Dati statistici sugli incidenti stradali registrati in Italia nel 2017

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Nel 2017 gli incidenti stradali con lesioni a persone in Italia sono stati 174.933, le vittime 3.378 e i feriti 246.750. Ogni giorno, durante l’anno, si sono verificati in media 479 incidenti stradali con lesioni a persone, sono morte 9 persone e ne sono rimaste ferite 676.
Rispetto al 2016 il numero di vittime aumenta del 2,9%, e diminuiscono gli incidenti dello 0,5% e i feriti dell’1,0%.
Tra il 2010 e il 2017 le vittime della strada diminuiscono del 17,9%.
Nel periodo 2001-2017, gli incidenti stradali con lesioni a persone sono diminuiti del 33,5%, le vittime del 52,4% e i feriti del 33,9%. Il numero di morti per milione di abitanti (tasso di mortalità stradale) scende a 55,8 nel 2017 dai 124,5 del 2001.
Nel 2017 sulle strade urbane si sono verificati 130.461 incidenti (74,6% del totale), che hanno causato 174.612 feriti (70,8% del totale) e 1.467 morti (43,4% del totale). Sulle autostrade gli incidenti sono stati 9.395 (5,4% del totale) con 15.844 feriti (6,4% del totale) e 296 decessi (8,8% del totale) mentre sulle altre strade extraurbane, comprensive delle Strade Statali, Provinciali, Comunali extraurbane e Regionali, gli incidenti rilevati sono 35.077 (20,1% del totale), i feriti 56.294 (22,8%) e le vittime 1.615 (47,8%) (Tab. 1).
Rispetto al 2010, valore di benchmark per la decade 2011-2020, il guadagno in termini di riduzione del numero delle vittime è stato più consistente sulle autostrade (-21,3%), seguono le strade urbane (-17,7%) e le strade extraurbane (-17,4%).
L’indice di mortalità continua ad essere più elevato sulle strade extraurbane, dove si verificano 4,6 decessi ogni 100 incidenti, si attesta a 3,2 sulle autostrade mentre è pari a 1,1 sulle strade urbane.
Sulle autostrade, rispetto al 2016, si registra l’aumento maggiore in termini di vittime (8,0%), in ambito extraurbano l’aumento è del 4,5% e in ambito urbano dello 0,3%.

Le vittime di incidenti stradali sono state, nel 2017, 2.709 maschi e 669 femmine.
I conducenti deceduti sono 2.319 (2.070 uomini e 249 donne), i passeggeri 459 (257 uomini e 202 donne) e i pedoni 600 (382 uomini e 218 donne). Per gli uomini, la classe di età con il maggior numero di decessi è quella tra i 50-54 anni (217) (Tab. 2). Valori molto elevati si riscontrano anche in corrispondenza delle fasce di età 45-49 anni (211) e 40-44 anni (199). Per le donne, il numero maggiore di vittime si registra nelle età più anziane 75-79 e 80-84 anni (rispettivamente 82 e 56) e fra i 25-29 anni (53). La frequenza elevata in corrispondenza delle età più avanzate è attribuibile al maggiore coinvolgimento delle donne in incidenti stradali nel ruolo di pedone. Per quanto riguarda i feriti in incidenti stradali, le età per le quali si registrano frequenze più elevate, per entrambi i sessi, sono quelle comprese tra i 20 e i 29 anni e tra 40 e 44 anni.
Nel 2017, le vittime della strada aumentano in misura consistente nelle classi di età adulte (50-54 anni) e anziana (85-89 anni).

L’analisi per classi di età evidenzia risultati interessanti soprattutto per i bambini1, categoria particolarmente a rischio poiché non sempre protetta accuratamente dagli adulti, responsabili per l’uso di dispositivi di sicurezza adeguati. A seguito della definizione degli obiettivi strategici internazionali per la decade 2011-2020, il Piano Nazionale per la Sicurezza Stradale (PNSS Orizzonte 2020), predisposto dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ha adottato la “vision” di lungo termine “Sulla strada: Nessun bambino deve morire”. Nonostante l’attenzione per questi soggetti sia molto alta, l’Italia si sta avvicinando lentamente all’obiettivo di azzerare la mortalità sulle strade dei bambini. Nel 2017, infatti, sono state registrate ancora 43 vittime fra 0 e 14 anni, di cui 9 tra 0 e 4 anni; i feriti sono stati 11.515 di cui 2.628 tra 0 e 4 anni.
Le campagne di sensibilizzazione all’utilizzo dei dispositivi di sicurezza messe in campo negli ultimi anni hanno, comunque, sicuramente contribuito a migliorare la situazione. Nella classe di età 0-14 anni, infatti, le vittime erano 187 nel 2001 e 70 nel 2010, mentre i feriti 13.886 e 12.382.
Analizzando il sottoinsieme dei deceduti per ruolo e tipologia degli utenti della strada, emerge, come di consueto, che conducenti e passeggeri di autovetture costituiscono la maggior parte dei coinvolti vittime di incidenti stradali. Le autovetture continuano a rappresentare la percentuale più elevata dei veicoli in circolazione ogni anno sulle strade italiane, circa il 75%.
Nel 2017 sono stati registrati 1.464 decessi tra conducenti e passeggeri di autovetture, seguiti dai motociclisti (735), dai pedoni (600) e dai ciclisti (254). Gli occupanti di autocarri e motrici deceduti sono stati 163 nel 2017, di ciclomotori 92 e per le altre modalità di trasporto 70.
L’analisi per utente della strada, con la distinzione del tipo di veicolo e del ruolo di pedone, consente di evidenziare, infatti, le principali specificità delle diverse modalità di trasporto e soprattutto di porre l’attenzione sulle categorie di utenti vulnerabili, come pedoni, ciclisti e utenti delle due ruote a motore. Questi soggetti presentano, infatti, differenze rispetto alle altre tipologie di utenti per l’assenza di protezioni esterne, come l’abitacolo di un veicolo.
Gli indici di mortalità e lesività per categoria di utente della strada mostrano come gli utenti più vulnerabili siano esposti a rischi tangibilmente più elevati rispetto agli utilizzatori di altre modalità di trasporto. L’indice di mortalità per i pedoni, infatti, è quasi cinque volte superiore rispetto a quello degli occupanti di autovetture (categoria di riferimento), quello per motociclisti e ciclisti è più che doppio. L’indice di lesività è invece 1,7 volte per i pedoni e 1,6 volte per utenti delle due ruote a motore, superiore rispetto a quello degli occupanti di autovetture.

Fra il 2001 e il 2017, nonostante la battuta di arresto del 2014 e del 2015 e l’aumento del 2017, in termini di vite umane salvate, il trend risulta positivo per tutte le modalità di trasporto, seppur con alcune differenze rispetto al tipo di utenza. In primis, da segnalare la drastica riduzione del numero di vittime fra conducenti e passeggeri di autovetture (-61,9%), legata sicuramente agli interventi mirati sulle infrastrutture stradali, al miglioramento della rete viaria attuata negli ultimi anni e ai notevoli progressi nella tecnologia e nella sicurezza dei veicoli. Le utenze vulnerabili presentano, invece, andamenti diversi e guadagni, in termini di mortalità, meno evidenti nel tempo e talvolta in controtendenza con i valori medi nazionali. La riduzione della mortalità degli utenti di motocicli e ciclomotori è più contenuta rispetto al totale nazionale tra il 2001e il 2017 (-42,0%), mentre mostra un vantaggio nel 2017, rispetto al 2010 e confrontata con le altre categorie di utenza (-28,5%).
Le categorie maggiormente penalizzate, continuano ad essere nel tempo, invece, utenti di motocicli e ciclomotori e pedoni. Il 2017, si configura come un anno nero per gli utenti delle due ruote a motore e dei pedoni: tornano ad aumentare, infatti, le vittime (rispettivamente +7,0% e 5,3%) mentre diminuiscono le vittime tra i ciclisti (-7,6%).

Nel 2017, le circostanze accertate o presunte dagli organi di rilevazione, alla base degli incidenti stradali con lesioni a persone, sono sostanzialmente invariate rispetto all’anno precedente. Nell’ambito dei comportamenti errati di guida, la distrazione, il mancato rispetto delle regole di precedenza o del semaforo e la velocità troppo elevata sono le prime tre cause di incidente (escludendo il gruppo residuale delle cause di natura imprecisata). I tre gruppi costituiscono complessivamente il 40,8% dei casi. Si precisa che la rilevazione condotta dall’Istat include solo le circostanze accertate o presunte per i conducenti dei primi due veicoli coinvolti nell’incidente. Gli incidenti stradali che coinvolgono tre o più veicoli rappresentano circa il 10% del totale.
Tra le altre cause più rilevanti, la mancanza della distanza di sicurezza (21.463 casi), la manovra irregolare (15.932) e anche il comportamento scorretto del pedone (7.204) rappresentano rispettivamente il 9,6%, il 7,1% e il 3,2% delle cause di incidente. Con riferimento alla categoria della strada, la prima causa di incidente sulle strade urbane è il mancato rispetto delle regole di precedenza o semaforiche (17,1%), sulle strade extraurbane è la guida distratta o andamento indeciso (pari al 20,1%), seguita dalla guida con velocità troppo elevata (14,6%) e dalla mancata distanza di sicurezza (14,6%). (Tab. 3).

L’analisi degli incidenti per ora del giorno presenta, come atteso, picchi dal lunedì al venerdì
in corrispondenza degli spostamenti casa-lavoro e intorno alle 13, mentre nel fine settimana tra le 11 e le 13 e tra le 16 e le 20. Gli incidenti più gravi avvengono tra le 3 e le 6 del mattino e fuori dal centro abitato (10 persone ogni 100 incidenti perdono la vita tra le 3 e le 4 del mattino).
Per tenere conto, inoltre, delle reali condizioni di luce e di buio e del legame con il fenomeno dell’incidentalità stradale, sono stati presi in considerazione gli orari di alba e tramonto nelle province italiane, rilevati con cadenze periodiche di 15 giorni durante l’anno. Il calcolo ha condotto alla definizione del numero di ore di luce e di buio e ha consentito di classificare gli incidenti anche per questa nuova variabile. Dal confronto tra le distribuzioni degli incidenti stradali per mese, nel periodo di buio, compreso tra tramonto e alba, e quello notturno, tra le 22 e le 6 del mattino, si osservano consistenti differenze nelle percentuali mensili, soprattutto per i mesi invernali e autunnali, quando il sole tramonta già nelle ore del pomeriggio.
Quantificare gli incidenti stradali che avvengono in condizioni di buio fornisce un valore aggiunto e consente di individuare eventuali legami del fenomeno con la scarsa visibilità rilevata sulla rete stradale. Alcune differenze si rilevano, ad esempio, sulle strade extraurbane, dove l’indice di lesività (feriti per 100 incidenti) mostra un valore più elevato nelle ore tra tramonto e alba rispetto al periodo convenzionalmente definito notturno (tra le 22 e le 6) con livelli pari rispettivamente a 166,4 e a 161,6.
Per avere una corretta dimensione del fenomeno dell’incidentalità e poter avere una visione temporale e territoriale dell’andamento, risulta utile costruire anche tassi di mortalità e lesività per incidente stradale, nel tempo e in rapporto alla popolazione.
Il tasso di mortalità per incidente stradale è stato costruito come il rapporto tra il numero di morti in incidente stradale e la popolazione media residente nell’anno di riferimento per 100 mila.
In Italia nel 2017 il tasso di mortalità è pari a 5,58 morti in incidente stradale ogni 100 mila abitanti.
Aspetto interessante è rappresentato, inoltre, dall’evoluzione del tasso: dal 2010 al 2017 il tasso di mortalità è diminuito del 20%.
Passando all’analisi territoriale, nel 2017, si registrano tassi di mortalità più bassi e al di sotto della media nazionale in Sicilia (4,13), Campania (4,15) e Lombardia (4,22), di contro si ha una mortalità elevata in Molise (8,72), Emilia Romagna (8,49) e Toscana (7,19).
Il tasso di mortalità, tra il 2001 e il 2017 ha avuto una riduzione maggiore in Friuli Venezia Giulia (-67,6%), Trentino Alto Adige (-64,9%) e Lombardia (-64,6%) mentre il calo è stato più contenuto in Molise (-24,3%), Campania (-33,7%) e Calabria (-40,6%).
Il tasso di lesività per incidente stradale è stato costruito come il rapporto tra il numero di feriti in incidente stradale e la popolazione media residente nell’anno di riferimento per 100 mila.
In Italia nel 2017 il tasso di lesività è di 408 feriti in incidente stradale ogni 100 mila abitanti (Tab.5).
Passando all’analisi territoriale, nel 2017, si registrano tassi di lesività più contenuti in Basilicata (238,25), Molise (247,84) e Calabria (248,00); di contro si ha una lesività elevata in Liguria (709,86), Emilia Romagna (528,00) e Toscana (571,97).
Anche in questo caso, l’evoluzione temporale indica un decremento del tasso: dal 2010 al 2017 il tasso di lesività è diminuito del 21 per cento circa.
La lesività nel periodo 2001-2017 ha avuto una contrazione maggiore in Umbria (-49,9%), Molise (-49,8%) e Abruzzo (-49,6%). La riduzione è stata contenuta in Basilicata (-0,6%), Campania (-10,0%) e Puglia (-10,3%).
Per quanto concerne le categorie di utenti più vulnerabili, come ribadito in precedenza, nel 2017 emerge soprattutto l’aumento delle vittime tra gli utenti delle due ruote a motore e i pedoni. La categoria dei ciclisti, benché faccia registrare segnali di miglioramento, resta pur sempre particolarmente a rischio e con un andamento oscillante nel tempo, risulta quindi interessante, anche per questa tipologia di utente fornire alcuni indicatori specifici e dati con serie temporali e territoriali.
Nel 2017, ammontano a 827 gli utenti delle due ruote a motore vittime di incidenti stradali (735 motociclisti e 92 ciclomotoristi), mentre i feriti sono stati 58.985 (rispettivamente 47.530 e 11.455). Il trend del numero delle vittime è in graduale e costante diminuzione dal 2007, però nel confronto con il 2001 il miglioramento è più contenuto rispetto alla media generale nazionale: – 42,0% per le due ruote contro -52,4% per gli utenti nel complesso. Le vittime che viaggiavano sulle due ruote a motore sono nel 93% dei casi uomini e nel 69% dei casi hanno tra i 15 e i 49 anni.
Nella tabella 6 è riportata la distribuzione del numero degli utenti delle due ruote a motore, vittime di incidenti stradali, a livello regionale nel complesso e su strade urbane. Le numerosità più elevate si registrano in Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna.
Nel 2017 il numero delle vittime che viaggiava su due ruote a motore aumenta, come si è già detto rispetto all’anno precedente; si registrano dei decrementi solo in Abruzzo (-38%), Veneto (- 22%), Calabria (-12%), Lazio (-11%), Sicilia (-7%) e Puglia (-2%).
Il tasso di mortalità per le due ruote a motore, nel 2017 è pari a 1,37 per 100 mila abitanti, valore in aumento rispetto al 2010 (1,0). A livello regionale, si riscontra una mortalità più elevata in Liguria (2,56), Valle d’Aosta (2,37), Toscana (1,90), Trentino Alto Adige (1,88), Emilia Romagna (1,84). Rispetto al 2016 il tasso di mortalità dei centauri è aumentato quasi ovunque, fatta eccezione per P.A. di Trento, Veneto, Lazio, Abruzzo, Puglia, Calabria e Sicilia dove è diminuito.
Il pedone è uno dei soggetti più vulnerabili fra le persone coinvolte in incidenti stradali, nel 2017 le vittime ammontano a 600 e i feriti a 21.125.
Nel 2017 il 64% dei pedoni vittime della strada sono uomini. La fascia di età più colpita è quella tra 80 e 84 anni (94 vittime) e tra 75 e 79 anni (80 vittime).
La tabella 7 presenta la distribuzione del numero dei pedoni vittime di incidenti stradali a livello regionale, per il complesso degli ambiti stradali e su strade urbane. Le numerosità più elevate di vittime si registrano, come atteso, sulle strade di Lazio, Lombardia e Toscana.
Sono stati 254 i ciclisti rimasti vittime di incidenti stradali nel 2017 in Italia (217 maschi e 37 femmine) e 16.528 i feriti (11.673 maschi e 4.855 femmine) per un totale di 17.521 biciclette coinvolte in incidenti stradali con lesioni a persone.
Nel 2017 si registra una diminuzione della mortalità dei ciclisti in incidenti stradali e le biciclette si attestano al terzo posto in graduatoria tra i veicoli, come anche nel 2016, dopo i pedoni e motocicli, per numero di vittime rispetto agli incidenti.
I ciclisti deceduti, di entrambi i sessi, sono molto numerosi tra gli ultrasettantacinquenni (53% del totale). Tra i feriti, invece, le percentuali più elevate si registrano per le età comprese tra 35 e 54 anni (circa il 37% del totale). Un numero significativo di vittime e feriti si registra anche tra i bambini di 10-14 anni (5 morti e 787 feriti) e i giovani di 15-20 anni (7 morti e 1.377 feriti).
La tabella 8 presenta la distribuzione del numero dei ciclisti vittime di incidenti stradali a livello regionale nel complesso e per il solo ambito urbano.
Le numerosità più elevate si registrano in Piemonte, Lombardia, Veneto e Emilia Romagna.
Il tasso di mortalità dei ciclisti nel 2017 è pari a 0,4 per 100 mila abitanti, valore pressoché stabile negli ultimi 5 anni.
A livello regionale, nel 2017, si riscontra una elevata mortalità dei ciclisti in Emilia Romagna (1,1), Veneto (0,8), Molise (0,6) e P.A. di Bolzano (0,6). Valori molto bassi si registrano in Valle d’Aosta, Liguria, Umbria, Sicilia, Basilicata, Sardegna, P.A di Trento e Campania.
Rispetto al 2016 il tasso di mortalità aumenta in Emilia Romagna, Toscana, Abruzzo, Puglia, Calabria e Sardegna.
L’analisi dell’incidentalità stradale nei grandi Comuni italiani consente di delineare importanti caratteristiche del fenomeno nelle principali realtà urbane e di individuare elementi utili per le politiche sulla sicurezza stradale a livello locale.
I grandi Comuni selezionati sono Torino, Milano, Verona, Venezia, Trieste, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Palermo, Messina e Catania.
Gli incidenti stradali in tali aree (44.358) rappresentano, nel 2017, il 25,3% del totale in Italia, le vittime (373) pesano l’11,0% sul totale.
Il 2017 ha fatto registrare, per i grandi Comuni, rispetto all’anno precedente, una lieve flessione del numero di incidenti e una diminuzione del numero di vittime.
Tra il 2016 e il 2017, i grandi Comuni registrano, nel complesso, una diminuzione del 3,4% delle vittime. In alcuni comuni si registra un considerevole incremento del numero dei morti rispetto al 2016: Genova, Trieste, Torino e Venezia.
Rispetto all’anno 2010 il numero di decessi nei grandi comuni, punto di riferimento per l’obiettivo europeo 2020, nel 2017 scende del 29,1% mentre a livello nazionale il numero delle vittime sale del 2,9%.
I Comuni nei quali la diminuzione delle vittime è stata più consistente sono i seguenti: Messina (-61,5%), Verona (-57,1%), Firenze (-33,3%), Napoli (-16,7%) e Catania (-15,0%).
Il tasso di mortalità stradale, per il complesso dei grandi Comuni, scende, tra il 2016 e il 2017, da 4,0 a 3,8 morti per 100 mila abitanti, valore comunque più contenuto rispetto alla media nazionale di 5,6 (Tab. 9).
Per quanto riguarda il ruolo dei coinvolti in incidenti stradali, per il complesso dei grandi Comuni, la percentuale di conducenti deceduti sul totale delle vittime registrata è pari al 57,4%, contro una media nazionale del 68,7%. Per i pedoni deceduti a seguito di un investimento stradale, come atteso, la quota è molto più elevata nei grandi centri urbani (34,3%) rispetto alla media nazionale (17,8%), in particolare a Napoli (52,0% dei decessi dei pedoni nei grandi Comuni), Catania (41,2%) e Roma (38,0%). (Tab.10).

Articolo tratto da: ISTAT - Istituto nazionale di statistica