed economico, è l’ufficio del cui organico il magistrato fa parte. La supplenza infradistrettuale non opera per le assenze o impedimenti di durata inferiore a sette giorni (12).
3- sexies. Per la formazione ed approvazione delle tabelle di cui al comma 3- bis, si osservano le procedure previste dal comma 2 (13).
(1) Articolo inserito dall’articolo 3, comma 1, del D.P.R. 22 settembre 1988, n. 449.
(2) Comma sostituito dall’articolo 5, comma 1, del D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, per l’efficacia vedi l’ articolo 247 del D.Lgs. 51/1998 medesimo, come modificato dall’ articolo 1, comma 1, della Legge 16 giugno 1998, n. 188. Successivamente modificato dall’articolo 4, comma 19, lettere a) e b), della Legge 30 luglio 2007, n. 111.
(3) Comma modificato dall’articolo 4, comma 19, lettera b), della Legge 30 luglio 2007, n. 111.
(4) Comma aggiunto dall’articolo 57, comma 1, della Legge 16 dicembre 1999, n. 479 e successivamente modificato dall’articolo 24, comma 1, della Legge 1 marzo 2001, n. 63.
(5) Comma aggiunto dall’articolo 57, comma 1, della Legge 16 dicembre 1999, n. 479 e successivamente modificato dall’articolo 2, comma 27, della Legge 25 luglio 2005, n. 150 e dall’articolo 4, comma 19, lettera c), della Legge 30 luglio 2007, n. 111.
(6) Comma aggiunto dall’articolo 57, comma 1, della Legge 16 dicembre 1999, n. 479 e successivamente abrogato dall’articolo 4, comma 20, della Legge 30 luglio 2007, n. 111.
(7) Comma aggiunto dall’articolo 57, comma 1, della Legge 16 dicembre 1999, n. 479.
(8) Comma modificato dall’articolo 4, comma 19, lettera d), della Legge 30 luglio 2007, n. 111.
(9) Comma aggiunto dall’articolo 6, comma 1, della Legge 4 maggio 1998, n. 133.
(10) Comma aggiunto dall’articolo 6, comma 1, della Legge 4 maggio 1998, n. 133.
(11) Comma aggiunto dall’articolo 6, comma 1, della Legge 4 maggio 1998, n. 133.
(12) Comma aggiunto dall’articolo 6, comma 1, della Legge 4 maggio 1998, n. 133.
(13) Comma aggiunto dall’articolo 6, comma 1, della Legge 4 maggio 1998, n. 133.

Art. 7 ter
Criteri per l’assegnazione degli affari e la sostituzione dei giudici impediti (1) (2).
1. L’assegnazione degli affari alle singole sezioni ed ai singoli collegi e giudici è effettuata, rispettivamente, dal dirigente dell’ufficio e dal presidente della sezione o dal magistrato che la dirige, secondo criteri obiettivi e predeterminati, indicati in via generale dal Consiglio superiore della magistratura ed approvati contestualmente alle tabelle degli uffici e con la medesima procedura. Nel determinare i criteri per l’assegnazione degli affari penali al giudice per le indagini preliminari, il Consiglio superiore della magistratura stabilisce la concentrazione, ove possibile, in capo allo stesso giudice dei provvedimenti relativi al medesimo procedimento e la designazione di un giudice diverso per lo svolgimento delle funzioni di giudice dell’udienza preliminare. Qualora il dirigente dell’ufficio o il presidente della sezione revochino la precedente assegnazione ad una sezione o ad un collegio o ad un giudice, copia del relativo provvedimento motivato viene comunicata al presidente della sezione e al magistrato interessato (3).
2. Il Consiglio superiore della magistratura stabilisce altresì i criteri per la sostituzione del giudice astenuto, ricusato o impedito.
[Il Consiglio superiore della magistratura determina i criteri generali per l’organizzazione degli uffici del pubblico ministero e per l’eventuale ripartizione di essi in gruppi di lavoro.] (4)
(1) Articolo inserito dall’articolo 4, comma 1, del D.P.R. 22 settembre 1988, n. 449.
(2) Rubrica sostituita dall’articolo 1, comma 1, lettera a), del D.Lgs. 4 maggio 1999, n. 138.
(3) Comma modificato dall’articolo 6, comma 1, lettera a), del D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, per l’efficacia vedi l’ articolo 247 del D.Lgs. 51/1998 medesimo, come modificato dall’ articolo 1, comma 1, della Legge 16 giugno 1998, n. 188. Successivamente modificato dall’articolo 1, comma 1, lettera b), del D.Lgs. 4 maggio 1999, n. 138.
(4) Comma aggiunto dall’articolo 6, comma 1, lettera b), del D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, per l’efficacia vedi l’ articolo 247 del D.Lgs. 51/1998 medesimo, come modificato dall’ articolo 1, comma 1, della Legge 16 giugno 1998, n. 188. Successivamente abrogato dall’articolo 7, comma 1, lettera a), del D.Lgs. 20 febbraio 2006, n. 106.

Art. 8
Requisiti per l’ammissione a funzioni giudiziarie.
[ Per essere ammesso a funzioni giudiziarie è necessario:
1) essere cittadino italiano, di razza italiana, di sesso maschile, ed iscritto al P.N.F.;
2) avere l’esercizio dei diritti civili;
3) avere sempre tenuto illibata condotta civile, morale e politica;
4) possedere gli altri requisiti previsti dalla legge per le varie funzioni] (1).
(1) Articolo abrogato dall’articolo 54, comma 1, lettera a), del D.Lgs. 5 aprile 2006, n.160 con la decorrenza indicata nell’articolo 56 del medesimo decreto.

Art. 9
Giuramento.
I magistrati prestano giuramento col rito prescritto dal regolamento e con la formula seguente: “Giuro di essere fedele al Re Imperatore, di osservare lealmente lo Statuto e le altre leggi dello Stato e di adempiere coscienziosamente i miei doveri di magistrato” (1).
Il giuramento viene prestato entrando a far parte dell’ordine giudiziario e non deve essere rinnovato. I magistrati onorari prestano giuramento prima di assumere le loro funzioni.
(1) A norma dell’articolo 4, della Legge 23 dicembre 1946, n. 478, la formula di cui al presente comma è così sostituita: “Giuro di essere fedele alla Repubblica italiana e al suo Capo, di osservare lealmente le leggi dello Stato e di adempiere con coscienza i doveri inerenti al mio ufficio”.

Art. 10
Termine per l’assunzione delle funzioni.
I magistrati debbono assumere le loro funzioni nel termine di giorni trenta dalla data del bollettino ufficiale che pubblica la registrazione alla corte dei conti del decreto di nomina o destinazione.
Tale termine non può essere prorogato per nessuna ragione, ma può essere abbreviato dal Ministro della giustizia per necessità di servizio.
Il Ministro può anche ordinare, per ragioni di servizio, che il magistrato tramutato o promosso continui ad esercitare il precedente suo ufficio per un periodo di tempo non superiore a giorni trenta. In questo caso, il termine stabilito nel primo comma del presente articolo decorre dal giorno in cui cessa tale esercizio, e può essere abbreviato per disposizione del Ministro (1).
Nei casi di necessità di servizio, il Ministro può disporre che i magistrati promossi o tramutati assumano servizio presso il nuovo ufficio anche prima della registrazione del relativo decreto alla corte dei conti. Nel caso di revoca del decreto per mancata registrazione, il magistrato è considerato come in missione, ed ha il diritto alla corrispondente indennità per il tempo in cui ha prestato servizio in esecuzione del decreto stesso.
(1) A norma dell’articolo 34 della Legge 4 gennaio 1963, n. 1, il termine di giorni trenta previsto dal presente comma, è elevato a mesi sei.

Art. 10 bis
Termine per l’assunzione delle funzioni in caso di tramutamenti successivi (1)
Il Consiglio superiore della magistratura espleta, di regola due volte all’anno, le procedure di tramutamento successivo dei magistrati e le definisce entro quattro mesi.
Il Ministro della giustizia adotta un solo decreto per tutti i magistrati tramutati nell’ambito della medesima procedura indetta con unica delibera del Consiglio superiore della magistratura.
Il Consiglio superiore della magistratura, nel disporre il tramutamento che comporta o rende più grave una scopertura del trentacinque per cento dell’organico dell’ufficio giudiziario di appartenenza del magistrato interessato alla procedura, delibera la sospensione dell’efficacia del provvedimento sino alla delibera di copertura del posto lasciato vacante. La sospensione dell’efficacia di cui al periodo che precede cessa comunque decorsi sei mesi dall’adozione della delibera. Il presente comma non si applica quando l’ufficio di destinazione oggetto della delibera di tramutamento ha una scopertura uguale o superiore alla percentuale di scopertura dell’ufficio di provenienza.
Si applicano le disposizioni dell’articolo 10.
(1) Articolo inserito dall’articolo 21, comma 1, del D.L. 12 settembre 2014, n. 132, convertito con modificazioni dalla Legge 10 novembre 2014 n. 162. Per l’applicazione vedi il comma 2, dell’articolo 21 del D.L. 132/2014 medesimo.

Art. 11
(Decadenza per inosservanza del termine per assumere le funzioni) (1).
Il magistrato, che non assume le funzioni nel termine stabilito dall’articolo precedente, o in quello che gli è stato assegnato con disposizione del Ministro, decade dall’impiego.
Il magistrato decaduto dall’impiego ai sensi del primo comma si considera aver cessato di far parte dell’ordine giudiziario in seguito a dimissioni.
La disposizione di cui al secondo comma si applica anche alla ipotesi di decadenza prevista dall’ articolo 127, primo comma, lettera c), seconda parte, del decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3.
(1) Articolo sostituito dalll’articolo 28, comma 1, del D.Lgs. 23 febbraio 2006, n. 109.

Art. 12
Obbligo della residenza. Sanzioni.
[Il magistrato ha l’obbligo di risiedere stabilmente nel comune ove ha sede l’ufficio giudiziario presso il quale esercita le sue funzioni e non può assentarsene senza autorizzazione dei superiori gerarchici.
Il magistrato che trasgredisce alle disposizioni del presente articolo è soggetto a provvedimenti disciplinari, e può comunque essere privato dello stipendio, con decreto ministeriale, per un tempo corrispondente alla assenza abusiva.] (1)
(1) Articolo abrogato dall’articolo 31, comma 1, lettera a), del D.Lgs. 23 febbraio 2006, n. 109.

Art. 13
Esenzione da uffici e servizi pubblici.
I magistrati sono esenti da qualunque ufficio o pubblico servizio estraneo alle loro funzioni, eccettuato il servizio militare.

Art. 14
Potestà di polizia dei giudici.
Ogni giudice, nell’esercizio delle sue funzioni, può richiedere, quando occorre, l’intervento della forza pubblica e può prescrivere tutto ciò che è necessario per il sicuro e ordinato compimento degli atti ai quali procede.

Art. 15
Potestà dei magistrati del pubblico ministero di richiedere la forza armata.
I magistrati del pubblico ministero hanno, nell’esercizio delle loro funzioni, il diritto di richiedere direttamente l’intervento della forza armata.

CAPO II
DELLE INCOMPATIBILITÀ

Art. 16
Incompatibilità di funzioni.
I magistrati non possono assumere pubblici o privati impieghi od uffici, ad eccezione di quelli di senatore, di consigliere nazionale o di amministratore gratuito di istituzioni pubbliche di beneficenza. Non possono nemmeno esercitare industrie o commerci, né qualsiasi libera professione.
Salvo quanto disposto dal primo comma dell’art. 61 dello statuto degli impiegati civili dello Stato, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3, non possono, inoltre, accettare incarichi di qualsiasi specie Né possono assumere le funzioni di arbitro, senza l’autorizzazione del Consiglio superiore della magistratura (1).
In tal caso, possono assumere le funzioni di arbitro unico o di presidente del collegio arbitrale ed esclusivamente negli arbitrati nei quali è parte l’Amministrazione dello Stato ovvero aziende o enti pubblici, salvo quanto previsto dal capitolato generale per le opere di competenza del Ministero dei lavori pubblici, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 16 luglio 1962, n. 1063 (2).
(1) Comma modificato dall’articolo 64, comma 1, del D.P.R. 16 settembre 1958, n. 916 e successivamente sostituito dall’articolo 14, comma 1, della Legge 2 aprile 1979, n. 97.
(2) Comma aggiunto dall’articolo 14, comma 1, della Legge 2 aprile 1979, n. 97.

Art. 17
Incompatibilità speciali per i primi presidenti e i procuratori generali del Re Imperatore
I primi presidenti ed i procuratori generali del Re Imperatore non possono assumere alcun incarico fuori della residenza, tranne quelli ad essi attribuiti da leggi e regolamenti o quelli conferiti con decreto reale.

Art. 18
Incompatibilità di sede per rapporti di parentela o affinità con esercenti la professione forense (1)
I magistrati giudicanti e requirenti delle corti di appello e dei tribunali non possono appartenere ad uffici giudiziari nelle sedi nelle quali i loro parenti fino al secondo grado, gli affini in primo grado, il coniuge o il convivente, esercitano la professione di avvocato.
La ricorrenza in concreto dell’incompatibilità di sede è verificata sulla base dei seguenti criteri:
a) rilevanza della professione forense svolta dai soggetti di cui al primo comma avanti all’ufficio di appartenenza del magistrato, tenuto, altresì, conto dello svolgimento continuativo di una porzione minore della professione forense e di eventuali forme di esercizio non individuale dell’attività da parte dei medesimi soggetti;
b) dimensione del predetto ufficio, con particolare riferimento alla organizzazione tabellare;
c) materia trattata sia dal magistrato che dal professionista, avendo rilievo la distinzione dei settori del diritto civile, del diritto penale e del diritto del lavoro e della previdenza, ed ancora, all’interno dei predetti e specie del settore del diritto civile, dei settori di ulteriore specializzazione come risulta, per il magistrato, dalla organizzazione tabellare;
d) funzione specialistica dell’ufficio giudiziario.
Ricorre sempre una situazione di incompatibilità con riguardo ai Tribunali ordinari organizzati in un’unica sezione o alle Procure della Repubblica istituite presso Tribunali strutturati con un’unica sezione, salvo che il magistrato operi esclusivamente in sezione distaccata ed il parente o l’affine non svolga presso tale sezione alcuna attività o viceversa.
I magistrati preposti alla direzione di uffici giudicanti e requirenti sono sempre in situazione di incompatibilità di sede ove un parente o affine eserciti la professione forense presso l’Ufficio dagli stessi diretto, salvo valutazione caso per caso per i Tribunali ordinari organizzati con una pluralità di sezioni per ciascun settore di attività civile e penale.
Il rapporto di parentela o affinità con un praticante avvocato ammesso all’esercizio della professione forense, è valutato ai fini dell’ articolo 2, comma 2, del regio decreto legislativo 31 maggio 1946, n. 511, e successive modificazioni, tenuto conto dei criteri di cui al secondo comma.
(1) Articolo modificato dall’articolo 7, comma 1, del D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, e successivamente sostituito dall’articolo 29, comma 1, del D.Lgs. 23 febbraio 2006, n. 109, con la decorrenza indicata nell’articolo 32 del D.Lgs. 109/2006 medesimo.

Art. 19
Incompatibilità di sede per rapporti di parentela o affinità con magistrati o ufficiali o agenti di polizia giudiziaria della stessa sede (1)
I magistrati che hanno tra loro vincoli di parentela o di affinità sino al secondo grado, di coniugio o di convivenza, non possono far parte della stessa Corte o dello stesso Tribunale o dello stesso ufficio giudiziario.
La ricorrenza in concreto dell’incompatibilità di sede è verificata sulla base dei criteri di cui all’ articolo 18, secondo comma, per quanto compatibili.
I magistrati che hanno tra loro vincoli di parentela o di affinità sino al terzo grado, di coniugio o di convivenza, non possono mai fare parte dello stesso Tribunale o della stessa Corte organizzati in un’unica sezione ovvero di un Tribunale o di una Corte organizzati in un’unica sezione e delle rispettive Procure della Repubblica, salvo che uno dei due magistrati operi esclusivamente in sezione distaccata e l’altro in sede centrale.
I magistrati che hanno tra loro vincoli di parentela o di affinità fino al quarto grado incluso, ovvero di coniugio o di convivenza, non possono mai far parte dello stesso collegio giudicante nelle corti e nei tribunali.
I magistrati preposti alla direzione di uffici giudicanti o requirenti della stessa sede sono sempre in situazione di incompatibilità, salvo valutazione caso per caso per i Tribunali o le Corti organizzati con una pluralità di sezioni per ciascun settore di attività civile e penale. Sussiste, altresì, situazione di incompatibilità, da valutare sulla base dei criteri di cui all’ articolo 18, secondo comma, in quanto compatibili, se il magistrato dirigente dell’ufficio è in rapporto di parentela o affinità entro il terzo grado, o di coniugio o convivenza, con magistrato addetto al medesimo ufficio, tra il presidente del Tribunale del capoluogo di distretto ed i giudici addetti al locale Tribunale per i minorenni, tra il Presidente della Corte di appello o il Procuratore generale presso la Corte medesima ed un magistrato addetto, rispettivamente, ad un Tribunale o ad una Procura della Repubblica del distretto, ivi compresa la Procura presso il Tribunale per i minorenni.
I magistrati non possono appartenere ad uno stesso ufficio giudiziario ove i loro parenti fino al secondo grado, o gli affini in primo grado, svolgono attività di ufficiale o agente di polizia giudiziaria. La ricorrenza in concreto dell’incompatibilità è verificata sulla base dei criteri di cui all’ articolo 18, secondo comma, per quanto compatibili.
(1) Articolo modificato dall’articolo 65, comma 1, del D.P.R. 16 settembre 1958, n. 916, dall’articolo 10, comma 1, del D.P.R. 22 settembre 1988, n. 449 e successivamente sostituito dall’articolo 29, comma 1, del D.Lgs. 23 febbraio 2006, n. 109, con la decorrenza indicata nell’ articolo 32 del D.Lgs. 109/2006 medesimo.

TITOLO II
DEI GIUDICI

CAPO I
DEL GIUDICE CONCILIATORE (1) (1) Il Capo I del Titolo II è stato abrogato dall’art. 47, l. 21 novembre 1991, n. 374, con effetto dal 1° maggio 1995, ai sensi dell’art. 1, l. 4 dicembre 1992, n. 477, e dell’art. 13, d.l. 7 ottobre 1994, n. 571, conv. in l. 6 dicembre 1994, n. 673, salvo quanto disposto dall’art. 44 della legge 374/1991.

Art. 20
Sede degli uffici di conciliazione.
[In ogni comune ha sede un giudice conciliatore.
Nei comuni divisi in borgate o frazioni, ed in quelli divisi in quartieri a norma della legge comunale e provinciale, possono essere istituiti con decreto reale uffici distinti di giudice conciliatore.
A ciascun ufficio di conciliazione, è, di regola, addetto un viceconciliatore; e possono esservi addetti, se necessario, più viceconciliatori] (1).
(1) Articolo abrogato, con effetto a decorrere dal 1° maggio 1995, dall’articolo 47, della Legge 21 novembre 1991, n. 374, come modificato dall’articolo 1, comma 3, della Legge 4 dicembre 1992, n. 477 e dall’articolo 13, comma 1, del D.L. 7 ottobre 1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla Legge 6 dicembre 1994, n. 673.

Art. 21
Gratuità dell’ufficio.
[L’ufficio di giudice conciliatore e di vice-conciliatore è gratuito ed onorario] (1).
(1) Articolo abrogato, con effetto a decorrere dal 1° maggio 1995, dall’ articolo 47, della Legge 21 novembre 1991, n. 374, come modificato dall’ articolo 1, comma 3, della Legge 4 dicembre 1992, n. 477 e dall’ articolo 13, comma 1, del D.L. 7 ottobre 1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla Legge 6 dicembre 1994, n. 673.

Art. 22
Funzioni del giudice conciliatore.
[Il giudice conciliatore ha funzione conciliativa e contenziosa in materia civile.
Nell’esercizio della giurisdizione contenziosa decide secondo il diritto e l’equità in conformità del disposto degli artt. 113 e 114 del codice di procedura civile.
La competenza e le attribuzioni del giudice conciliatore nonché la forma degli atti e dei giudizi sono determinate dalle leggi di procedura] (1).
(1) Articolo abrogato, con effetto a decorrere dal 1° maggio 1995, dall’ articolo 47, della Legge 21 novembre 1991, n. 374, come modificato dall’ articolo 1, comma 3, della Legge 4 dicembre 1992, n. 477 e dall’ articolo 13, comma 1, del D.L. 7 ottobre 1994, n. 571, convertito con modificazioni dalla Legge 6 dicembre 1994, n. 673.

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