DPR 1229 1959 Ordinamento degli ufficiali giudiziari e degli aiutanti ufficiali giudiziari

Decreto del Presidente della Repubblica 15 dicembre 1959, n. 1229.

Ufficiali giudiziari

(Gazz. Uff., 1 febbraio, n. 26 Suppl. Ord.)

DPR 1229 1959 Ordinamento degli ufficiali giudiziari e degli aiutanti ufficiali giudiziari

Riferimenti

Art. 1
È approvato il testo dell’Ordinamento degli ufficiali giudiziari ed aiutanti ufficiali giudiziari allegato al presente decreto, vistato dal Ministro Guardasigilli.

Art. 2
Il predetto Ordinamento entra in vigore il primo giorno del mese successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. ll presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserto nella Raccolta Ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica Italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Titolo Primo
STATO GIURIDICO DEGLI UFFICIALI GIUDIZIARI

Capo I
DISPOSIZIONI PRELIMINARI

Art. 1
Gli ufficiali giudiziari, gli aiutanti ufficiali giudiziari ed i coadiutori addetti agli uffici notificazioni, esecuzioni e protesti degli uffici giudiziari sono ausiliari dell’ordine giudiziario. Essi procedono all’espletamento degli atti loro demandati quando tali atti siano ordinati dall’autorità giudiziaria o siano richiesti dal cancelliere o dalla parte. È fatto loro divieto di assumere negli uffici personale privato.

Art. 2
Gli ufficiali giudiziari sono equiparati agli impiegati civili dello Stato agli effetti dei congedi, dell’imposta di ricchezza mobile e complementare, delle riduzioni sui viaggi, della impignorabilità e della insequestrabilità sia della retribuzione, sia delle indennità, sia degli assegni, nonchè agli effetti dell’assegnazione degli alloggi dell’Istituto nazionale delle case per gli impiegati dello Stato e ai fini dell’iscrizione all’Ente nazionale di previdenza e di assistenza per i dipendenti dello Stato.
La spesa relativa alle riduzioni sui viaggi è a carico del Ministero di grazia e giustizia, alle condizioni e con le modalità che saranno stabilite d’intesa col Ministero dei trasporti e col Ministero del tesoro.

Capo II
CONCORSO E NOMINA

Art. 3
Il concorso a posti di ufficiale giudiziario è indetto con decreto ministeriale da pubblicarsi sulla Gazzetta Ufficiale non meno di due mesi prima della scadenza del termine utile per la presentazione della domanda. Tale decreto è anche pubblicato nel Bollettino ufficiale del Ministero di grazia e giustizia ed è affisso nella sala d’ingresso delle Corti, dei tribunali e delle preture.
Il decreto deve indicare:
a) il numero dei posti messi a concorso;
b) i documenti prescritti;
c) il termine entro il quale deve essere presentata la domanda;
d) il programma degli esami scritti e di quelli orali;
e) ogni altra notizia o prescrizione ritenuta opportuna.
Il diario delle prove scritte e la sede in cui esse debbono aver luogo possono essere stabiliti col medesimo decreto o con successivo provvedimento da comunicare ai partecipanti al concorso almeno quindici giorni prima della data fissata per l’inizio delle prove scritte.
Il decreto deve, inoltre, indicare, tenendo presenti le norme in vigore per i pubblici concorsi ad impiego nelle Amministrazioni dello Stato, se e a quali categorie di concorrenti deve essere riservata una quota dei posti messi a concorso ed i titoli che danno luogo, a parità di voti, a precedenza e a preferenza; deve, altresì, indicare il termine entro il quale i concorrenti che abbiano superato le prove d’esame dovranno far pervenire al Ministero di grazia e giustizia i documenti prescritti per dimostrare il possesso dei titoli di precedenza e di preferenza.
Il decreto deve, infine, contenere l’indicazione del termine e delle modalità di presentazione dei documenti da parte dei candidati utilmente collocati nella graduatoria di cui al successivo art. 19.

Art. 4
Possono essere ammessi al concorso coloro che – alla data di scadenza del termine stabilito nel bando per la presentazione della domanda – siano in possesso dei seguenti requisiti:
1) cittadinanza italiana. Sono equiparati ai cittadini gli italiani non appartenenti alla Repubblica;
2) età non inferiore agli anni 21 e non superiore agli anni 30. Si applicano, tuttavia, le disposizioni che elevano il limite di età per l’ammissione ai pubblici concorsi per impieghi statali. Possono partecipare al concorso senza limite di età gli aiutanti ufficiali giudiziari;
3) buona condotta;
4) idoneità fisica necessaria per poter esercitare utilmente le funzioni di ufficiale giudiziario. Il Ministro ha facoltà di sottoporre a visita medica di controllo i vincitori del concorso.
Gli aspiranti, inoltre, debbono aver conseguito il diploma di istituto di istruzione secondaria di secondo grado.
Non sono ammessi al concorso coloro che siano esclusi dall’elettorato attivo politico e coloro che siano stati destituiti, dichiarati decaduti ai sensi dell’art. 127, lettera d), del decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3, o dispensati dall’impiego presso una pubblica amministrazione.
Le donne non sono ammesse al concorso.
Il Ministro può disporre, con decreto motivato, l’esclusione dal concorso soltanto per difetto dei requisiti prescritti.

Art. 5
Per l’ammissione al concorso gli aspiranti debbono farne domanda al Ministro per la grazia e giustizia e presentarla alla procura della Repubblica presso il tribunale nella cui giurisdizione risiedono, entro il termine stabilito dal decreto che bandisce il concorso.
Gli aspiranti debbono dichiarare nella domanda:
a) la data e il luogo di nascita;
b) il possesso della cittadinanza italiana;
c) il Comune dove sono iscritti nelle liste elettorali ovvero i motivi della non iscrizione o della cancellazione dalle liste medesime;
d) le eventuali condanne penali riportate;
e) il titolo di studio;
f) la loro posizione nei riguardi degli obblighi militari;
g) i servizi prestati come impiegati presso pubbliche amministrazioni e le cause di risoluzione dei precedenti rapporti di pubblico impiego;
h) i titoli che danno diritto ad elevazione del limite massimo di età per l’ammissione al concorso.
La firma in calce alla domanda deve essere autenticata da notaio o dal segretario comunale del luogo di residenza. Per i dipendenti statali è sufficiente il visto del capo dell’ufficio presso il quale prestano servizio.
Il Ministero provvede d’ufficio ad accertare il requisito della buona condotta, nonchè le cause di risoluzione dei precedenti rapporti di pubblico impiego.

Art. 6
L’esame di concorso consta:
1) di due prove scritte che hanno luogo in giorni distinti sulle seguenti materie:
a) nozioni di procedura civile, nonchè nozioni di ordinamento giudiziario;
b) nozioni di procedura penale e ordinamento degli ufficiali giudiziari ed aiutanti;
2) di una prova orale sulle predette materie nonchè su nozioni di diritto privato, limitatamente alle materie trattate nei titoli 3° e 5° del libro I, nel titolo 1° del libro III, nel capo 2° del titolo 1° e nel titolo 5° del libro IV, e nel libro VI del Codice civile, su nozioni di diritto della navigazione, sulle leggi sulle imposte di bollo e di registro, sulla legislazione cambiaria, sulla riscossione coattiva delle entrate patrimoniali dello Stato e sulla disciplina degli autoveicoli.
Gli argomenti delle prove scritte e orali debbono avere speciale riferimento alle funzioni dell’ufficiale giudiziario.

Art. 7
Le commissioni esaminatrici dei concorsi per l’ammissione alle carriere di ufficiale giudiziario e di aiutante ufficiale giudiziario sono composte da un magistrato con qualifica non inferiore a magistrato di Corte di cassazione, che la presiede, da due magistrati con qualifica non inferiore a magistrato di Corte d’appello e da due ufficiali giudiziari che abbiano compiuto almeno quindici anni di servizio.
Sono nominati, altresì, componenti supplenti tre magistrati con qualifica non inferiore a magistrato di tribunale e due ufficiali giudiziari che abbiano almeno dieci anni di servizio.
A sostituire il presidente è chiamato il magistrato più anziano.
Le funzioni di segretario sono disimpegnate da due impiegati della carriera direttiva delle cancellerie e segreterie giudiziarie addetti al Ministero.

Art. 8
Quando il numero dei candidati sia rilevante il Ministro ha facoltà di stabilire, con decreto, le sedi di Corte d’appello presso le quali debbono aver luogo contemporaneamente le prove scritte. In tal caso, la vigilanza in ciascuna Corte è affidata ad apposito Comitato costituito da tre magistrati d’appello, nominati dal presidente della Corte d’appello, d’intesa con il procuratore generale, e presieduto dal più anziano.
Il Ministro può disporre che uno dei componenti del Comitato sia un magistrato addetto al Ministero con funzioni amministrative; questi, qualora abbia la qualifica di magistrato di appello, ne assume la presidenza.
Esercita le funzioni di segretario del Comitato il cancelliere capo della Corte o chi ne fa le veci.
A coadiuvare il Comitato stesso nella vigilanza il presidente della Corte d’appello, d’intesa con il procuratore generale, destina un congruo numero di funzionari di cancelleria o di segreteria e di ufficiali giudiziari.
La prova orale ha sempre luogo in Roma.

Art. 9
La Commissione esaminatrice, se gli esami hanno luogo in unica sede, prepara per ciascuna prova scritta tre temi che, appena formulati, sono chiusi in pieghi, suggellati e firmati sui lembi di chiusura dai componenti della Commissione e dal segretario.
Se gli esami hanno luogo in più sedi, la Commissione esaminatrice formula un solo tema, del quale sono fatti tanti esemplari quante sono le sedi d’esame, e ciascun esemplare viene chiuso in piego suggellato e firmato come nel comma precedente. Uno dei pieghi è conservato dal presidente della Commissione; gli altri sono rimessi nelle sedi d’esame direttamente al presidente della Corte d’appello, il quale ne cura la conservazione e ne fa consegna al presidente del Comitato di vigilanza la mattina del giorno fissato per la prova.

Art. 10
Nell’ora stabilita per ciascuna prova scritta, che deve essere la stessa per tutte le sedi, i candidati devono trovarsi presenti nel locale in cui ha luogo l’esame. Il presidente della Commissione esaminatrice o del Comitato di vigilanza fa procedere all’appello nominale dei concorrenti e, previo accertamento della loro identità personale, li fa collocare in modo che non possano comunicare tra loro. Fatta poi constatare l’integrità del piego o dei tre pieghi contenenti i temi e, nel secondo caso, fatto sorteggiare da un candidato il tema da svolgere, il presidente detta o fa dettare il tema che deve essere firmato da lui e dal segretario.
È escluso dal concorso il candidato che non sia presente al momento della lettura del tema o che, trascorso il termine di otto ore dalla dettatura medesima, non abbia consegnato il lavoro.
I lavori debbono essere scritti, a pena di nullità, esclusivamente su carta fornita ai candidati, con il timbro d’ufficio e con la firma di un componente ovvero del segretario della Commissione esaminatrice o del Comitato di vigilanza.

Art. 11
Durante le prove scritte non è permesso ai candidati di comunicare in qualunque modo tra loro o con altri, salvo che con gli incaricati della vigilanza o con i componenti della Commissione esaminatrice. I candidati non devono portare scritti, libri o pubblicazioni di qualunque specie. Possono soltanto consultare leggi e decreti sui testi fatti preventivamente verificare dalla Commissione o dal presidente della Corte d’appello per i candidati che sostengano le prove nelle sedi di Corte d’appello. Il concorrente che contravviene a tale disposizione è immediatamente escluso dall’esame, con provvedimento adottato da almeno due componenti della Commissione esaminatrice o del Comitato di vigilanza.
Nella sala degli esami, durante lo svolgimento delle prove scritte, debbono essere presenti almeno due componenti della Commissione o del Comitato suddetti.

Art. 12
Al candidato sono consegnate in ciascuno dei giorni d’esame due buste di eguale colore: una grande ed una piccola contenente un cartoncino bianco.
Il candidato, svolto il tema, senza apporvi la firma od altro contrassegno, mette il foglio od i fogli nella busta grande; scrive il proprio nome e cognome, la data ed il luogo di nascita sul cartoncino e lo chiude nella busta piccola. Pone, quindi, anche la busta piccola nella grande che richiude e consegna ad un componente della Commissione esaminatrice o del Comitato di vigilanza; questi appone trasversalmente sul lembo e sulla restante parte della busta la propria firma e la data della consegna.
Ogni giorno al termine della prova, tutte le buste vengono raccolte in pieghi suggellati e firmati da un componente della Commissione esaminatrice o del Comitato di vigilanza e dal segretario.
Quando gli esami scritti hanno luogo in più sedi, i lavori vengono spediti giornalmente, in piego raccomandato, alla Commissione esaminatrice dai singoli Comitati di vigilanza per il tramite del presidente della Corte d’appello.

Art. 13
Esaurite le prove scritte, la Commissione è convocata nel termine di quindici giorni per iniziare l’esame dei lavori.
La Commissione, constatata l’integrità dei sigilli, fa aprire il piego o i pieghi contenenti le buste. Il segretario apre, quindi, le buste esterne una dopo l’altra e appone lo stesso numero progressivo su ciascun lavoro e sulla busta interna contenente il nome del candidato.
La Commissione, letto il lavoro, assegna il voto che subito viene annotato in lettere sul lavoro stesso; l’annotazione è sottoscritta dal presidente e dal segretario.
Dopo che sono stati esaminati e giudicati tutti i lavori, la Commissione apre le buste contenenti i nomi dei candidati ai quali restano attribuiti i voti già annotati sui rispettivi lavori.

Art. 14
La Commissione annulla l’esame quando il candidato abbia contravvenuto alle prescrizioni dell’art. 12, secondo comma, ovvero quando abbia fondate ragioni per ritenere che il lavoro sia stato copiato, in tutto o in parte, da altro lavoro o da qualche autore. La decisione della Commissione sull’annullamento e sulla conseguente esclusione del candidato dal concorso è definitiva.

Art. 15
Sono ammessi alle prove orali i candidati che abbiano riportato una media di almeno sette decimi nelle prove scritte e non meno di sei decimi in ciascuna di esse.
La prova orale ha luogo nel giorno stabilito dalla Commissione per ciascun candidato, che deve averne notizia almeno tre giorni prima di quello fissato. Essa è pubblica; non può durare meno di quindici minuti nè più di trenta.
Ogni componente della Commissione può interrogare i candidati sulle materie di esame; tuttavia il presidente può all’inizio della seduta assegnare ai componenti le materie sulle quali essi dovranno interrogare i concorrenti.
Terminata la prova orale di ciascun candidato, la Commissione procede alla votazione; il voto assegnato viene subito annotato nel processo verbale.
La prova orale non s’intende superata se il candidato non ottenga almeno la votazione di sei decimi.
La votazione complessiva è stabilita dalla somma della media dei voti riportati nelle prove scritte e del voto ottenuto nella prova orale, ed è aumentata di un voto per i candidati che abbiano superato la prova orale e prestino lodevole servizio quale aiutante ufficiale giudiziario. L’aumento è deliberato dalla Commissione a favore di ciascun candidato, che risulta avervi diritto, subito dopo avergli assegnato il voto per la prova orale.
Il segretario alla fine di ogni seduta rende pubblico il risultato delle prove mediante affissione alla porta della sala degli esami.

Art. 16
Espletate le prove del concorso, la Commissione forma la graduatoria di merito con l’indicazione del punteggio complessivo conseguito da ciascun candidato. Nel formare la suddetta graduatoria deve tener conto anche dei titoli di precedenza e di preferenza che i concorrenti abbiano presentato nel termine stabilito nel bando di concorso a norma dell’art. 3.
Entro i limiti dei posti messi a concorso sono dichiarati vincitori i primi classificati nella graduatoria degli idonei, salvo le quote riservate in favore delle categorie di concorrenti specificate nel bando.
Qualora tra i concorrenti dichiarati idonei nella graduatoria di merito ve ne siano taluni che appartengano a più categorie che danno titolo a differenti riserve di posti, si tiene conto prima del titolo che dà diritto a riserva di un maggior numero di posti.

Art. 17
Di tutte le operazioni compiute dalla Commissione esaminatrice e dai Comitati di vigilanza nell’espletamento delle operazioni d’esame si redige giorno per giorno processo verbale, nel quale deve essere inserito anche il testo delle deliberazioni eventualmente adottate. Il verbale è sottoscritto da tutti i componenti e dal segretario.
Il presidente, al termine dei lavori della Commissione, redige, sullo svolgimento del concorso, una succinta relazione, che trasmette al Ministro insieme con la graduatoria.

Art. 18
Il Ministro ha facoltà di annullare le operazioni del concorso nelle quali si siano verificate gravi irregolarità.

Art. 19
Il Ministro, accertata la regolarità del procedimento e decise le eventuali contestazioni in ordine alla classificazione dei concorrenti, con proprio decreto approva la graduatoria e dichiara i vincitori del concorso sotto condizione dell’accertamento dei requisiti di cui all’art. 4.
La graduatoria dei vincitori e quella dei concorrenti dichiarati idonei sono pubblicate nel Bollettino ufficiale del Ministero, dandosi notizia di tale pubblicazione con avviso da inserire nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica; dalla data dell’inserzione decorre il termine per le eventuali impugnative.
I concorrenti utilmente collocati nella graduatoria sono invitati dal Ministero a presentare, nel termine e con le modalità stabilite nel bando di concorso, a pena di decadenza:
a) l’originale diploma del titolo di studio o una copia autentica ovvero il documento rilasciato dalla competente autorità scolastica in sostituzione del diploma;
b) il certificato generale del casellario giudiziale;
c) il certificato medico attestante l’idoneità fisica al servizio continuativo ed incondizionato;
d) gli altri documenti necessari per dimostrare il possesso dei requisiti prescritti.
I candidati che appartengano al personale statale di ruolo debbono presentare, nel termine di cui al precedente comma, una copia integrale dello stato matricolare, il titolo di studio ed il certificato medico; sono esonerati invece dalla presentazione dei documenti occorrenti per dimostrare il possesso degli altri requisiti indicati nell’art. 4.

Art. 20
Con decreto del Ministro i vincitori del concorso sono nominati ufficiali giudiziari.
I concorrenti dichiarati idonei in eccedenza al numero dei posti messi a concorso non acquistano diritto a ricoprire quelli che si facciano successivamente vacanti. Il Ministro ha però facoltà di assegnare ai detti concorrenti, secondo l’ordine della graduatoria, i posti che risultino disponibili entro sei mesi dalla data di approvazione della graduatoria medesima, nel limite massimo di un quinto di quelli messi a concorso.
Conseguita la nomina, l’ufficiale giudiziario per la durata di sei mesi è assegnato in soprannumero ad un ufficio unico di Corte di appello o di tribunale: trascorso tale periodo dev’essere trasferito ad una pretura.
Al medesimo spettano il trattamento economico previsto dal primo comma dell’art. 148 e l’assegno a titolo di gratificazione annuale di cui all’art. 153, l’importo dei quali viene prelevato dalla massa dei proventi netti da ripartire; spettano, altresì, gli emolumenti di cui all’art. 152.

Capo III
CAUZIONE ED ASSUNZIONE IN SERVIZIO

Art. 21
L’ufficiale giudiziario, a garanzia dei danni cagionati nell’esercizio delle funzioni, è tenuto a prestare una cauzione di lire centomila se addetto a un ufficio unico e di lire cinquantamila se addetto a una pretura. Il versamento può essere effettuato anche in dieci rate mensili uguali.

Art. 22
L’ufficiale giudiziario, prima di essere immesso nell’esercizio delle funzioni, deve avere versato almeno la prima rata della cauzione.
Il capo dell’ufficio, nelle sedi che non sono capoluogo di distretto, informa mensilmente il presidente della Corte di appello del regolare versamento delle rate successive. In caso di mancato versamento di una rata, il presidente della Corte di appello ne riferisce al Ministro il quale provvede alla dispensa dal servizio dell’inadempiente.

Art. 23
Qualora la cauzione, a seguito di atti esecutivi sulla medesima o per altra causa venga, a mancare, a diminuire o comunque a perdere la sua efficienza, il presidente della Corte di appello invita l’ufficiale giudiziario ad integrarla nel termine di tre mesi; trascorso inutilmente detto termine lo sospende dalle funzioni.
Il provvedimento di sospensione è immediatamente comunicato al Ministro, il quale dispensa dal servizio l’inadempiente.
In caso di cessazione dalle funzioni, per lo svincolo della cauzione l’ufficiale giudiziario, nel termine di sei mesi, deve farne istanza al presidente del tribunale nella cui giurisdizione ha prestato l’ultimo periodo di servizio.
Dell’istanza di svincolo deve essere dato avviso mediante pubblicazione nel foglio degli annunzi legali delle provincie ove l’ufficiale giudiziario ha prestato servizio negli ultimi dieci anni, nonchè mediante affissione nell’albo dell’ufficio giudiziario ove si è verificata la cessazione dal servizio.
Le opposizioni allo svincolo debbono essere presentate al cancelliere del tribunale competente nel termine di sei mesi dalla data dell’ultimo avviso.
Decorso detto termine, il presidente del tribunale, sentito il pubblico ministero, decide in merito alle eventuali opposizioni e provvede sulla domanda di svincolo.

Art. 24
L’ufficiale giudiziario deve assumere le sue funzioni nel termine di giorni trenta dalla data del Bollettino ufficiale che pubblica la registrazione alla Corte dei conti del decreto di nomina.
Il Ministro può abbreviare per giusta causa il termine suddetto, ma non può prorogarlo.
Decade dalla nomina l’ufficiale giudiziario che, senza giustificato motivo, non assuma servizio entro il termine stabilito.

Art. 25
Prima di assumere servizio l’ufficiale giudiziario deve prestare giuramento davanti al capo dell’ufficio secondo la formula prescritta per gli impiegati civili dello Stato.
Il rifiuto di prestare il giuramento importa la decadenza dalla nomina.
Dopo che l’ufficiale giudiziario ha prestato giuramento, il capo dell’ufficio lo dichiara immesso nell’esercizio delle sue funzioni.
Il cancelliere redige processo verbale della prestazione del giuramento e della immissione nell’esercizio delle funzioni.

Capo IV
ESENZIONI ED INCOMPATIBILITÀ

Art. 26
L’ufficiale giudiziario è esente da qualsiasi servizio pubblico estraneo alle sue funzioni, eccettuato il servizio militare.

Art. 27
L’ufficiale giudiziario non può assumere impieghi pubblici o privati, esercitare il commercio, l’industria, nè alcuna professione o accettare cariche in società costituite a fine di lucro.
Può ricoprire la carica di amministratore gratuito di istituzioni pubbliche di beneficenza, di enti di pubblica utilità legalmente riconosciuti o di enti che siano sottoposti alla vigilanza dell’amministrazione dello Stato; può, altresì, essere prescelto come consulente tecnico, perito od arbitro previa autorizzazione del capo dell’ufficio. Può accedere alla carica di consigliere comunale o provinciale, ma deve essere collocato in aspettativa se accetta di ricoprire altre cariche elettive.
È in facoltà del Ministro di autorizzare, caso per caso, altre attività che siano compatibili con le funzioni di ufficiale giudiziario.
L’ufficiale giudiziario, che contravvenga ai divieti posti dal primo comma del presente articolo, viene diffidato dal Ministro o dal presidente della Corte di appello a cessare l’attività incompatibile con le sue funzioni.
La circostanza che l’ufficiale giudiziario abbia obbedito alla diffida non preclude l’eventuale azione disciplinare.
Decorsi quindici giorni dalla diffida, senza che l’attività incompatibile sia cessata, l’ufficiale giudiziario decade dall’ufficio.
Il presidente del tribunale o il pretore è tenuto a denunciare al presidente della Corte di appello i casi di incompatibilità dei quali sia venuto comunque a conoscenza.

Art. 28
L’ufficiale giudiziario non può essere addetto all’ufficio della sede nella quale prestano servizio come magistrati parenti sino al secondo grado od affini nel primo grado, o nella quale egli ha esercitato, sino a cinque anni prima, il commercio ovvero lo esercitano i genitori o la moglie.
In ogni caso l’ufficiale giudiziario deve astenersi dal compiere qualsiasi atto del suo ufficio nei confronti di parenti o affini entro il quarto grado.

Capo V
ASSEGNAZIONE DI SEDI E TRASFERIMENTI

Art. 29
I posti disponibili presso le preture vengono assegnati, con decreto del Ministro, ai vincitori di ciascun concorso, al termine del periodo di servizio prestato in soprannumero presso gli uffici unici, tenendo conto delle aspirazioni espresse dai vincitori stessi, del posto occupato in graduatoria e delle situazioni personali o di famiglia.
Nell’assegnazione dei posti disponibili negli uffici giudiziari che comprendono nella loro circoscrizione territoriale Comuni della provincia di Bolzano, sono preferiti, a parità di condizioni, gli aspiranti che hanno adeguata conoscenza della lingua tedesca.

Art. 30
Il trasferimento dell’ufficiale giudiziario può essere disposto dal Ministro a domanda dell’interessato ovvero per motivate esigenze di servizio o per ragioni d’incompatibilità giuridica o morale determinata da qualsiasi causa.
Nel Bollettino ufficiale deve essere data notizia delle sedi vacanti che non debbono essere ricoperte d’ufficio a norma delle disposizioni precedenti. Le domande di trasferimento debbono essere trasmesse al Ministero, per via gerarchica, nel termine di giorni venti dalla data del Bollettino ufficiale; quelle presentate prima o dopo detto termine sono inefficaci.
Nel disporre il trasferimento il Ministero deve tener conto della posizione nella graduatoria di cui all’art. 51, dei precedenti di carriera e delle situazioni personali o di famiglia, salvo quanto disposto nel secondo comma dell’art. 29.
L’ufficiale giudiziario che sia destinato ad una sede da lui richiesta non può essere trasferito a sua domanda ad altra sede prima di due anni dal giorno in cui abbia preso effettivo possesso dell’ufficio, tranne per comprovate ragioni di salute o per incompatibilità.
All’ufficiale giudiziario trasferito, d’ufficio, in altra sede, spettano le indennità dovute, allo stesso titolo, all’impiegato civile dello Stato al quale è equiparato ai fini del trattamento economico minimo garantito.

Art. 31
Nei casi previsti dagli articoli 29 e 30, l’ufficiale giudiziario deve assumere l’esercizio delle sue funzioni nel termine stabilito ai sensi del primo e secondo comma dell’art. 24.
Il Ministro può anche ordinare, per gravi motivi di ufficio, che l’ufficiale giudiziario continui a prestare servizio nella sede precedente per un periodo di tempo non superiore a giorni trenta. In questo caso il termine di cui al primo comma decorre dal giorno in cui cessa tale servizio.
Nei casi di urgente necessità il Ministro può, inoltre, disporre che l’ufficiale giudiziario raggiunga la nuova sede anche prima della registrazione del relativo decreto alla Corte dei Conti.

Capo VI
APPLICAZIONI E SUPPLENZE

Art. 32
Qualora in un ufficio manchi per qualsiasi motivo un ufficiale giudiziario può esservi applicato altro ufficiale giudiziario o, se ciò non sia possibile per esigenze di servizio, un aiutante ufficiale giudiziario del distretto.
Il presidente della Corte di appello provvede con decreto, che deve essere immediatamente comunicato al Ministero.
In tal caso all’ufficiale giudiziario o all’aiutante spetta l’indennità di missione prevista per gli impiegati civili dello Stato, in relazione al trattamento economico di cui godono ai sensi, rispettivamente, degli articoli 148 e 169.

Art. 33
Nel caso di impedimento temporaneo di un ufficiale giudiziario, o qualora particolari esigenze di migliore distribuzione del servizio nell’ambito dell’ufficio unico lo richiedano, il capo dell’ufficio giudiziario si avvale, con suo decreto, per tutti gli atti, esclusi quelli di esecuzione, dell’opera degli aiutanti ufficiali giudiziari addetti allo stesso ufficio.

Art. 34
Ove manchino o siano impediti l’ufficiale giudiziario e l’aiutante ufficiale giudiziario e ricorrano motivi di urgenza, il capo dell’ufficio dispone, con decreto scritto sull’atto originale, che le notificazioni siano eseguite dal messo di conciliazione del luogo dove l’atto deve essere notificato.
Per il compimento degli atti di protesto si applicano le disposizioni di legge vigenti in materia.
Gli atti diversi da quelli di notificazione e di protesto possono essere eseguiti dagli ufficiali giudiziari addetti agli uffici unici del circondario o del distretto; in tal caso i motivi dell’impedimento debbono essere specificatamente indicati nel verbale.

Art. 35
Nei casi di applicazione o di supplenza previsti dagli articoli 32, 33 e 34 l’applicato o il sostituto percepisce i diritti e le indennità che spetterebbero all’ufficiale giudiziario sostituito.
Agli aiutanti ufficiali giudiziari, temporaneamente incaricati del servizio dei protesti cambiari, competono i diritti stabiliti dalla legge esclusi quelli di cronologico e di protesto.
Nell’ipotesi prevista dall’art. 32, qualora si tratti di ufficio al quale è addetto un solo ufficiale giudiziario, gli atti sono annotati nei registri appositamente istituiti per il periodo dell’applicazione.
Al termine dell’applicazione i registri devono essere depositati nella cancelleria della pretura.

Art. 36
Nelle Corti di assise che funzionano in luogo diverso dalla propria sede, il servizio è disimpegnato dagli ufficiali giudiziari e dagli aiutanti ufficiali giudiziari addetti all’ufficio unico costituito presso il tribunale dello stesso luogo.

Art. 37
Nella circoscrizione della sede distaccata di pretura la notificazione degli atti in materia civile, penale e amministrativa, può essere compiuta promiscuamente dall’ufficiale giudiziario o dall’aiutante ufficiale giudiziario e dal messo di conciliazione della sede distaccata.
L’assistenza all’udienza può essere demandata dal pretore al messo di conciliazione.

Capo VII
CONGEDI E ASPETTATIVE

Art. 38
Il congedo ordinario è concesso dal capo dell’ufficio giudiziario; il congedo straordinario è concesso dal Ministro in base a motivato rapporto del capo dell’ufficio.
L’ufficiale giudiziario durante il periodo di congedo ordinario è considerato in servizio anche ai fini della ripartizione di cui all’art. 147 e dell’indennità integrativa; per il primo mese di congedo straordinario gli spetta il trattamento economico stabilito dall’art. 148, ridotto di un quinto per il secondo mese.
Negli uffici, ai quali sono addetti due o più ufficiali giudiziari, il trattamento economico di cui al comma precedente è dovuto sulla quota, eventualmente integrata dall’indennità di spettanza di ciascun ufficiale giudiziario, determinata secondo le norme che regolano la ripartizione comprendendo nel numero degli ufficiali giudiziari anche quelli in congedo.
L’ufficiale giudiziario in congedo straordinario per richiamo alle armi in tempo di pace è considerato in servizio e ha diritto al trattamento economico di cui alla prima parte del secondo comma del presente articolo, nonchè all’eventuale eccedenza degli assegni per carichi di famiglia su quelli che risultano dovuti dall’amministrazione militare.
L’ufficiale giudiziario, prima di assentarsi, deve comunicare al capo dell’ufficio il luogo nel quale possono essergli date eventuali comunicazioni di servizio.
Il capo dell’ufficio deve comunicare, per via gerarchica, al Ministero il periodo di congedo fruito da ciascun ufficiale giudiziario.

Art. 39
L’ufficiale giudiziario può essere collocato in aspettativa per servizio militare, per infermità o per motivi di famiglia.
Il collocamento in aspettativa è disposto, su domanda dell’ufficiale giudiziario, con decreto del Ministro.
Può anche essere disposto di ufficio per servizio militare o per infermità; in tal caso l’ufficiale giudiziario può chiedere di usufruire dei congedi prima di essere collocato in aspettativa.
Non può disporsi del posto dell’ufficiale giudiziario collocato in aspettativa per servizio militare; negli altri casi se ne può, invece, disporre decorsi sei mesi dall’inizio dell’aspettativa.

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