Cassazione civile, sez. III, 31 maggio 2005, n. 11592

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Cassazione civile, sez. III, 31 maggio 2005, n. 11592

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
T.M. e C.S. convenivano in giudizio, innanzi al pretore di Roma, B.S. e l’Assitalia, Le Assicurazioni d’Italia s.p.a., chiedendone la condanna al risarcimento dei danni subiti nell’incidente stradale avvenuto il 25 novembre 1995.
Si costituiva la sola società assicuratrice, eccependo la carenza di interesse ad agire degli attori, per avere il T. conseguito in via transattiva la somma di lire 2.500.000 a ristoro dei danni subiti.
In accoglimento di tale eccezione, il pretore, con sentenza del 29 maggio 1998, rigettava la domanda.
Con sentenza del 24 gennaio 2001, la Corte d’Appello di Roma, in accoglimento del solo gravame del C. trasportato nell’auto del T. ha condannato il B. e l’Assitalia a pagargli lire 5.030.000, oltre agli interessi legali dal dì del fatto al saldo.
Ricorre per la cassazione il T., con due motivi.
Resiste con controricorso l’Assitalia, Le Assicurazioni d’Italia s.p.a.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Col primo motivo, denunciando la violazione degli artt. 1965 e segg. e 1362 C.c. (art. 360 n.3 C.p.c.), il ricorrente lamenta che, malgrado il tenore letterale della transazione concerna il risarcimento dei soli danni materiali, la stessa sia stata ritenuta comprensiva di tutti i danni, anche di quelli ulteriori e imprevedibili, non ancora manifestatisi all’atto della sottoscrizione. Non poteva perciò essere negato il risarcimento dei danni alla persona sopravvenuti o comunque aggravatisi dopo il rilascio della quietanza.
Col secondo mezzo, denunciando la violazione degli artt. 2719 C.c. e 214 C.p.c. (art. 360 n.3 C.p.c.), ricorda di aver disconosciuto, come da verbale dell’udienza del 28 febbraio 1997, la conformità all’originale della copia fotostatica della transazione prodotta dalla società assicuratrice: copia della quale pertanto non poteva tenersi conto.
È logicamente preliminare questo secondo motivo, che va dichiarato infondato.
È decisivo infatti rilevare che, come sottolinea la sentenza impugnata, senza obiezioni sul punto del ricorrente, “in appello l’Assitalia ha prodotto l’originale del documento (…) di cui non vi è stato alcun disconoscimento formale”. È di chiara evidenza che, una volta agli atti l’originale della transazione, la Corte d’appello non può aver deciso se non in base ad esso e non alla copia, la quale pertanto ha perduto ogni rilievo probatorio.
È infondato anche il primo motivo.
Ad avviso del giudice di appello, merita adesione la decisione del pretore, secondo cui l’atto transattivo riguarda l’intero danno patito dal T., il quale invece continua a sostenere che la transazione avrebbe riguardato i soli danni subiti dall’autovettura, mentre dopo la transazione le lesioni avrebbero subito un aggravamento non valutato in quella sede.
Obietta la sentenza impugnata che, “indipendentemente da qualsiasi considerazione in diritto, la tesi del T. è smentita in punto di fatto, dal momento che già nella richiesta di risarcimento inviata all’Assitalia (…) in data 28 novembre 1995 (…) tre giorni dopo l’incidente e ben prima della transazione, intervenuta solo il 17 gennaio 1996”, vennero denunciate “gravi lesioni”; mentre, ad avviso del consulente tecnico d’ufficio, passati i quindici giorni di inabilità temporanea assoluta e gli altrettanti di inabilità temporanea al 50%, la situazione del distretto in esame (muscolatura del collo) si stabilizzò, “residuando quanto attualmente è dato obiettivare”.
Ha voluto pertanto dire la Corte che, avvenuto il sinistro il 25 novembre 1995, trascorsi trenta giorni di complessiva inabilità temporanea, le conseguenze lesive avevano esaurito i loro effetti già alla data della transazione (17 gennaio 1996) e non hanno da quel momento subito aggravamenti di sorta.
In base alla giurisprudenza citata dallo stesso ricorrente, il danneggiato da un sinistro stradale il quale abbia transatto la lite con l’assicuratore del responsabile può sempre chiedere il risarcimento dei soli danni (alla persona) manifestatisi successivamente e non prevedibili al momento della transazione, quand’anche le parti abbiano fatto riferimento ai danni futuri (Cass. 5 agosto 1997 n.7215; cfr., per la esclusione dalla transazione dei soli danni non ancora manifestatisi né prevedibili, Cass. 26 aprile 1996 n.3888).
Ma nella fattispecie, come incensurabilmente accertato dal giudice di merito, il danno alla persona era esistente e noto all’atto della transazione né sono sopravvenuti aggravamenti del quadro clinico come allora definito; sicché, abbia inteso o no il T. rinunciare al risarcimento del danno alla persona con lo stipulare la transazione per i soli “danni materiali”, non può che vedersi oggi preclusa ogni ragione di credito per detto titolo.
Al rigetto del ricorso consegue, per il soccombente, l’onere delle spese del presente giudizio, liquidate nel dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente a rimborsare alla resistente le spese del giudizio di Cassazione, liquidate in Euro 1.600,00, di cui Euro 1.500,00 per onorario, oltre alle spese generali e agli altri accessori come per legge.
Così deciso a Roma, addì 6 aprile 2005.
DEPOSITATA IN CANCELLERIA IL 31 MAG. 2005

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