Referendum sul taglio dei parlamentari: si vota il 29 marzo 2020

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 Referendum sul taglio dei parlamentari: si vota il 29 marzo 2020

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del presidente Giuseppe Conte, ha convenuto sulla data del 29 marzo 2020 per l’indizione – con decreto del Presidente della Repubblica – del referendum popolare previsto dall’articolo 138 della Costituzione sul testo di legge costituzionale recante: «Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari», approvato dalle due Camere e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, serie generale, n. 240, del 12 ottobre 2019.
L’unico articolo di cui consta il DPR di indizione del referendum popolare confermativo contiene il quesito che sarà posto sulla scheda di voto che è il seguente:
«Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – Serie generale – n. 240 del 12 ottobre 2019?».

I relativi comizi sono convocati per il giorno di domenica 29 marzo 2020. Il voto estremamente semplice: l’elettore dovrà apporre una X sul Si (se vuole la riduzione del numero dei parlamentari) o sul NO (se non è d’accordo).
A differenza dei referendum abrogativi, disciplinati dall’articolo 75 della Costituzione, i referendum costituzionali non prevedono alcun quorum.
La legge sarà dunque promulgata se verrà approvata dalla maggioranza dei voti validi, a prescindere del numero di votanti.
Il referendum del 29 marzo 2020 è il quarto referendum costituzionale della storia della Repubblica dopo quelli del 2001, del 2006 e del 2014. Nei tre precedenti, due volte la legge approvata dal Parlamento è stata respinta dagli elettori (2006 e 2014) mentre nel 2001 fu approvata ed è diventata legge costituzionale la riforma del Titolo V della Costituzione. Il 7 ottobre del 2001 la riforma costituzionale venne approvata con il 64,2% dei voti, ma l’affluenza registrata fu molto bassa pari a solo il 34,1% degli aventi diritto.