Cassazione civile, sez. I , 5 aprile 2019, n. 9660

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Cassazione civile, sez. I , 5 aprile 2019, n. 9660

FATTI DI CAUSA
La corte d’appello di Napoli, con sentenza in data 13-12-2017, ha dichiarato inammissibile il gravame di H.S. contro l’ordinanza del tribunale della stessa città, che aveva dichiarato inammissibile per tardività il reclamo proposto nei confronti della decisione della commissione territoriale di Caserta per il riconoscimento della protezione internazionale.
La corte d’appello ha motivato affermando che l’appellante non aveva formulato censure in ordine alla statuizione di inammissibilità, essendosi invece concentrato soltanto sulle questioni di merito.
Per la cassazione della sentenza il predetto H.S. ha proposto quattro motivi di ricorso.
Il ministero dell’Interno non ha svolto difese.

RAGIONI DELLA DECISIONE

I. – Il ricorrente censura la sentenza deducendo: (i) violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3 e 5, D.Lgs. n. 25 del 2008, artt. 8 e 27, per non avere il giudice del merito adeguatamente attivato il potere istruttorio officioso necessario a verificare la situazione socio-politica ed economica del paese di provenienza; (ii) violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 2, 7, 8 e 11, e D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 2, per avere l’impugnata sentenza errato nel ritenere i fatti narrati dal richiedente inidonei a rappresentare una violazione grave dei diritti umani; (iii) violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), poiché la situazione del Bangladesh avrebbe dovuto ritenersi caratterizzata da conflitto interno armato; (iv) violazione o falsa applicazione dell’art. 5 del t.u. imm., per avere il giudice del merito mancato di riconoscere l’esistenza dei presupposti della protezione umanitaria senza specifica motivazione.
II. – Il ricorso è inammissibile.
Le riferite doglianze difatti non pertengono all’unica ratio decidendi dell’impugnata sentenza, che ha ritenuto inammissibile l’appello in virtù del giudicato interno sulla questione relativa alla tardività del gravame a suo tempo avanzato contro la decisione amministrativa della Commissione territoriale di Caserta.
III. – Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.
Ciò devesi fare a prescindere dalla circostanza che nella specie risulta dal ricorrente avanzata la semplice istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato, senza riscontro dell’eventuale provvedimento di ammissione provvisoria. Difatti il collegio reputa di doversi discostare da un indirizzo interpretativo (e da una correlata prassi), ben vero non univoca anche se esistente presso la Corte, secondo cui nell’ipotesi di ammissione al patrocinio a spese dello stato il rigetto dell’impugnazione precluderebbe l’applicazione del disposto citato (v. tra le moltissime Cass. n. 18532-14, Cass. n. 13935-17, Cass. n. 27699-18).
IV. – È rilievo preliminare che il versamento, per il ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, costituisce oggetto di un’ obbligazione (di importo predeterminato) che sorge ex lege per effetto del rigetto dell’impugnazione, della dichiarazione di improcedibilità o di inammissibilità della stessa. Con siffatta premessa questa Corte ha riconosciuto, del resto, che la condanna al relativo pagamento può essere legittimamente subordinata all’avveramento di una condizione, qual è quella della mancata prova dell’ammissione del ricorrente al patrocinio a spese dello Stato (v. Cass. n. 16079-18).
La premessa è confacente alla natura tributaria dell’obbligazione, essendo da tempo invalsa, nella prevalente dottrina e in giurisprudenza, la concezione cd. dichiarativa di detta obbligazione, che sorge direttamente dalla legge al verificarsi del relativo presupposto, rispetto al quale il provvedimento possiede mera funzione ricognitiva (cfr. già Cass. Sez. U n. 4779-87 e Cass. Sez. U n. 9201-90, con principio da lì in poi mai disatteso).
Il presupposto, vale a dire il fatto al quale essa è correlata, è solo quello dianzi menzionato e risultante dalla norma, oltre che ovviamente l’elemento (negativo) rappresentato dal non essere la causa esente.
La norma esige dunque dal giudice unicamente l’attestazione dell’avere adottato una decisione di inammissibilità o improcedibilità o di reiezione integrale dell’impugnazione, anche incidentale, competendo poi in via esclusiva all’Amministrazione di valutare se, nonostante l’attestato tenore della pronuncia, vi sia in concreto, a motivo di fattori soggettivi, la possibilità di esigere la doppia contribuzione.
Qualora l’Amministrazione constati la prenotazione a debito (come nel caso del patrocinio a spese dello Stato), le ulteriori deliberazioni rimangono di sua spettanza, tanto è vero che solo contro di esse può estrinsecarsi – se del caso – la reazione della parte, mediante i mezzi di tutela avverso l’eventuale illegittima pretesa di riscossione (cfr. Cass. n. 13055-18).
Giustappunto simile dato corrobora la conclusione che ai fini dell’adozione del provvedimento di cui all’art. 13, comma 1 quater, rileva il solo elemento oggettivo, costituito dal tenore della pronuncia che ne determina il presupposto, senza alcuna rilevanza delle condizioni soggettive della parte.
V. – La bontà di tale conclusione emerge con chiarezza ove poi si considerino gli aspetti esecutivi succedanei al provvedimento giurisdizionale, oltre che l’aspetto pratico – non immune da significato nell’ottica del buon andamento di cui all’art. 97 Cost., e della effettiva durata del momento conclusivo del processo (art. 111 Cost.), che potrebbe da ciò venir ritardato – secondo cui la persistenza della condizione soggettiva è per sua natura sempre incerta in cassazione, vista la possibilità, sottratta al controllo della Corte, della eventuale revoca del provvedimento ammissivo.
Come evincesi dalla circolare 8-7-2015 appositamente emanata dal ministero della Giustizia, gli uffici giudiziari sono ovviamente tenuti a dare esecuzione al provvedimento del giudice che, nel definire il procedimento di impugnazione, abbia dato atto dell’obbligo di pagamento dell’ulteriore importo pari a quello dovuto per il ricorso.
Nei procedimenti con la parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato, ogni spesa, anticipata o prenotata a debito, va poi annotata nei registri previsti dal D.P.R. n. 115 del 2002, art. 161, come individuati dal D.M. 28 maggio 2003, e nel correlato foglio notizie (art. 280, del D.P.R. citato).
Ciò stante, è da osservare che nessuna azione di recupero può essere mai esperita nei confronti della parte ammessa al patrocinio – il che è stato riconosciuto dallo stesso ministero della Giustizia con circolare del 7-22011. La prassi ministeriale postula, in questa prospettiva, che, alla definizione della causa, “i funzionari addetti alla tenuta del foglio notizie” debbono curare l’annotazione delle spese ed espletare il successivo controllo ai fini del recupero, provvedendo poi alla relativa chiusura e attestando in calce a essa la presenza o assenza di spese da recuperare. Invero “la sottoscrizione del foglio notizie costituisce assunzione di responsabilità”.
La conseguenza è che la cancelleria deve dare esecuzione al provvedimento giurisdizionale, limitando le attività alla mera annotazione dell’importo nel foglio notizie e nel registro. E tuttavia, dopo tale incombente, il foglio notizie, ove perdurino le condizioni che hanno dato origine all’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, va semplicemente chiuso con la dicitura che non vi è titolo per il recupero, considerato che il recupero nei confronti della parte ammessa al patrocinio è esclusivamente previsto nelle ipotesi di revoca del patrocinio o nelle ipotesi normativamente previste di rivalsa (D.P.R. n. 115 del 2002, art. 134).

P.Q.M.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso.
Ai sensi delD.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Prima Civile, il 7 marzo 2019.
Depositato in Cancelleria il 5 aprile 2019

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