Contributo unificato per la negoziazione assistita in separazione e divorzio

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 Contributo unificato per la negoziazione assistita in separazione e divorzio

Nessun contributo unificato per gli accordi di separazione e divorzio raggiunti con la negoziazione assistita

Il decreto-legge 12 settembre 2014, n. 132, convertito con modificazioni dalla legge 10 novembre 2014, n. 162, all’art. 6 ha introdotto un procedimento a mezzo del quale le parti interessate, con l’assistenza obbligatoria di uno o più difensori per parte, concludono una «convenzione di negoziazione assistita» che, senza l’intervento del giudice, incide direttamente sul matrimonio e sui relativi rapporti.
Come precisato dal 3° comma 3 di detto articolo, l’accordo produce gli effetti e tiene luogo “dei provvedimenti giudiziali che definiscono, nei casi di cui al comma 1, i procedimenti di separazione personale, di cessazione degli effetti civili del matrimonio, di scioglimento del matrimonio e di modifica delle condizioni di separazione o di divorzio”.
La procedura si articola diversamente a seconda che il Pubblico Ministero sia chiamato a rendere un nullaosta (in assenza di figli minori o equiparati) o una autorizzazione (in presenza di figli minori o equiparati): in tale ultimo caso, ove il PM non ritenga di autorizzare l’accordo, trasmette gli atti al Presidente del Tribunale, il quale provvede senza ritardo.
Con circolare della Direzione generale del Ministro della Giustizia del 29 luglio 2015 (prot. DAG n. 111198.U), si è chiarito che il procedimento instaurato davanti al Procuratore della Repubblica ed eventualmente proseguito davanti al Presidente del Tribunale è gratuito: non sono dovuti, cioè, né il contributo unificato di iscrizione a ruolo né l’imposta di bollo. Non sono nemmeno dovuti i diritti di copia per il rilascio della copia autentica del nulla osta e dell’autorizzazione che il pubblico ministero è chiamato ad apporre sull’accordo concluso ai sensi dell’art. 6 d.l. 132 del 2014

Secondo il ministero della Giustizia, che già in precedenza aveva risposto ad uno specifico quesito posto dal Procuratore Generale della Corte di appello di Milano, per gli accordi raggiunti per mezzo della negoziazione assistita ed aventi ad oggetto separazione e divorzio non è dovuto il pagamento del contributo unificato al momento del deposito dell’accordo medesimo presso la procura della Repubblica competente, così come previsto dall’art. 6 del decreto legge 2 settembre 2014, n. 132.
Sempre nella citata circolare è stato precisato che «Invero, il Procuratore della Repubblica, svolge un ’attività di controllo e verifica con carattere di natura amministrativa in sintonia con lo spirito e la ratio della legge che ha “degiurisdizionalizzato” la materia in oggetto. Analogo esenzione di ritiene che il legislatore abbia voluto estendere anche alla parte relativa alla prosecuzione del procedimento davanti al Presidente del tribunale. Tale fase infatti non ha una propria autonomia, ma costituisce una prosecuzione del tutto eventuale dello stesso procedimento che per definizione legislativa è degiurisdizionalizzato. A conferma della gratuità dell ’istituto depone invero anche l’art. 22 del di n. 132 del 2014 che espressamente prevede una copertura straordinaria per “le minori entrate derivanti dalle disposizioni di cui agli arti 3, 6 e 12 del presente decreto”. Infatti il legislatore, ben consapevole che dalle nuove disposizioni sarebbe derivata una minore iscrizione di causa a ruolo e, quindi, una diminuzione delle entrate per l’Erario, nel successivo comma 2 demanda al Ministro della giustizia il monitoraggio semestrale delle minori entrate derivanti dall’attuazione del presente decreto al fine di provvedere, nella ipotesi in cui si verifichino scostamenti rispetto alle previsioni, all’aumento degli importi di contributo unificato di cui all’art. 23 del d.P.R. n. 115 del 2002, nella misura necessaria alla copertura finanziaria delle minori entrate».

Nel senso della gratuità del procedimento in esame, anche ove eventualmente proseguito davanti al Presidente del Tribunale, si è anche espresso l’Ispettorato generale del Ministero della giustizia con nota del 16 marzo 2018, ribadendo che, in realtà, “in tali procedimenti, il contributo unificato non deve essere versato neppure nell’eventuale fase presidenziale, fermo restando l’obbligo del versamento del contributo unificato stesso solo se e quanto vi sia una effettiva attività di impulso delle parti volta a promuovere consensualmente o congiuntamente procedimenti, diversi da quelli in esame, di separazione ex art. 711 c.p.c, di cessazione degli effetti civili o di scioglimento del matrimonio ex art. 4, comma 16, l. n. 898 del 1970 oppure di modifica delle condizioni di separazione/divorzio ex arti. 710 c.p.c, 9 legge n. 898 del 1970”.