Giustizia, approvata la riforma dell’ordinamento.

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Limiti al cambio di funzioni, abolizione dei test psicoattitudinali d’accesso, tirocinio più breve e incarichi a tempo. Sono alcune delle misure previste nella legge di riforma dell’Ordinamento giudiziario.
Toghe e magistrari avranno nuove regole e obblighi: la Camera dei deputati, infatti, ha licenziato gli 8 articoli che modificano l’assetto definito dalla riforma Castelli, approvata nel corso della passata legislatura.

Cambio delle funzioni per i magistrati.

La novità più interessante introdotta dalla riforma riguarda la regolamentazione del passaggio dalla funzione di giudice a quella di pubblico ministero e viceversa. Questi ultimi saranno liberi di attuare un cambio di funzioni nella propria carriera lavorativa non più di quattro volte. Per coloro che attuano il passaggio è previsto il trasferimento obbligatorio in una Regione diversa da quella in cui esercitavano. Eccezione al precedente obbligo è prevista per il cambio di funzione dall’ambito civile a quello penale, in questo caso infatti è ammessa la possibilità di rimanere nella circoscrizione.

Concorso per diventare magistrato.

Per poter partecipare al Concorso che abilita alla professione di magistrato, i candidati oltre ad essere laureati in legge, dovranno possedere titoli di specializzazione, o avere la qualifica di giudice di pace, avvocato o dirigente pubblico. Dopo tre tentativi falliti non è più possibile sostenere l’esame. Inoltre, è stato abolito il test psicologico attitudinale e l’obbligo di dover comunicare quale carriera si ha intenzione di intraprendere tra magistrato e pubblico ministero.

La scuola per la formazione dei magistrati.

La Riforma istituisce la nuova Scuola Superiore della Magistratura, che si occuperà della formazione e dell’aggiornamento dei magistrati i quali avranno l’obbligo di frequentare almeno un corso ogni quattro anni. Il comitato direttivo della scuola è composto da 7 magistrati, tre professori universitari e due avvocati tutti nominati dal Ministro della Giustizia e dal Consiglio Superiore della Magistratura.

Verifica sulla professionalità dei magistrati.

La formazione professionale dei magistrati è oggetto di verifica da parte del Consiglio Giudiziario e del Consiglio Superiore della Magistratura; i magistrati saranno esaminati ogni quattro anni e, complessivamente, sette volte nell’arco della carriera lavorativa. L’esito negativo della verifica inciderà sullo stipendio mentre un secondo parere sfavorevole comporterà valido motivo di licenziamento del magistrato stesso.

Il ruolo degli avvocati nel Consiglio Giudiziario.

La riforma annulla la presenza nel Consiglio Giudiziario del Presidente degli avvocati tra i membri di diritto; per quanto riguarda il ruolo degli avvocati, questi ultimi mantengono la finzione elettiva ma non hanno potere nella procedura di verifica e valutazione della capacità professionale dei magistrati.

Durata del tirocinio e valutazione per i neo-magistrati.

La nuova legge modifica il tempo di tirocinio che i neo-magistrati devono affrontare. La durata prevista di due anni è ora ridotta a 18 mesi, sei dei quali da svolgere presso la Scuola Superiore della Magistratura. Ultimata la preparazione, il Consiglio superiore della Magistratura sarà competente a valutare l’idoneità per l’assegnazione delle funzioni giudiziarie dei neo magistrati.

Incarichi direttivi e semi direttivi.

Procuratori, Presidente di sezione, Capo dei giudici per le indagini preliminari e altre figure con uguali incarichi, possono svolgere tale funzione per il tempo limitato di 4 anni, rinnovabili una sola volta previo parere favorevole del Consiglio Superiore della Magistratura. La Riforma introduce anche un limite di età: i magistrati con più di 71 anni,infatti, non potranno accedere a nuovi incarichi diretti.

Articolo tratto da: Ministero della Giustizia

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