Cassazione civile, sez. unite, 14 gennaio 2005, n. 599

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Fatto

1. G., U. e R.P., con atto di citazione del 24 gennaio 1992, hanno convenuto in giudizio davanti al tribunale di Sulmona il Comune di Raiano, chiedendone la condanna a risarcire loro il danno derivante dal fatto illecito del Comune. Il Comune, trasformando la via Bucciarelli, prima destinata a servizio dei fondi rustici adiacenti, in strada interna all’abitato ed utilizzata da ogni tipo di veicoli, aveva determinato il deterioramento e la stabilità di un muro di cinta della loro proprietà, che correva lungo la strada.
Subordinatamente gli attori hanno chiesto di essere indennizzati dei danni provocati dalla realizzazione dell’opera pubblica, ai sensi dell’art. 46 della legge 26 giugno 1865 n. 2359.
Il Comune si è costituito nel giudizio ed ha eccepito il difetto di giurisdizione del giudice ordinario, in favore di quella esclusiva del giudice amministrativo.
2. G., U. e R.P. hanno proposto regolamento preventivo di giurisdizione, con il quale hanno sostenuto che la giurisdizione appartiene al giudice ordinario.
Resiste con controricorso il Comune di Raiano, secondo il quale nell’ambito della materia urbanistica ed edilizia, nella quale è compresa la domanda degli attori, ricorre la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo.
3. Ricorrendo una delle ipotesi di cui all’art. 375 cod. proc. civ., gli atti sono stati rimessi al P.M. per le sue conclusioni sulla controversia. Il Pubblico Ministero ha concluso chiedendo che sia dichiarata la giurisdizione del giudice ordinario.

Diritto

4. Il ricorrente, premesso che la giurisdizione si determina sulla base della domanda e, in particolare, sul petitum sostanziale di questa, sostiene che oggetto della controversia è la lesione di un diritto patrimoniale sacrificato dall’illecito comportamento della pubblica amministrazione, che è consistito nella violazione delle regole di prudenza, diligenza e tecnica nel compimento dell’attività denunciata. Nella tesi esposta, la conseguenza di questo inquadramento è quella dell’esistenza di un diritto soggettivo al risarcimento del danno, la cognizione del quale appartiene al giudice ordinario.
4.l. L’inosservanza da parte della pubblica amministrazione, nella sistemazione e manutenzione di una strada, alle regole tecniche, ovvero ai comuni canoni di diligenza e prudenza, può essere denunciata dal privato davanti al giudice ordinario, sia quando è volta a conseguire la condanna ad un “facere”, sia quando ha per oggetto la richiesta del risarcimento del danno patrimoniale, giacché la domanda non investe scelte ed atti autoritativi dell’amministrazione, ma attività, soggetta al rispetto del principio del neminem laedere.
Ne consegue che la stessa domanda è devoluta alla giurisdizione del giudice ordinario.
4.2. Nelle fattispecie di quelle indicate, si applica l’art. 34 del decreto legislativo n. 80 del 1998, come novellato da all’art. 7 della legge 205 del 2000, perché la norma è stata dichiarata parzialmente incostituzionale nella parte in cui devolve alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo le controversie, in materia edilizia, nelle quali vi sia stato non già un atto o un provvedimento dell’amministrazione, ma un comportamento di questa non altrimenti qualificato: sentenza 6 luglio 2004, n. 204 della Corte costituzionale, applicabile anche ai giudizi in corso, come questa Corte ha già dichiarato con l’ordinanza 6 maggio 2002, n. 6487.
4.3. Il Comune di Raiano non ha indicato in questo giudizio in che cosa si sia concretizzato il comportamento suo provvedimentale.
Se ne ricava che la controversia appartiene alla giurisdizione del tribunale di Sulmona.
5. Le spese di questo giudizio sono poste a carico del Comune di Raiano, in base alla regola della soccombenza.

P.Q.M.

La Corte di cassazione a sezioni unite dichiara la giurisdizione dell’autorità giudiziaria ordinaria e condanna il controricorrente al rimborso delle spese di questo giudizio, che liquida in 1.600,00, compresi . 100,00 per spese, oltre rimborso forfettario, spese generali ed accessori di legge.
Così deciso in Roma il 25 novembre 2004.
DEPOSITATA IN CANCELLERIA IL 14 GEN. 2005

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