Codice rosso: approvata la legge sulla violenza di genere

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 Codice rosso: approvata la legge sulla violenza di genere

Codice Rosso è legge. Approvata in via definitiva la norma sulla violenza di genere che introduce nuovi reati ed inasprisce le pene.

Dopo l’approvazione da parte della Camera lo scorso aprile anche il Senato ha approvato il disegno di legge varato dal Governo (cd. “codice rosso” ) recante modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere.
Il provvedimento si compone di 14 articoli, che individuano un catalogo di reati attraverso i quali si esercita la violenza domestica e di genere e, in relazione a queste fattispecie, interviene sul codice di procedura penale al fine di velocizzare l’instaurazione del procedimento penale e, conseguentemente, accelerare l’eventuale adozione di provvedimenti di protezione delle vittime.
Il provvedimento, inoltre, incide sul codice penale per inasprire le pene per alcuni dei citati delitti, per rimodulare alcune aggravanti e per introdurre il nuovo delitto di deformazione dell’aspetto mediante lesioni permanenti al viso.

Quanto alla fase preventiva è prevista con una corsia preferenziale per le donne che denunciano (come il codice rosso in ospedale) che dovranno essere ascoltate dagli inquirenti entro tre giorni.
Inoltre, con la nuova legge, la denuncia potrà essere presentata entro 12 mesi dall’aggressione e non più entro sei.

Sono state innalzate le pene per maltrattamenti in famiglia e stalking. Ciò comporterà anche una maggiore durata delle eventuali misure cautelari e quindi una maggiore tutela per le presunte vittime. E se i maltrattamenti avverranno di fronte a un minore, una donna incinta o un diversamente abile, ciò costituirà un ulteriore aumento della pena (fino alla metà). Per ambedue i reati, sarà possibile applicare le misure di controllo e prevenzione previste dal Codice Antimafia, come ad esempio la “sorveglianza speciale”. Inoltre, se si viola l’ordine di allontanamento o il divieto di avvicinamento, è un reato che può costare fino a 3 anni di carcere e viene esteso l’uso del braccialetto elettronico a tutte le misure a tutela delle vittime di violenza.

Sono stati estesi i casi in cui il femminicidio sarà punito con l’ergastolo ed è stata eliminata ogni possibile attenuante quando avviene nei confronti della partner o della ex.

C’è stato anche l’inasprimento ulteriore delle pene per violenza sessuale e abusi su minori. Su quest’ultimo va sottolineato l’inserimento di un’importante norma: il reato sarà perseguibile d’ufficio senza che sia necessaria la denuncia del minore, come invece era prima dell’approvazione della legge.

Ad azioni che inaspriscono le pene, che rendono quindi il reato più grave, vengono anche affiancate nuove fattispecie, per colmare eventuali vuoti normativi ma, soprattutto, per aggiornare il quadro del tipo di molestie che donne e bambini possono subire. Parliamo ad esempio dell’introduzione nell’ordinamento italiano del “Revenge porn”. Fino a 6 anni di carcere per chi farà foto o video a sfondo sessuali per diffonderli senza il consenso della persona ripresa, aggravato se a danno della partner o della ex e se diffuso tramite internet.

Reclusione da 8 a 14 anni invece per chi deforma il volto di una donna con l’acido o con qualsiasi altro sfregio permanente. Quello che prima era considerata una lesione aggravata, adesso è un reato a sé.

Fra i nuovi reati introdotti dalla legge, anche la “costrizione o induzione al matrimonio”: reclusione fino a 5 anni per chi, con violenza o minaccia, costringe una persona a contrarre matrimonio con un’aggravante se riguarda un minore.

Infine una serie di misure a ulteriore tutela delle vittime. Eventuali condanne per violenza e abuso, infatti, saranno immediatamente comunicate alla giustizia civile che eventualmente stia trattando casi di separazione che riguardano il condannato. I provvedimenti di scarcerazione del condannato o imputato, ora dovranno essere comunicati tempestivamente alla persona offesa. Fino a oggi non era così e chi aveva subito violenza rischiava di trovarsi il suo aguzzino per strada senza saperne nulla.

Per i condannati per reati sessuali, per maltrattamenti contro familiari o conviventi e per stalking è previsto un trattamento psicologico in carcere. E per l’assistenza, è stato incrementato il fondo per le vittime di reati intenzionali violenti di 5 milioni per il 2019, e di 7 milioni annui dal 2020.