In vigore il regolamento per i corsi di formazione per praticanti avvocati

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 In vigore il regolamento per i corsi di formazione per praticanti avvocati

In vigore dal dal 31 marzo 2018 il regolamento recante la disciplina dei corsi di formazione per l’accesso alla professione di avvocato a norma dell’art. 43 della legge professionale forense (L. 247/2012)

Secondo quanto stabilito dall’art. 43 della legge professionale forense (L. 247/2012) “Il tirocinio, oltre che nella pratica svolta presso uno studio professionale, consiste altresì nella frequenza obbligatoria e con profitto, per un periodo non inferiore a diciotto mesi, di corsi di formazione di indirizzo professionale tenuti da ordini e associazioni forensi, nonché dagli altri soggetti previsti dalla legge” (art. 43, 1 comma).
Il medesimo articolo, al 2 comma, demanda al Ministro della giustizia, sentito il CNF, la disciplina mediante regolamento di detti corsi di formazione. Segnatamente al Ministero è demandato di regolare le modalità e le condizioni per l’istituzione dei corsi (comma 2, lett. a), i contenuti formativi (lett. b), le modalità e le condizioni per la frequenza dei corsi di formazione da parte del praticante avvocato nonché quelle per le verifiche intermedie e finale del profitto (lett. c).
Il regolamento recante la disciplina dei corsi di formazione per l’accesso alla professione di avvocato è stato adottato a distanza di cinque anni dalla entrata in vigore della nuova legge professionale con decreto ministeriale 9 febbraio 2018 n. 17, pubblicato sulla G.U. del 16 marzo 2018 ed in vigore quindi dal 31 marzo 2018.

Modalità e condizioni per l’istituzione dei corsi

L’organizzazione dei corsi spetta in primo luogo ai consigli dell’ordine e alle associazioni forensi, nonché agli altri soggetti previsti dalla legge, purché accreditati presso il CNF. Fra questi ultimi in particolare le Università e le scuole di specializzazione per le professioni legali.
L’accreditamento presso il CNF richiede un’apposita istanza in cui devono essere specificati, oltre ai dati identificativi dell’ente, la denominazione e dati identificativi del soggetto formatore; indicazioni su organizzazione e durata del corso, date di inizio e fine delle attività formative, sede e spazi disponibili, capacità ricettiva, sistema di controllo delle presenze; individuazione del comitato tecnico scientifico con indicazione dei nominativi e del curriculum vitae dei componenti; indicazione della quota di iscrizione richiesta e dei finanziamenti eventualmente ricevuti; programma del corso e indicazione della metodologia didattica; curriculum vitae dei docenti, che non devono aver subito sanzioni disciplinari definitive superiori all’avvertimento.
L’istanza va presentata ai COA territoriali o direttamente al CNF (se i corsi hanno rilevanza nazionale). In ogni caso, i COA devono sempre ottenere un preventivo parere dello stesso CNF (da intendersi favorevole in caso di mancata risposta entro trenta giorni).
L’elenco dei corsi accreditati dovrà essere pubblicato sul sito del CNF o comunque sui siti dei consigli territoriali. Il procedimento di accreditamento, anche quello presso i COA, deve comunque concludersi entro sessanta giorni dalla presentazione della domanda, vigendo oltre tutto un meccanismo di tacito assenso in caso di mancata risposta.

Contenuti formativi

I corsi di formazione, a contenuto sia teorico che pratico, sono finalizzati alla preparazione del tirocinante all’esami di stato per l’abilitazione forense ed allo svolgimento dell’attività professionale.
I corsi devono altresì assicurare nei tirocinanti la consapevolezza dei principi deontologici ai quali il concreto esercizio della professione deve essere improntato.
Le materie oggetti di approfondimento nei corsi di formazione sono indicate all’art. 3 del decreto ministeriale.

I docenti

Per quanto riguarda la scelta dei docenti, il decreto consente grande libertà: possono essere scelti tra avvocati, magistrati, docenti universitari, nonché tra esperti in materie giuridiche o comunque funzionali alla formazione professionale dell’avvocato.

Durata dei corsi

Il corso ha una durata minima non inferiore a centosessanta ore, distribuite in maniera omogenea nell’arco dei diciotto mesi di tirocinio, secondo modalità ed orari idonei a consentire l’effettivo svolgimento del tirocinio professionale, senza pregiudicare l’assistenza alle udienze nonché la frequenza dello studio professionale.

Verifiche intermedie e finale del profitto

Conformemente a quanto previsto nella Legge n. 247/2012, i corsi di formazione disciplinati dal D.M. n. 17 del 9 febbraio 2108, sono veri e propri corsi “di profitto”. Non è sufficiente la mera frequenza agli stessi, come avviene generalmente per quelli di formazione continua, ma è necessario dimostrare l’effettiva e proficua partecipazione agli stessi. A questo riguardo il decreto prevede, all’art. 8, specifiche forme di valutazione, consistenti, in particolare, in due verifiche intermedie (Al termine dei primi due semestri, ovvero nei mesi di aprile e ottobre) e in una verifica finale.
La verifica del profitto consiste in un test a risposta multipla su argomenti relativi agli insegnamenti svolti nel periodo oggetto di verifica. Il test è composto da trenta domande in caso di verifica intermedia, mentre per la verifica finale il test si compone di quaranta domande; in entrambi i casi, la verifica si intende superata in caso di risposta esatta ad almeno due terzi delle domande. Le domande sono scelte tra quelle elaborate da una Commissione nazionale
Per accedere alle verifiche è necessario aver frequentato almeno l’80% delle lezioni. Il mancato superamento di una verifica intermedia comporta la ripetizione dell’ultimo ciclo semestrale di formazione.
Per accedere alla verifica finale occorre a aver superato le due verifiche intermedie. Il mancato superamento della verifica finale impedisce il rilascio del certificato di compiuto tirocinio.