Whistleblowing: approvata la legge a tutela dei lavoratori che segnalano irregolarità

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 Whistleblowing: approvata la legge a tutela dei lavoratori che segnalano irregolarità

Nella seduta di mercoledì 15 novembre, la Camera ha approvato in via definitiva la proposta di legge sul cd. whistleblowing Disposizioni per la tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza nell’ambito di un rapporto di lavoro pubblico o privato”.

Per Whistleblower (letteralmente tradotto “fischiatore”) si intende colui che denuncia pubblicamente o riferisca alle autorità attività illecite o fraudolente all’interno di un’organizzazione pubblica o privata o di un’azienda. Le rivelazioni o denunce, possono essere di varia natura: violazione di una legge o regolamento, minaccia di un interesse pubblico come in caso di corruzione e frode, situazioni di pericolo per la salute e la sicurezza pubblica o qualsiasi altro rischio che possa danneggiare clienti, colleghi, azionisti o la collettività o la stessa reputazione dell’impresa o ente pubblico.
Il whistleblowing è uno strumento legale – già collaudato da qualche anno, anche se con modalità diverse, negli Stati Uniti e in Gran Bretagna – volto a tutelare chi segnali le suddette situazioni di rischio.
Vediamo quindi cosa prevede, in sintesi, la nuova normativa italiana in materia:

Tutela sia per lavoratori pubblici che privati
Il dipendente che segnala ai responsabili anticorruzione, all’Anac o ai giudici ordinari e contabili illeciti che abbia conosciuto in ragione del rapporto di lavoro non potrà essere sanzionato, licenziato, demansionato, trasferito o sottoposto ad altre misure ritorsive.
La tutela vale per i dipendenti delle amministrazioni pubbliche ma anche per il settore privato. Viene stabilito che nei modelli organizzativi e di gestione predisposti ex decreto n. 231/2001 per prevenire la commissione di reati, siano contemplati il divieto di atti di ritorsione o discriminatori e canali ad hoc per le segnalazioni garantendo la riservatezza dell’identità di chi denuncia. È previsto il reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento e la nullità di ogni atto discriminatorio o ritorsivo nei confronti del segnalatore.
Segnatamente l’art. 1 della legge di modifica dell’articolo 54-bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, in materia di tutela del dipendente o collaboratore che segnala illeciti) prevede quanto segue: «Il pubblico dipendente che, nell’interesse dell’integrità della pubblica amministrazione, in buona fede segnala al responsabile della prevenzione della corruzione di cui all’articolo 1, comma 7, della legge 6 novembre 2012, n. 190, ovvero all’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), o denuncia all’autorità giudiziaria ordinaria o a quella contabile, condotte illecite di cui è venuto a conoscenza in ragione del proprio rapporto di lavoro non può essere sanzionato, demansionato, licenziato, trasferito, o sottoposto ad altra misura organizzativa avente effetti negativi, diretti o indiretti, sulle condizioni di lavoro determinata dalla segnalazione. […]»
Le tutele nei confronti del segnalante vengono tuttavia meno nel caso di condanna dello stesso in sede penale (anche in primo grado) per calunnia, diffamazione o altri reati commessi con la segnalazione o laddove ne venga accertata la responsabilità civile per dolo o colpa grave.

Tutela dell’identità di chi denuncia
Non sono ammesse segnalazioni anonime ma a tutela del segnalatore è vietato rivelare l’identità dello stesso.Nell’ambito del procedimento penale, l’identità del segnalante è coperta dal segreto nei modi e nei limiti previsti dall’articolo 329 del codice di procedura penale (Art. 3), pertanto il segreto sul nome non può protrarsi oltre la chiusura delle indagini preliminari. Spetterà all’Anac predisporre linee guida sulle procedure per la presentazione e la gestione delle segnalazioni al fine di garantire la riservatezza di chi segnala.
Sanzioni a carico del datore di lavoro in caso di discriminazione
Se l’interessato (o i sindacati) comunicheranno atti discriminatori, l’Anac applicherà al datore di lavoro nel caso di riconosciuta la responsabilità una sanzione pecuniaria amministrativa fino a 30mila euro che in determinati casi può salire fino a 50mila euro.

Modifiche al segreto d’ufficio
Prevista la modifica della disciplina sul segreto d’ufficio. Nelle ipotesi di segnalazione o denuncia, si prevede che “il perseguimento dell’interesse all’integrità delle amministrazioni, pubbliche e private, nonché alla prevenzione e alla repressione delle malversazioni, costituisce giusta causa di rivelazione di notizie coperte dall’obbligo di segreto di cui agli articoli 326, 622 e 623 del codice penale e all’art. 2105 del codice civile”. Tuttavia, la disposizione non si applica nel caso in cui l’obbligo di segreto professionale gravi su chi sia venuto a conoscenza della notizia in ragione di un rapporto di consulenza professionale o di assistenza con l’ente, l’impresa o la persona fisica interessata. Infine, quando notizie e documenti sono oggetto di segreto aziendale, professionale o d’ufficio, “costituisce violazione del relativo obbligo di segreto la rivelazione con modalità eccedenti rispetto alle finalità dell’eliminazione dell’illecito e, in particolare, la rivelazione al di fuori del canale di comunicazione specificamente predisposto a tal fine”.