Nuovi limiti al pignoramento da parte dall’agente della riscossione. Il quinto è pignorabile solo per crediti di importo superiore a 5mila euro.

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A norma dell’art.72 ter del DPR 602/73 cosí come introdotto dall’ art. 3 del D.L. n. 16/2012, convertito in legge n. 44/2012, rubricato limiti di pignorabilità, le somme dovute a titolo di stipendio, di salario o di altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, possono essere pignorate dall’agente della riscossione nei seguenti limiti:

  • un decimo per importi fino a 2.500 euro;
  • un settimo per importi superiori a 2.500 euro e non superiori a 5.000 euro
  • un quinto per importi superiori a 5.000 euro.

Dispone infatti il secondo comma della norma citata che resta ferma la misura di cui all’articolo 545, quarto comma, del codice di procedura civile, se le somme dovute a titolo di stipendio, di salario o di altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, superano i cinquemila euro.
In altre parole, Equitalia (o qualsiasi altro ente di riscossione) non è più libera di pignorare sempre il quinto di stipendi o pensioni, ma dovrà attenersi ai predetti limiti per quanto riguarda le erogazioni di importi inferiori a 5.000 euro.
In tal caso, il lavoratore esecutato, con compensi entro le soglie di cui sopra, si vedrà trattenere dal proprio datore di lavoro, le somme derivanti da atto di pignoramento dell’Agente della riscossione.
Tali nuovi limiti al pignoramento presso terzi valgono anche per quelli già in corso.
Inoltre essi valgono solo se il pignoramento è effettuato direttamente in capo al datore di lavoro o all’Inps; al contrario, se effettuato presso la banca ove tali somme vengono depositate non valgono più tali tetti massimi, ma si potrà pignorare il 100% del conto corrente. Nel caso delle pensioni superiori a 1.000 euro, e quindi da accreditarsi necessarimente in banca, ciò crea una forte stortura, di cui abbiamo già parlato in precedenza.